· Città del Vaticano ·

Letture
Preghiera cristiana e sacre Scritture nel libro di Ernesto Della Corte

Il fondamento sicuro
della Parola

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09 giugno 2021

Gli uomini e le donne della Bibbia sono caratterizzati dall’avere la possibilità di vivere una relazione personale e profonda con Dio. Il Dio biblico non è infatti un concetto, un’idea o un dogma da difendere, non è un’astratta entità cosmica; è piuttosto una persona con cui poter parlare, «Colui che è» (Esodo, 3, 14), il Presente al quale potersi rivolgere in ogni momento della propria esistenza, con il quale persino discutere, quando la vita diviene troppo incerta. Si pensi al rapporto estremamente libero che hanno con Dio i grandi personaggi della Bibbia, come Abramo, Mosè, Samuele, Davide, Salomone, Elia, Giobbe, ma anche un’infinita galleria di protagonisti solo apparentemente minori, come Gedeone, Giona, Ester, Giuditta e tanti altri ancora. Per il Nuovo Testamento, poi, Gesù incarna nel mondo la presenza di questo Dio (cfr. Giovanni, 1, 14) e ci invita a chiamarlo familiarmente «Abbà, Padre» (Marco, 14, 36). Dovrebbe essere pertanto ovvio — ma spesso purtroppo non lo è affatto — che un cristiano possa e debba parlare di preghiera soltanto a partire dal testo della Scrittura.

Il volume che Ernesto Della Corte ci offre, Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Itinerario biblico di preghiera, Collana «Analecta Ecclesiae Triventinae», volume ii (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2021, pagine 460, euro 27), costituisce in questa prospettiva un bel testo sulla preghiera cristiana, letta e vissuta basandosi appunto sul fondamento sicuro della Parola. L’autore, presbitero della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, è uno studioso della Bibbia, professore di sacra Scrittura dal 1989. Egli unisce l’attività accademica con un generoso e attivo servizio pastorale, dedicandosi da oltre trent’anni alla formazione permanente del clero, dei laici e dei religiosi, predicando corsi di aggiornamento biblico ed esercizi spirituali in Italia e all’estero.

Anche questo testo è frutto di un cammino di formazione, durato tre anni, dal 2017 al 2020, che Della Corte ha tenuto per il clero, i religiosi, le religiose e i fedeli laici, a cominciare dai giovani, della diocesi di Trivento. Il volume è il secondo della Collana «Analecta Ecclesiae Triventinae», fondata e diretta dal vescovo della diocesi molisana, monsignor Claudio Palumbo e, sebbene si possa ritenere pensato e scritto per il pubblico triventino, si rivolge tuttavia a chiunque nel popolo di Dio sia interessato ad affrontare in modo serio il tema della preghiera, a partire da uno studio attento delle Scritture. Il libro è articolato in otto capitoli. L’autore parte dall’analisi della preghiera di Gesù, alla luce in particolare del Vangelo di Luca. Com’è noto, il terzo evangelista è quello che più ci parla della preghiera. Dalla preghiera di Gesù, si passa poi alla preghiera della Chiesa, esaminando il rapporto tra Parola, preghiera e predicazione, a partire dall’espressione del concilio Vaticano ii su come il popolo abbia il diritto di cercare sulle labbra dei sacerdoti la parola di Dio (Presbyterorum Ordinis, 4). Nei capitoli centrali Della Corte prende in esame il Salterio, il libro di preghiera per eccellenza della Bibbia. Intense le pagine che dedica al commento dei quindici salmi delle ascensioni a Gerusalemme (Salmi, 120-134), che sono il manuale di preghiera per chiunque saliva al tempio, rappresentando una ricchezza meravigliosa e una teologia straordinaria sul senso del cammino, metafora della stessa vita.

L’autore conclude il suo studio con la presentazione della preghiera di Maria e, com’è ovvio attenderci in questo contesto, del Magnificat. «Ciò che sembra particolarmente interessante dell’opera — rileva Luca Mazzinghi nella prefazione — è la proposta di una lettura cristiana dell’Antico Testamento che arriva ai Salmi partendo sempre dalla figura di Gesù e da una forte riflessione sulla sua preghiera, letta con attenzione a partire dai testi evangelici». Da segnalare poi il ricco apparato di note che spazia dalle osservazioni filologiche a quelle semantiche, e di chiarimenti: un libro nel libro per il lettore più esigente che intende ogni tanto fermarsi e godere di questi approfondimenti. Il saggio si può ritenere a ragione un frutto del grande impulso dato alla riscoperta della Parola di Dio da parte del concilio ecumenico Vaticano ii e dei Pontefici a noi più vicini, da ultimi Papa Benedetto xvi con l’esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010) sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa; e Papa Francesco, con la lettera apostolica Aperuit illis, del 30 settembre 2019, con la quale il Santo Padre ha istituito la Domenica della Parola di Dio, che si celebra la iii Domenica del Tempo Ordinario. Tutto concorre a ricordarci che la lettura, l’ascolto, la messa in pratica della parola di Dio contenuta nelle Scritture è il punto di partenza della vita di ogni credente, una realtà dalla quale la Chiesa non può prescindere se vuole continuare a vivere e a essere fedele alla propria chiamata.

di Giuseppe Merola