· Città del Vaticano ·

Il Vangelo in tasca

Un dono fragile

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01 aprile 2021

Nell’immaginario popolare san Tommaso è rimasto come il dubbioso per eccellenza, con quel dito che vuole penetrare nelle ferite di Cristo. Ha voluto vedere e toccare, prima di credere.

In questo, noi siamo uguali a lui. Ed è per questo che è utile interrogarci sullo stato di salute della nostra fede. Perché anche noi esistiamo; anche noi dubitiamo; anche noi siamo increduli.

Il nemico più pericoloso della fede è la negazione. Non è l’ateismo. Il vero nemico è l’indifferenza, l’apatia, l’abitudine. È questa la malattia spirituale del nostro tempo. La nostra fede appare spesso esitante, fragile, inconsistente, poco convinta e convincente. Legata a tanti condizionamenti, a emozioni passeggere, a delusioni, ad abitudine...

Potremmo noi ripetere: «Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede» (seconda lettura). La fede è una cosa seria e impegnativa. Non è cosa superficiale e adattabile facilmente a tutte le circostanze.

Ma esige forza, esige coraggio, esige fedeltà! la fede è difficile. Ma è difficile per i fiacchi, per chi ha paura, per chi non ha carattere, per chi vuole vivere la fede in maniera qualunque; senza entusiasmo.

Dobbiamo ravvivare la nostra fede, per purificarla, per confermarla, per confessarla.

Allora, noi che abbiamo questo dono grande e fragile nello stesso tempo, preghiamo perché sia sempre più rafforzata e testimoniata da noi con coraggio e coerenza.

Potremmo ripetere una bella preghiera di Paolo vi . Lui, che era Papa, pregava così: «Signore, io credo; io voglio credere in te. Fa’ che la mia fede sia libera. Fa’ che la mia fede sia certa. Fa’ che la mia fede sia forte. Fa’ che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito. Fa’ che la mia fede sia operosa. Fa’ che la mia fede sia umile...».

di Leonardo Sapienza