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Solo nella regione orientale del Punjab quasi 250.000 persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa delle alluvioni. Save the Children segnala che da giugno le piogge monsoniche hanno ucciso circa 200 bambini

Pakistan sott’acqua

A resident carries milk buckets as he crosses a flooded road, due to the monsoon rains and rising ...
29 agosto 2025

di Paolo Affatato

«L’emergenza continua e tocca l’intera nazione. Ora a Karachi c’è massima allerta, mentre in Punjab quasi 250.000 persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa delle imminenti alluvioni. E le piogge torrenziali non danno tregua». Le parole consegnate a «L’Osservatore Romano» da Amjad Gulzar, direttore esecutivo di Caritas Pakistan, sono gravide di preoccupazione e declinano il momento drammatico che si vive in Pakistan, da due mesi colpito da nubifragi inondazioni che hanno messo in ginocchio la nazione, prima nel Nord, poi nel centro e nel Sud. «Le autorità hanno esortato i cittadini a tenersi lontani da fiumi, torrenti e zone basse, a evitare viaggi non necessari e a seguire gli avvisi diffusi tramite i media, i telefoni cellulari e l’app di allerta», racconta il laico cattolico. «Vi sono operazioni di evacuazioni su nei distretti lungo i fiumi del Punjab, che è la terra dei cinque fiumi», e il bilancio delle vittime e dei danni continua a salire. Negli ultimi due mesi, a causa delle alluvioni sono morte oltre 800 persone e altri 1.100 sono i feriti in diverse parti del Paese mentre, secondo le previsioni, l’allerta meteo proseguirà fino all’inizio di settembre. L’ong Save the Children riferisce che in tutto il Paese più di 200 bambini hanno perso la vita dalla fine di giugno a oggi a causa delle piogge monsoniche torrenziali e milioni di loro (circa 25 milioni solo nel Punjab) non hanno potuto frequentare la scuola per le precipitazioni record.

Alla distruzione delle case si aggiungono i danni all’agricoltura che è per molti una primaria fonte di sostentamento. «A Nord di Islamabad, soprattutto nella provincia montuosa di Khyber Pakhtunkhw — ricorda il direttore — un nubifragio ha scaricato una enorme quantità di pioggia in brevissimo tempo, creando alluvioni e frane. È stato terribile e improvviso. Numerosi villaggi sono stati spazzati via in poco tempo, con tante vittime e immensi danni a persone, case, campi. È una situazione grave che ora si è estesa alle regioni centrali del Pakistan, come le aree di Lahore e Multan, in Punjab, e anche al sud, a Karachi, nella provincia del Sindh».

Mentre le connessioni elettriche e telefoniche sono interrotte e il maltempo continua, «anche gli aiuti alle persone colpite sono ardui e a volte impossibili», rileva Gulzar. «In questa precaria situazione, anche i governi provinciali sono in difficoltà e si è attivata la solidarietà delle comunità cristiane, soprattutto tramite la Caritas e le singole parrocchie». Le chiese, le scuole, le parrocchie e le strutture cattoliche hanno aperto i battenti e danno rifugio a quanti hanno bisogno di riparo e di cibo: «I profughi sono musulmani e cristiani, non fa differenza, veniamo incontro all'umanità povera, disagiata, disperata», riferisce.

Rileva Gulzar che «la Caritas ha pianificato aiuti per 2.500 famiglie colpite dalle alluvioni (circa 17.500 persone), e ha già distribuito 250 pacchi alimentari, kit igienici e acqua potabile, organizzando 15 campi medici gratuiti per curare le malattie più comuni legate alle inondazioni». Un’attenzione speciale è data al distretto di Buner, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, dove la devastazione è stata particolarmente grave: «I team Caritas danno priorità alle comunità isolate e inaccessibili, soprattutto tramite unità sanitarie mobili, per fornire assistenza medica di base, prevenire malattie e dare aiuti umanitari essenziali», spiega.

In questo momento di estremo disagio e sofferenza, «lanciamo un appello a donatori, partner e organizzazioni della società civile affinché uniscano le forze nel rispondere alla crisi umanitaria. È necessario un supporto immediato per salvare vite umane, proteggere le famiglie e restituire dignità alle persone colpite», auspica il direttore.

Tramite l’opera della Caritas s e l’impegno di sacerdoti, parroci, religiosi, catechisti, la Chiesa cattolica in Pakistan mostra tutta la sua solidarietà: «Siamo profondamente addolorati per la sofferenza causata dalle massicce inondazioni. La Chiesa è al fianco delle famiglie colpite con la preghiera e l'azione, sollecitando il continuo sostegno di tutti i nostri fedeli», ha ribadito all’agenzia Fides Benny Mario Travas, arcivescovo di Karachi e presidente di Caritas Pakistan. «Così — ha detto — doniamo a tutti un pò dell’amore di Cristo Gesù».