Da divoratori di case

19 maggio 2025
di Teresa Bartolomei
«Mordi, mordi, mordicchia, la mia casetta chi rosicchia?» Ed essi risposero: «Il vento, il venticello; il celeste bambinello» (Hänsel e Gretel).
Povere creature, vittime di una penuria atavica sempre a rischio di convertirsi in violenza domestica e sociale — esclusione comunitaria e schiavizzazione cannibalica — Hänsel e Gretel reagiscono infantilmente, ingenuamente, all’incontro inusitato con l’abbondanza, mettendosi a divorare senza remore quella casa meravigliosamente «appetitosa» che nel cuore della foresta, archetipo della natura selvaggia, in quanto spazio estraneo e ostile, emerge come forma «domestica» di antropizzazione ospitale, luogo «umano» di residenza.
Dopo essersi raccontata la favola dell’illimitatezza delle risorse naturali, ...
Questo contenuto è riservato agli abbonati

Cara Lettrice, caro Lettore,
la lettura de L'Osservatore Romano in tutte le sue edizioni è riservata agli Abbonati
la lettura de L'Osservatore Romano in tutte le sue edizioni è riservata agli Abbonati