· Città del Vaticano ·

Rapporto della Commissione economica per l’Europa dell’Onu

A rischio l’oro blu del deserto del Sahara

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02 ottobre 2020

Il sistema di falde acquifere del Sahara settentrionale, la più grande riserva di acque sotterranee del Nord Africa, è a rischio. Questo serbatoio di acque sotterranee, uno dei più grandi del mondo, che fornisce la vita e i mezzi di sussistenza a 4,8 milioni di persone, risorsa idrica vitale che si estende per più di un milione di chilometri quadrati, profonda diverse centinaia, se non migliaia, di metri, comune ai territori algerini, tunisini e libici, è naturalmente vulnerabile a causa della sua bassa ricarica naturale. Attualmente il prelievo dell’acqua (aumentato negli ultimi tre decenni con la crescita della nuova agricoltura industriale) è tre volte superiore al tasso di ricarica naturale (1 miliardo di metri cubi all’anno). «Questo si traduce in pressioni sulla qualità dell’acqua e del suolo, portando ad un circolo vizioso di riduzione della produttività agricola e aumento della domanda di energia per il pompaggio di pozzo profondo» sottolinea un rapporto tecnico della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (Cee-Onu).

Gli ecosistemi fragili, come le zone umide, sono quindi minacciati e le popolazioni locali sono ad alto rischio. Per salvaguardare «l’oro blu» del Sahara e combattere il degrado del più grande sistema di falde acquifere del Maghreb, secondo la Commissione Onu, è necessaria un’ampia cooperazione intersettoriale. Nel rapporto, reso noto a Ginevra, l’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea l’urgenza di adottare misure transfrontaliere e settoriali per salvaguardare questa importantissima riserva di acqua. Per affrontare questa vulnerabilità, la relazione Cee-Onu sottolinea l’importanza del partenariato strategico e della cooperazione transfrontaliera tra Algeria, Libia e Tunisia. Ad esempio, una delle soluzioni proposte consiste nell’aumentare l’uso di risorse idriche non convenzionali attraverso la desalinizzazione, il trattamento delle acque reflue o il riutilizzo dell’acqua di drenaggio. «In questo contesto, lo spiegamento simultaneo di energia rinnovabile — in particolare l’energia solare — potrebbe contribuire a creare importanti benefici per i settori dell’acqua e dell’energia», si evidenzia nel rapporto. In caso contrario, la mancanza di coordinamento tra uso dell’acqua e dell’energia può portare a risultati fortemente negativi. Infatti, se l’irrigazione viene impiegata «senza un’adeguata regolamentazione, non può che verificarsi un aumento sensibile dei prelievi di acqua».

A seguito di un processo di consultazione partecipativa con i governi e le parti interessate locali, la relazione propone infine un insieme integrato di 15 soluzioni intersettoriali prioritarie che spaziano dall’attuazione dei cambiamenti di governance all’adozione di strumenti economici e politici, agli investimenti infrastrutturali e all’innovazione. Secondo il rapporto l’approccio alle interazioni acqua-energia-cibo-ecosistema impone l’adozione di nuove tecnologie. Dunque, oltre a rilanciare e promuovere le pratiche agricole tradizionali, la Commissione raccomanda l’attuazione di strategie nazionali e transfrontaliere. Infine si ricorda che per migliorare la gestione delle risorse delle acque superficiali e idriche sotterranee nel 1996 è entrata in vigore la Convenzione sulla protezione e l’uso dei corsi d’acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali. Nel marzo 2016, la Convenzione sull’acqua è diventata un quadro giuridico multilaterale e intergovernativo globale per la cooperazione transfrontaliera in materia di acqua, aperto all’adesione di tutti gli Stati membri dell’Onu.

di Anna Lisa Antonucci