· Città del Vaticano ·

Al ritmo del cuore
della Chiesa

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13 luglio 2021

La Pontificia Università Gregoriana, erede e continuatrice del Collegio Romano, è stata conosciuta fin dalle sue origini come Universitas omnium gentium, titolo che assomma l’ampiezza di orizzonti propri dell’istituzione universitaria a quelli missionari della Chiesa cattolica (katholikos, “universale”). Ma non si tratta di un mero primato o di un laboratorio di globalizzazione ante litteram. Il passato è vissuto al fecondo servizio del presente e del futuro. In permanente ascolto di come la Rivelazione prende carne maturando le epoche e le culture, la Gregoriana ha saputo plasmare un proprio modo di procedere quale luogo di formazione profondamente ecclesiale, attraversando anche le tempeste della storia. In una dinamica di diastole e sistole tra centro e periferia, qui la vita batte al ritmo del cuore della Chiesa.

A questa molteplicità culturale ed ecclesiale corrisponde anche la ricchissima articolazione dell’offerta accademica: la facoltà di Teologia con i suoi cinque dipartimenti — una delle più grandi al mondo — è affiancata dalle facoltà di Filosofia, di Diritto canonico, di Storia e Beni culturali della Chiesa, di Scienze sociali e di Missiologia. Vi si aggiungono tre istituti che pongono in stretta connessione le scienze umane e l’esperienza credente (Psicologia, Spiritualità, Antropologia). Infine cinque centri, ossia unità accademiche specializzate ma più agili, che si dedicano alla formazione (Centro Favre per la formazione dei formatori - Centro di Spiritualità ignaziana), al confronto con il mondo contemporaneo e alla formazione economico-politica (Centro Alberto Hurtado) nonché al dialogo con le grandi tradizioni religiose non cristiane (Centro Bea per gli Studi giudaici - Centro Studi interreligiosi). Si vuole quindi garantire a ogni studente la possibilità di poter essere introdotto a differenti campi del sapere, e al tempo stesso di poter approfondire la propria ricerca personale in una efficace ottica interdisciplinare. Soprattutto nel corso dei primi anni di studio risulta particolarmente prezioso poter “assaggiare” differenti prospettive di studio — grazie anche ai numerosi convegni e lezioni pubbliche offerte al di fuori delle lezioni — per acquisire una forma mentis aperta all’apprendimento del nuovo e per scoprire i doni intellettuali propri di ognuno. Oltre alla «profonda consapevolezza teologica», come ci ricorda Papa Francesco, gli studi ecclesiastici necessitano della «capacità di concepire, disegnare e realizzare, sistemi di rappresentazione della religione cristiana capace di entrare in profondità in sistemi culturali diversi» (Veritatis gaudium, 5). In questo senso, una formazione teologica affiancata dalla capacità di promuovere lo sviluppo umano integrale accrescendo l’etica pubblica e attuandola in linee di azione coerenti alla dottrina sociale della Chiesa appare una sfida quanto mai urgente.

Merita infine una menzione il fatto che numerosi programmi di studio e unità accademiche della Gregoriana siano nati dietro l’impulso dei Pontefici, per poi svilupparsi fino alla conformazione presente. È dietro la richiesta della Santa Sede che i gesuiti della Gregoriana si sono dedicati al diritto canonico (1876), alla storia ecclesiastica e alla missiologia (1932), alle scienze sociali (1955), alla spiritualità (1958), all’ebraismo (1978), alla formazione (1979) o ai beni culturali ecclesiali (1991). Questo ininterrotto servizio alla Chiesa e in ascolto dei bisogni del mondo continua con risposte recentissime, quali la Licenza in Leadership and Management o il Diploma in Giurisprudenza penale (2021), nonché con l’erezione dell’Istituto di Antropologia, nuovo assetto e ampliamento del Centre for Child Protection (2012).

di Paolo Pegoraro
Responsabile stampa e comunicazione


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