· Città del Vaticano ·

Varato dalla Church of England un piano per fronteggiare l’emergenza abitativa

Un alloggio dignitoso
è questione
di giustizia sociale

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16 marzo 2021

Nessuna battuta d’arresto per la Church of England nel suo impegno a favore delle vittime della crisi abitativa nel Regno Unito, uno «scandalo nazionale» che riguarda ben otto milioni di persone nel paese: lo dimostra il recente rapporto pubblicato dalla Commissione episcopale per l’edilizia «in un momento critico» segnato da un «ambiente peggiorato dalla pandemia», nel quale vengono formulate alcune raccomandazioni, a cominciare dalla messa a disposizione del patrimonio immobiliare della Chiesa per l’edificazione di case a prezzo contenuto. «La pandemia di covid-19 ci ha fatto capire quanto siano vitali le nostre case per la nostra salute e il nostro benessere, e ha evidenziato il legame tra cattive condizioni abitative, etnia, povertà e salute. Ha dimostrato anche chiaramente che l’alloggio è una questione di giustizia sociale e uguaglianza», affermano gli arcivescovi di Canterbury, Justin Welby, e di York, Stephen Cottrell, nell’introduzione del documento intitolato Coming Home.

Incoraggiando le diocesi e le parrocchie a «sentirsi più profondamente coinvolte nel miglioramento delle condizioni abitative locali e nel costruire comunità», il rapporto presenta alcuni esempi di azioni a lungo termine pensate dalla Chiesa d’Inghilterra per sviluppare un alloggio «durevole, sicuro, stabile, gradevole e soddisfacente», mentre le iniziative intraprese dai governi che si sono susseguiti hanno invece privilegiato soluzioni a breve termine.

Come detto, uno dei progetti principali consiste nel mettere a disposizione terre appartenenti alla Chiesa al fine di edificare alloggi a destinazione di categorie della popolazione meno agiate. «Abbiamo bisogno di case a prezzo veramente conveniente — commentano Welby e Cottrell nel loro messaggio — ma anche di comunità più forti di cui le persone possono essere orgogliose, dove si possono sentire al sicuro e accolte, radicarsi e svilupparsi». Secondo il rapporto della commissione, la Church of England possiede circa 81.000 ettari di terra, gestiti da 42 diocesi e 12.500 parrocchie. Gran parte di questa superficie non è adatta allo sviluppo edilizio, ma un esercizio di mappatura svolto dall’organismo ecclesiale ha stabilito che rimane tuttavia una percentuale significativa che potrebbe essere utilizzata per costruire alloggi a prezzi accessibili.

Il patrimonio immobiliare della Comunione anglicana include, in Inghilterra, terreni adatti per la realizzazione di 28.500 nuove case. Si prevede che circa 8.600 abitazioni potrebbero essere accessibili a condizioni vantaggiose. Ma al di là della costruzione di case, qualunque progetto dovrà favorire «un approccio olistico in grado di creare a lungo termine comunità unite da un forte senso di appartenenza e dove le persone possano prosperare», indica la commissione, che si impegna a collaborare strettamente con i promotori dei programmi edilizi. Particolare attenzione sarà concentrata sugli aspetti sociali e ambientali di tali progetti. A livello nazionale, affermano i due presuli, spetta anche alla Housing Commission di intensificare il dialogo con le autorità britanniche al fine di incoraggiare il governo a sviluppare strategie abitative a lungo termine, coinvolgendo tutti gli attori: istituzioni locali, associazioni, proprietari terrieri. «Sono i più poveri ed emarginati a subire il peso della crisi abitativa, e questo cambierà solo se assumiamo la nostra responsabilità e se sosteniamo azioni collettive — dichiarano gli arcivescovi di Canterbury e di York — e, poiché abbiamo l’onore di introdurre questo rapporto, la nostra preghiera è che esso possa stimolare la creazione di case e comunità che consentano a tutti noi di vivere in buone condizioni e crescere insieme, in un contesto che rifletta l’amore di Dio verso noi in Gesù Cristo, luoghi in cui si possa veramente vivere in armonia gli uni con gli altri».

di Charles de Pechpeyrou