· Città del Vaticano ·

Recovery fund: niente soldi senza riforme

Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Eu, Bruxelles (Ansa)

L’Unione Europea avverte che in mancanza di modifiche non si potrà accedere al piano economico

03 giugno 2020

L’Unione europea ha avvisato gli Stati membri che senza riforme non potranno accedere al Recovery fund, il progetto economico della Commissione Ue per aiutare a superare la forte recessione provocata dalla pandemia di covid-19.

« Gli Stati che vogliono le risorse dal fondo dovranno presentare dei piani, nei quali dovranno far capire con quali riforme intendano incentivare la crescita e rafforzare le loro economie contro le crisi», ha precisato il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. «Se non ci sono le riforme, ovviamente non ci saranno neppure i soldi. Questa è una conseguenza logica e così avviene in molti programmi europei», ha spiegato, insistendo su investimenti che «rendano le economie più digitali e più verdi».

«Nei fatti — ha aggiunto Dombrovskis — le risorse verranno versate soltanto quando determinati obiettivi di riforma saranno raggiunti, o saranno definite delle fasi di investimento. Complessivamente, le soglie burocratiche per il fondo non saranno molto alte, ma dobbiamo comunque assicurarci che i piani dei Governi effettivamente avVIIno le riforme necessarie». «E naturalmente — ha concluso — si tratta di investimenti e riforme che rendano le economie più digitali e più verdi».

Sul Recovery fund — la cui approvazione è però ancora tutta da stabilire, data l’opposizione di Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Ungheria e Repubblica Ceca — è intervenuto anche il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

«Ciò che sarà deciso nelle prossime settimane avrà un impatto sulla vita dei nostri popoli per i decenni a venire», ha detto. «Come rappresentante dell’unico organo eletto direttamente dai cittadini europei — ha aggiunto Sassoli — il Parlamento europeo deve essere pienamente coinvolto nell’attuazione del piano di ripresa. Stabiliremo le priorità in modo che il sostegno sia diretto dove è maggiormente necessario e dove potrà avere un impatto maggiore per i cittadini europei».

«Dobbiamo fare in modo — ha affermato — di non lasciare un peso alle prossime generazioni. Ora abbiamo la possibilità di progettare una nuova Europa: più equa, più verde, più digitale e proiettata verso il futuro. Per realizzare queste ambizioni, abbiamo bisogno dei mezzi adeguati». «L’Europa intera è stata colpita dalla crisi attuale. Questo è il momento di costruire un futuro sostenibile», ha concluso il presidente del Parlamento europeo.

E e dopo circa tre mesi — e ben 33.500 morti — gli italiani sono completamente liberi di muoversi nel Paese. Dalla mezzanotte, infatti, sono stati riaperti i confini delle Regioni italiane. Il virus, però, non è sconfitto: a fronte, ieri di 55 ulteriori vittime (il dato è in calo ogni giorno), si registra quasi un raddoppio dei contagi, da 178 a 318 casi. Sei su dieci in Lombardia, seguita da Piemonte e Liguria. Otto le regioni senza nuovi malati.

«Ce l’abbiamo fatta col sacrificio di tutti — ha annunciato il ministro per gli Affari istituzionali, Francesco Boccia —. Ora è il momento della protezione dell’economia e del lavoro». Nella prima mattinata di riapertura, da segnalare code a Messina per gli imbarchi verso la Calabria.