· Città del Vaticano ·

Le scuse della Chiesa e dello Stato alle vittime

Pubblicato in Irlanda
il Rapporto sulle Case
della madre e del bambino

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13 gennaio 2021

«Chiedo a tutti coloro che occupano posizioni di leadership nella Chiesa di studiare attentamente questa lunga relazione e soprattutto di riflettere sulle coraggiose testimonianze dei testimoni della Commissione». Queste le parole usate da Eamon Martin, arcivescovo di Armagh e presidente della Conferenza episcopale irlandese, in una dichiarazione diffusa ieri in occasione della pubblicazione del Rapporto della Commissione d’inchiesta sulle Case della madre e del bambino. Martin si è scusato senza riserve con i sopravvissuti e con tutti coloro che sono stati colpiti da questa realtà. Quindi ha invitato tutti a riflettere sul Rapporto, che mette in luce una parte nascosta della storia irlandese, mostrando l’isolamento, la segretezza e l’ostracismo sociale che hanno dovuto affrontare le “madri non sposate” e i loro figli nel Paese. Il Primate d’Irlanda ha invitato a chiedersi «come sia potuto accadere» e «ad identificare, accettare e rispondere alle questioni più ampie che il Rapporto solleva».

«Dobbiamo continuare a trovare il modo di raggiungere coloro le cui testimonianze personali sono al centro di questo Rapporto» ha dichiarato Martin, e «impegnarci a fare ciò che possiamo per aiutarli e sostenerli». Molti di loro oggi stanno ancora tentando di ricostruire la loro storia personale e cercando i membri della loro famiglia. Essi — ha affermato l’arcivescovo — hanno il diritto «di accedere alle informazioni personali che li riguardano». Questo diritto deve essere pienamente rispettato, ha osservato, e lo Stato deve «garantire che tutti gli ostacoli che ancora si frappongono all’informazione e al tracciamento siano superati». Poi ha aggiunto: «Come Chiesa, Stato e società in generale, dobbiamo garantire insieme che, nell’Irlanda di oggi, tutti i bambini e le loro madri si sentano desiderati, accolti e amati».

Si calcola che circa 9.000 bambini o neonati siano morti in questo tipo di istituti dal 1922 al 1998. Il premier Michéal Martin ha annunciato le scuse ufficiali alle vittime da parte dello Stato.