· Città del Vaticano ·

Nel nordovest della Bosnia ed Erzegovina

Dramma senza fine
per i migranti al gelo

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19 gennaio 2021

Sofferenze al limite della sopportazione per i migranti nel nordovest della Bosnia ed Erzegovina, da giorni senza un riparo adeguato e in balia della neve e del gelo, a temperature abbondantemente sotto lo zero. Alcune centinaia di profughi, nei boschi intorno alla cittadina di Velika Kladuša, al confine con la Croazia, hanno allestito delle tendopoli di fortuna, cercando in tutti i modi di scaldarsi. Si accendono fuochi con la legna e altro materiale, e ci si lava nelle acque gelide dei ruscelli di montagna. Corsi d’acqua che, una volta attraversati senza incontrare poliziotti croati, come tutti i migranti auspicano, conducono al di là del confine, in territorio dell’Unione europea, ulteriore tappa verso i Paesi dell’Europa occidentale.

Migliora leggermente, invece, la situazione nel campo di Lipa, una ventina di chilometri distante da Bihać, gestito dalle autorità locali, dove i migranti soggiornano sotto le tende riscaldate allestite dalle forze armate bosniache, anche se resta da risolvere il problema dell’acqua calda. Sarebbe necessario trasferire a Lipa alcune centinaia di container, che restano al momento inutilizzati nel campo chiuso di Bira, nel centro abitato di Bihać, e di cui dispongono le organizzazioni internazionali. Le ripetute proteste degli abitanti, appoggiati dalle autorità locali, hanno impedito il trasferimento di centinaia di migranti al campo di Bira.

A Lipa scarseggia però il cibo, che non è sufficiente per due pasti caldi al giorno, nonostante gli sforzi della Croce rossa di Bihać, rimasta la sola delle organizzazioni umanitarie a operare a Lipa.

Sul fronte degli aiuti europei, il grosso dei fondi stanziati dalla Ue per far fronte alla grave crisi migratoria in Bosnia ed Erzegovina è stato gestito finora dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), che si è ritirata da Lipa alla fine dell’anno scorso.