· Città del Vaticano ·

Il sito del Battesimo di Gesù al fiume Giordano

Dopo 54 anni riapre la chiesa di San Giovanni Battista
a Qasr Al-Yahud

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11 gennaio 2021

È una mattina già tiepida e di quell’azzurro che solo il deserto sa regalare; un anticipo precoce di primavera in un anno in cui l’inverno a questa latitudine ha appena fatto capolino. Ma soprattutto una mattina che rimarrà impressa nella commozione provata dalle cinquanta persone (per via delle restrizioni) che hanno potuto partecipare alla riapertura della chiesa di San Giovanni Battista a Qasr Al-Yahud, sulle sponde del fiume Giordano, dove la tradizione attesta il battesimo di Gesù.

Era il 7 gennaio di cinquantaquattro anni fa, ed erano trascorsi pochi mesi dalla fine della guerra “dei sei giorni”, quando i due sacerdoti, che avevano appena celebrato la santa messa, furono costretti a lasciare velocemente la Chiesa di S. Giovanni Battista poiché, trovandosi sulle rive occidentali del fiume Giordano, quei luoghi vennero trasformati dai militari israeliani in un campo minato a difesa della nuova linea con l’esercito giordano. Quando tre anni fa i frati minori della Custodia di Terra Santa ne hanno ripreso possesso dopo la bonifica, hanno ritrovato tutto intatto come lo avevano lasciato i due sacerdoti, e trovato aperto alla pagina del 7 gennaio il registro delle messe. Lo stesso registro su cui ieri il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, o.f.m ., ha potuto finalmente aggiungere al termine della messa la sua firma con una nuova data, quella del 10 gennaio 2021. Il padre custode non ha potuto celare una certa commozione quando ha voluto riaprire personalmente i pesanti cancelli che hanno custodito il sito per più di cinquant’anni. Alla celebrazione hanno partecipato anche il Delegato apostolico a Gerusalemme, S.E. Mons. Leopoldo Girelli, il console d’Italia a Gerusalemme, e il vice-console di Spagna, oltre ad una rappresentanza dell’ i.d.f. (Israeli Defence Force). «Nel battesimo al Giordano — ha detto il custode Patton nell’omelia — Gesù non si immerge solo nelle acque del fiume, ma nella nostra umanità, nelle nostre debolezze e difficoltà, si immerge nelle nostre sofferenze». E ha continuato: «Dio ha ascoltato il nostro grido, Dio ha ascoltato il grido di tutta l’umanità. E i cieli ora non sono più chiusi. Ora possiamo ascoltare di nuovo la voce di Dio». Cominciando da questo luogo, «un luogo che conserva e conserverà le cicatrici delle ferite che gli sono state inferte cinquant’anni fa, ma che al tempo stesso diventerà un segno, il segno di una pace possibile, di una riconciliazione e di un rinnovamento dei popoli, che arrivi a unire non solo le due sponde di questo fiume santo e i popoli che abitano le sue rive, ma l’umanità intera».

Padre Patton ha anche ringraziato il Presidente israeliano Reuven Rivlin che ha voluto la restituzione di queste terre alla Custodia, e che auspica che intorno a queste rive si cementi una collaborazione di pace tra Israele, Palestina e Giordania.

di Roberto Cetera