· Città del Vaticano ·

GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Ogni giorno 137 donne nel mondo muoiono per mano di un familiare

Solo con la parità di genere potrà sparire la violenza
sulle donne

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25 novembre 2021

Finché il lavoro delle donne non sarà retribuito come quello degli uomini, finché le donne non avranno le stesse chance di carriera degli uomini, finché sarà difficile per le donne raggiungere ruoli di responsabilità nella società e nelle istituzioni, senza bisogno di “quote rosa”, finché l’accudimento dei figli non sarà distribuito egualmente tra i genitori, ma continuerà ad essere un dovere della madre a cui il padre “generoso” offre una mano, la violenza nei loro confronti continuerà ad essere una tragica realtà.

Gli abusi, le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, i ricatti, i matrimoni precoci, la violenza domestica, ma anche la negazione del diritto all’istruzione, di cui sono vittime le ragazze nel mondo, sono il frutto di una concezione che da sempre mette le donne un gradino più in basso degli uomini, le considera inferiori e dunque quasi una proprietà dell’uomo. È per questo che ogni giorno, secondo una stima che rappresenta un bollettino di guerra, 137 donne nel mondo perdono la vita per mano di un membro della famiglia, che sia padre, fratello, compagno o marito. Sono state 103 le vittime in Italia, 256 in Turchia, dall’inizio dell’anno, per citare solo due esempi, non dimenticando le donne uccise in Afghanistan dopo la presa del potere da parte dei talebani. E senza arrivare a quelle che, in questa pandemia nascosta che è la violenza sulle donne, hanno perso la vita, i numeri dicono che una donna su 3 in tutto il mondo almeno una volta ha subito violenza fisica o sessuale.

E il covid, con l’isolamento domiciliare e sociale cui ci ha costretti, la diffusa insicurezza economica e la perdita di mezzi di sussistenza che ha provocato, ha aumentato i rischi per le donne e le ragazze in termini di esposizione agli abusi. Tra quelle poi che fuggono dai conflitti o dalla miseria la percentuale di chi finisce vittima di tratta è altissima. Il 71% delle vittime della tratta di esseri umani in tutto il mondo sono donne e ragazze, tre quarti delle quali sono sfruttate sessualmente. La violenza contro le donne, dunque, secondo quanto ricorda l’Onu in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione del fenomeno, è una delle «violazioni dei diritti umani più diffuse, persistenti e devastanti al mondo». Rimane anche una delle meno segnalate a causa dell'impunità, del silenzio, dello stigma e del senso di vergogna che la circonda.

In alcuni Paesi dell’Africa, addirittura, venire rapite e violentate mentre si va al mercato a vendere i propri prodotti agricoli o a cercare l’acqua per i bisogni della propria famiglia è una tragica realtà che non avrà mai riparazione o giustizia. In Medio oriente e Nord Africa, le donne che hanno subito molestie sessuali per la strada sono tra il 40 e il 60% e tra gli uomini circa il 60% ha dichiarato di essersi impegnato in tali atti. E se la violenza sessuale è devastante i danni di un matrimonio precoce durano tutta la vita. Nel 2019, una donna su cinque di età compresa tra i 20 e i 24 anni si è sposata prima dei 18 anni e quasi mai per libera scelta. Una condizione che spesso porta a una gravidanza precoce e all'isolamento sociale, a maggior rischio di violenza domestica e all’inevitabile interruzione degli studi. Non a caso, le donne costituiscono più di due terzi dei 750 milioni di adulti che, nel mondo, non hanno capacità di lettura e scrittura di base. Negli ultimi anni almeno 155 Paesi hanno promulgato leggi sulla violenza domestica e 140 hanno adottato leggi sulle molestie sessuali sul posto di lavoro.

Tuttavia, anche laddove tali leggi esistono, evidenzia l’Onu, ciò non significa necessariamente che siano conformi agli standard e alle raccomandazioni internazionali, né che siano applicate. Dunque, la violenza continua ad essere un ostacolo alla realizzazione dei diritti umani delle donne e delle ragazze, oltre ad impedire il raggiungimento di uno degli Obiettivi cardine di sviluppo sostenibile: non lasciare indietro nessuno. Dunque, solo in un mondo in cui le donne hanno gli stessi diritti e opportunità degli uomini, in cui uomini e donne godono della stessa retribuzione per un lavoro di pari valore e condividono le responsabilità familiari nelle loro case. Un mondo in cui la presenza femminile è uguale a quella maschile nella leadership politica, così come nelle aule, nelle sale riunioni aziendali e nei luoghi di lavoro e le donne partecipano alle decisioni che riguardano le loro vite, i loro corpi, le loro politiche e l'ambiente, sia nei villaggi che nelle città. Un mondo in cui le ragazze non hanno paura di tornare a casa a tarda notte e gli uomini non sono intrappolati in mascolinità oppressive, quindi solo in un mondo che ha raggiunto finalmente la parità di genere potrà essere cancellata la violenza sulle donne.

di Anna Lisa Antonucci

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