La Porta Santa invito

di Benedetta Capelli
Leone XIV condivide la gioia della terra aquilana, «segnata dalla storia e dalla fede», per la grazia che infonde la 731a edizione della Perdonanza celestiniana che ricorre nell’anno del Giubileo della speranza. Ad assicurarlo è stato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin nella messa presieduta nel pomeriggio di ieri, giovedì 28 agosto, a L’Aquila nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, «simbolo vivente della misericordia di Dio e del perdono che Papa Celestino V volle donare al suo popolo».
Al termine del rito, concelebrato dal cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo emerito di L’Aquila, e dall’ordinario locale, l’arcivescovo Antonio D’Angelo, è stata aperta la Porta Santa.
A guidare l’omelia del cardinale Parolin è stato il passo del Vangelo di Giovanni nel quale Gesù si presenta come «la porta delle pecore». Porta, cuore e fede autentica sono i termini che hanno segnato la riflessione del porporato il quale ha ricordato come l’Anno giubilare, aperto da Papa Francesco anche nel carcere romano di Rebibbia, si leghi alla Porta Santa. «Oggi — ha detto il segretario di Stato —, in questa terra ferita» dal devastante terremoto del 6 aprile 2009, «e fedele, si apre la Porta Santa di Celestino, che da secoli parla di perdono e di pace».
«Questa apertura si inserisce nel cammino del Giubileo — ha rimarcato il porporato —, ma ha un tono tutto particolare: qui il segno diventa memoria viva, grido e preghiera, promessa di libertà e misericordia. Ricordiamo però che non è una soglia fisica o architettonica a essere decisiva: la porta del Giubileo è Cristo stesso. È Lui che ci introduce alla salvezza, è Lui che dobbiamo scegliere di attraversare. Solo attraverso di Lui si può entrare nella vita piena e uscire dalle schiavitù».
La strada indicata da Gesù è chiara e spazza via ogni ambiguità: «È Lui il passaggio verso Dio, verso la vita»; pertanto chi è venuto prima, presentandosi come guida, è un ladro e un brigante perché, ha sottolineato il celebrante, «viene per prendere, dominare, costruire sé stesso, non porta alla vita, ma ruba, uccide, distrugge». Quante voci, ha aggiunto, «oggi promettono salvezza senza Cristo, quante ideologie, moralismi o camuffamenti religiosi che scavalcano la Porta invece di attraversarla!».
Il popolo di Dio non ha creduto alle false voci perché, ha affermato Parolin, ha «una sapienza nel cuore, una voce profonda che riconosce il Pastore autentico». Una voce a cui tornare. «Cristo solo è la porta, e tutto ciò che non passa per Lui, per la sua carne, per la sua croce, non salva», ha proseguito.
Attraversare la Porta vuol dire dunque accogliere il Vangelo, perché «il cristianesimo non è un sistema di idee o una morale, ma un passaggio: entrare e uscire passando attraverso Cristo». Questo vuol dire — ha spiegato il cardinale — incontrare la salvezza, realizzare pienamente la propria vita, «diventare ciò che siamo chiamati ad essere», sperimentando la comunione con Lui, trovando il vero nutrimento, vivendo liberi.
La Porta — ha fatto notare in proposito — è comunque stretta. «Ma è anche una Porta aurea, preziosa, la più bella che ci sia». Attraversarla richiede dunque «una scelta personale, coerente e costante. Non è un varco largo dove si passa senza impegno. Seguire Gesù significa aderire a Lui con tutto il cuore, ascoltare la sua voce, vivere la sua Parola».
Da qui l’invito del segretario di Stato a fare attenzione al «grande inganno della nostra umanità: pensare che la felicità consista nel prendere, nell’impossessarsi, nel fare per sé». Si tratta di «una mentalità da ladro», che distrugge ciò che tocca e che si basa su «false promesse che sembrano più facili, ma lasciano vuoti». Invece «Gesù è venuto per dare, per donare vita piena».
Soffermandosi poi sul rito dell’apertura della Porta Santa, Parolin ha chiarito come l’attraversamento della stessa non debba «essere pensato o usato come un elemento superstizioso o un gesto magico che cambia automaticamente la nostra vita». Non basta passare attraverso la sacra soglia «per ottenere qualcosa di speciale. Il significato è molto più profondo: la Porta Santa è un invito a entrare nel cuore di Gesù, a lasciare che la sua grazia trasformi davvero noi, non un semplice rito esteriore».
Infine l’esortazione rivolta alla Chiesa aquilana a «saper passare attraverso Gesù»: anche l’apertura della porta di casa, ha commentato il cardinale, «può diventare un segno concreto di questo cammino».
Il segretario di Stato ha quindi concluso con la preghiera a Papa Celestino V affinché aiuti ad accogliere la grazia del Giubileo che lascia un segno solo se vissuto con autenticità.