· Città del Vaticano ·

Per i quarant’anni dell’elevazione ad arcidiocesi della Chiesa di Monaco
il cardinale Parolin in visita nel Principato

La carità cristiana
ha edificato l’Europa

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19 luglio 2021

«La carità cristiana, che ha animato ed edificato l’Europa nei secoli, sgorga dall’abbondanza della misericordia di Dio che in Cristo si riversa sulla nostra vita e ci impegna a nostra volta a riversarla sugli altri. Ecco il metodo di Dio: attraverso la nostra personale umanità, raggiunge tutta l’umanità». Lo ha sottolineato il cardinale Pietro Parolin domenica mattina, 18 luglio, durante la messa per il quarantesimo anniversario dell’elevazione della diocesi di Monaco al rango di Arcidiocesi, avvenuta il 30 luglio 1981, con la Bolla Apostolica haec di san Giovanni Paolo ii, in seguito alla firma del relativo Accordo tra la Santa Sede e il Principato.

Primo segretario di Stato a celebrare nella basilica cattedrale monegasca dedicata all’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria, il porporato ha portato ai presenti «l’affettuoso saluto di Papa Francesco e la sua benedizione», ricordando all’omelia che «la sua premura di Padre si colloca nell’alveo di quella dei predecessori, fin dall’epoca di Innocenzo iv (1247) e, in tempi più prossimi a noi, con il beato Pio ix , che ha separato la parrocchia di Monaco dalla diocesi di Nizza, erigendo l’abbazia territoriale dei Santi Nicola e Benedetto (1868), e con Leone xiii , che ha eretto la diocesi di Monaco, con la bolla Quemadmodum sollicitus (1887)». Dunque, ha osservato Parolin, l’anniversario che lo ha condotto nel Principato per una visita di tre giorni, dal 17 al 19 luglio, «è un evento recente nella plurisecolare storia» monegasca, ma «che tuttavia racconta il profondo radicamento della fede cristiana in questa terra e il suo attaccamento alla sede di Pietro».

Commentando le letture proposte dalla liturgia della sedicesima domenica del tempo ordinario, il porporato ha approfondito in particolare il «discorso sui pastori del profeta Geremia» (23, 1-6), in cui «il cattivo pastore — che il Vangelo chiama mercenario — è colui che pasce il gregge come se fosse sua esclusiva proprietà. Egli stringe le pecore nella sua morsa e alla prima difficoltà le abbandona. Le pasce in autonomia e per tornaconto personale». Mentre, «al contrario, il buon pastore è colui che fa vivere il gregge e lo fa crescere»; lo raduna, non lo disperde.

Soprattutto, ha osservato il cardinale celebrante, «Geremia ci porta a notare che nessuno può essere realmente pastore da sé stesso e per sé stesso, poiché solo Dio è il vero pastore».

Però, ha chiarito il segretario di Stato, «l’azione di Dio non è mai solitaria. Egli chiama l’uomo a cooperare con lui e attraverso l’umanità del Figlio sceglie gli apostoli». In sostanza ne sceglie alcuni per raggiungere tutti.

A sua volta l’apostolo Paolo nella lettera agli Efesini (2, 13-18) — ha proseguito Parolin riferendosi alla seconda lettura — esorta tutti «a una responsabilità personale. Ciò significa anzitutto prendersi cura del prossimo. Gesù delinea chi sia il prossimo nella parabola del buon samaritano: il viandante colpito dai briganti, colui che, fragile, ferito e piagato, è lasciato morire lungo il ciglio della strada. Quanti viandanti — ha rimarcato il cardinale celebrante attualizzando la riflessione — ci sono intorno a noi, piagati nel corpo, come i poveri, gli emarginati e i migranti. Ma anche quanti viandanti piagati nello spirito! Persone sole, ferite nell’anima da rapporti andati male, insuccessi e sconfitte». Da qui la consegna affidata all’assemblea di «portare Dio al prossimo, portare il calore e il conforto della sua presenza, attraverso una gioiosa testimonianza di fede, la luce dei sacramenti della Chiesa, come pure aiuto e sostegno materiale». Senza dimenticare, ha concluso con lo sguardo rivolto alla straordinaria bellezza naturale del paesaggio monegasco, che «la nostra responsabilità riguarda pure il creato, il luogo che Dio ci ha donato per conoscerlo e amarlo».


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