SABATO ITALIANO

Come immaginiamo
il mondo

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15 maggio 2021

Pubblichiamo uno stralcio dal libro «Accendere l’immaginazione. Essere vivi in Dio» (Emi, 2021, pagine 496, euro 31) scritto dal teologo e biblista che dal 1992 al 2001 è stato Maestro dell’ordine dei domenicani.

L’avanzamento del secolarismo rappresenta [però] solo una faccia della medaglia. In tutto il pianeta, la voce delle religioni ha acquistato una risonanza sempre più forte nello spazio pubblico, e spesso in forma aggressiva. Neil MacGregor afferma che, «a un livello raramente visto in Europa dal Seicento in poi, oggi la fede influenza gran parte del dibattito pubblico globale». Il Medio Oriente è lacerato da conflitti interreligiosi; la vita politica di Israele e Pakistan, entrambi fondati come stati laici, è diventata sempre più confessionale; il Partito Bharatiya in India, paese tradizionalmente tollerante sul piano religioso, sta fomentando una forma spinta di induismo, e ci sono esponenti politici che invocano l’espulsione dei non-indù; il governo militare buddhista del Myanmar ha spinto centinaia di migliaia di musulmani rohingya a lasciare il proprio paese. L’amministrazione Trump ha cercato di precludere ai musulmani l’ingresso negli Stati Uniti. La religione ha un ruolo primario nello scenario sociale di Nigeria, Indonesia, Malaysia, Russia, Cina e così via.

Secolarismo e fondamentalismo religioso sono i fratelli nemici dei nostri tempi, che bisticciano per il dominio della scena mondiale. Possono sembrare assolutamente diversi, l’uno la negazione dell’altro, eppure vengono dallo stesso grembo. Sempre nel caso della religione fondamentalista, e spesso in quello del laicismo, essi sono accomunati da una concezione della realtà riduzionistica. Viviamo in un’epoca di fondamentalismi: di carattere economico, nazionalistico, scientifico, religioso. Le forme religiose più rigide che vediamo emergere in tutto il mondo non sono un ritorno al Medioevo. Sono figlie della modernità, la quale è talvolta atrofizzata da un’immaginazione letteralista.

Scrisse il cardinale John Henry Newman che «l’immaginazione, non la ragione, è il grande nemico della fede». Non intendeva dire che l’immaginazione dei cristiani deve volare rasoterra. Egli aveva anzi ricevuto la benedizione di un’immaginazione assai fertile. Era piuttosto il modo in cui i suoi contemporanei immaginavano il mondo a non lasciare un grande spazio al trascendente.

Senza perdere tempo in definizioni ingombranti, devo comunque brevemente distinguere tre accezioni di “immaginazione” e termini affini. In questo libro di norma userò questa parola per indicare semplicemente il modo in cui uno vede il mondo. Il prisma attraverso cui vediamo la realtà. Il gesuita William Lynch ha scritto che «il compito dell’immaginazione è immaginare il reale».

Un baby boomer come me abiterà un immaginario alquanto diverso da quello di un millennial del continente digitale. Il mondo di un londinese del xxi secolo è diverso da quello di un allevatore mongolo di yak. Vedremo come l’immaginazione sacramentale e l’immaginazione tecnologica si rappresentano il mondo in maniera diversa.

Qualche volta userò il termine immaginazione nel senso di una visione del mondo vivida, emozionante, una visione creativa. Gesù aveva un’immaginazione vivace. Le sue parabole fanno presa sulla nostra immaginazione. Le sue parole ci fanno «ardere il cuore nel petto» (Lc 24,32). Infine, immaginazione è qualche volta usato per indicare come ci rappresentiamo cose che non esistono, che sono «immaginarie». Clive Staples Lewis nelle Cronache di Narnia e John Ronald Reuel Tolkien nel Signore degli Anelli inventano mondi immaginari: il mondo che viene scoperto attraverso la porta sul fondo di un armadio, e la Terra di Mezzo. Anche frutti della fantasia come questi possono nondimeno incarnare verità profonde. Tolkien concepiva le proprie opere narrative come esplorazioni della sua fede cristiana. Piuttosto che tediarvi indicando, volta per volta, in quale precisa accezione stia usando il termine immaginazione, confido che sia il contesto a renderla esplicita.

di Timothy Radcliffe


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