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Variazioni su Dostoevskij

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25 maggio 2021

In occasione del bicentenario della nascita di Fëdor Dostoevskij (1821-2021), con questo articolo prende avvio una nuova rubrica curata da Lucio Coco, intitolata «Variazioni su Dostoevskij»: con cadenza settimanale saranno presi in esame brani dello scrittore russo, offerti nella traduzione del curatore, che hanno per oggetto il Vangelo, l’unico libro che ha accompagnato Dostoevskij per tutta la vita.

Cos’è lo Spirito


« - Parla, Cristo mio Dio, parla.

- Bene, Cristo mio Dio.

- E anche se non ci credi, anche se parli con un sorriso (anche se solo gentile), Cristo ti perdonerà - te e me. Lui stesso ha detto: «La bestemmia verso di me ti sarà perdonata, solo la bestemmia verso lo Spirito non ti sarà perdonata» (cfr. Mt 12, 31-32).

- Ma cos’è questo Spirito.

- Cos’è lo Spirito?

- Lo Spirito è ciò che è ora tra di noi e perché il tuo viso è diventato più gentile, perché stavi per piangere, perché le tue labbra tremavano - stai mentendo, non essere orgoglioso, tremavano, ho visto. Lo Spirito è ciò che ti ha portato dall'’merica in questo giorno a ricordare l'albero di Natale di Cristo nella casa dei genitori. Questo è lo Spirito.

- E sai, padre, sei una brava persona, ecco cosa».

Frammento da Il sognatore, PSS (Polnoe sobranie sočinenij, 30 voll., a cura di Bazanov, Fridlender e altri, Leningrad 1970-1992), 17,10.

* * * * *

Il sognatore è un abbozzo di romanzo di cui rimangono alcuni frammenti nei quaderni di lavoro degli anni 1875-1877. Quello che si propone è l’ultimo della serie, il settimo. Il dialogo è intenso e sembra riprendere il passaggio di un altro incontro, quello tra il vescovo Tichon e Stravogin che era andato da lui a confessare il tremendo crimine di cui si era macchiato. In entrambi i casi quello che viene prospettato all’interlocutore dubbioso e incredulo è la possibilità di andare oltre la chiusura del proprio ragionamento, oltre le sbarre di una razionalità costruita dall’io e in cui l’io rimane prigioniero e invischiato. «Anche se non credi, Cristo ti perdonerà», dice la voce... Anche padre Tichon aveva ipotizzato al colpevole Stravogin la via di scampo del perdono per salvarlo dal vicolo cieco della disperazione: «Se qualcuno la perdonasse per questo, (...) se questo qualcuno la perdonasse in silenzio, dopo aver letto questa sua spaventosa confessione, ebbene lei si sentirebbe sollevato a questo pensiero o no?».

A entrambi gli interlocutori dei dialoghi si applica lo stesso ragionamento, di andare al di là degli schemi, di credere a un’altra possibilità oltre la rigidità del giudizio, di aprirsi alla forza dello Spirito che mostra quanto sia imprevedibile Dio, che spiazza colui che si è già condannato da sé, con l’atto del perdono. «Cos’è lo Spirito?», si domanda a questo punto nel dialogo. Ma la risposta è stata già data, allorché è stata prospettata un’apertura che sconfigge ogni calcolo umano e che è possibile scoprire anche nel piccolo dei nostri gesti quotidiani, nelle nostre azioni gratuite (un sorriso, un semplice saluto), nei nostri gesti d’amore, che temiamo possono rivelare la nostre debolezze («ti ho visto — dice la voce — non mentire, stavi tremando»), e che invece sono solo un modo in cui la forza dello Spirito si esercita ineffabilmente sulla terra proprio attraverso la fragilità.

a cura di Lucio Coco

(continua)


* In foto: Vangelo di Tobol'sk che Dostoevskij ricevette dalle mogli dei decabristi in una tappa del suo trasferimento in Siberia nel 1850 (oggi è conservato a Mosca presso il Fondo manoscritti della Biblioteca di Stato russa).