· Città del Vaticano ·

Variazioni su Dostoevskij

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06 luglio 2021

Semi di carità


Tutti i vostri pensieri, tutti i semi gettati, anche se già ve ne siete dimenticati, germoglieranno e cresceranno... Che ne sapete di quale parte avete nella soluzione futura degli umani destini?

«L’idiota», PSS 8, 336

* * * *

Dostoevskij era nato e cresciuto presso l'ospedale per poveri Mariiskij di Mosca, dove il padre, Michail, esercitava la professione di medico. In una lettera alla moglie il dottore così descrive la sua giornata: «Oggi sono di guardia... Niente di nuovo, tutto vecchio» (26 maggio 1835). La routine a cui allude è quella solita: curare una folla di indigenti che ogni giorno andavano a bussare alle porte del nosocomio nella speranza di ricevere gratuitamente un qualche sollievo alla propria sofferenza. Inoltre la circostanza che la famiglia occupasse un piccolo appartamento all’interno dell’ospedale (oggi la Casa-Museo dello scrittore alla Božedomka) ha fatto sì che questo contatto così stretto con un’umanità dolente finisse per avere un’influenza anche su di lui.

In una pagina de L’idiota  per esempio questo vissuto riaffiora proprio nelle parole del protagonista. Infatti parlando delle «opere di misericordia» e dell’«organizzazione della carità sociale» viene tratteggiata la figura del «santo dottore» Fedor Petrovič Gaaz (1780-1853), un vecchio medico delle prigioni di Mosca, noto in tutta la Russia per il suo instancabile sforzo per migliorare le condizioni di salute e di vita dei carcerati. Nella vasta aneddotica edificante su questo filantropo, un po’ pazzo, assimilato perciò a uno jurodivyj , a un «folle in Cristo», circolava anche il detto: «Da Gaaz, nessun rifiuto» e proprio sul valore della gratuità chiude la riflessione il principe Myškin.

Che senso può avere tutto ciò? Gettare semi di carità può sembrare una missione votata al fallimento nel male e nell'indifferenza che assediano il mondo. È il dubbio di tutti. Allora le parole di Myškin prendono l’afflato di un discorso di Cristo quando dice di fare del bene senza pensare ad altro. Di un buon giocatore di scacchi si dice che riesce a prevedere le prossime dieci mosse dell'avversario, come si fa a calcolare gli effetti di una buona azione nelle sorti dell’umanità? L’invito è dunque a non sentirsi sopraffatti dall’enormità del compito e dal numero di variabili che possono vanificare ogni sforzo: «Che ne sapete di quale parte avete nella soluzione futura degli umani destini?». Occorre spendersi, come il dottor Gaaz e tanti altri come lui, perché, conclude il principe, «tutti i vostri pensieri, tutti i semi gettati, anche se già ve ne siete dimenticati, germoglieranno e cresceranno». E tutti insieme daranno vita a un «seme enorme» e a un «pensiero eccezionale» capace di riscattare l’umanità dal male.

a cura di Lucio Coco

(continua)


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