Hic sunt leones
Africa

di Giulio Albanese
L’Africa, per chi la conosce davvero, è un continente ricco di storia, cultura e risorse naturali. Eppure, gli interessi economici stranieri legati al controllo delle commodity (materie prime), unitamente alla fragilità di alcuni sistemi statuali, hanno fatto sì che alcune macroregioni strategiche come la fascia saheliana, la Regione dei Grandi Laghi o il Corno d’Africa diventassero teatro di conflitti e instabilità che hanno modellato il suo destino. A questo proposito, negli ultimi decenni, come abbiamo peraltro già rilevato in passato in questa rubrica del nostro giornale, la presenza di mercenari ha suscitato un interesse crescente, poiché questi soldati di ventura sono spesso coinvolti in scenari complessi di guerra dove a pagare il prezzo più alto in vite umane sono le popolazioni autoctone.
Oggi, il fenomeno dei mercenari in Africa è tornato alla ribalta, con nuovi attori e dinamiche che si intrecciano con le sfide politiche ed economiche del continente. Mercenari di varie nazionalità, dai veterani delle forze armate occidentali ai soldati russi, si uniscono a conflitti che riflettono non solo questioni locali, ma anche interessi geopolitici globali. Il loro compenso, spesso sostanzioso, attira ex militari in cerca di opportunità, mentre le aziende di sicurezza privata e i governi si avvalgono della loro competenza per proteggere interessi strategici. Chi scrive, in questi anni, ha avuto modo di seguire il fenomeno che sembra essere in continua evoluzione al punto tale che la figura del mercenario non solo si è trasformata nel tempo, ma sta sempre più avendo forti implicazioni sul futuro del continente.
Durante il periodo coloniale, le potenze europee utilizzarono i mercenari per sostenere le loro campagne militari e per mantenere il controllo sui loro possedimenti. Questi soldati, spesso reclutati da paesi europei, hanno partecipato a conflitti che hanno plasmato il continente, contribuendo all’imposizione di regimi coloniali e alla repressione delle insurrezioni locali. Tuttavia, con il processo di decolonizzazione, avvenuto a metà del secolo scorso, molti Paesi africani hanno cominciato a lottare per la propria indipendenza, dando origine a conflitti armati che hanno aperto la strada a un nuovo tipo di mercenarismo. Negli anni Sessanta e Settanta, il continente africano è stato sopraffatto da una nuova ondata di mercenari, alcuni dei quali provenivano da Paesi africani, mentre altri erano ex militari di nazioni coloniali. In questa stagione, i mercenari hanno svolto un ruolo significativo in vari conflitti, mettendo in evidenza il loro potere e l’influenza che spesso esercitavano al di fuori delle leggi internazionali e senza un chiaro mandato. Tra questi spicca la figura di Thomas Michael Hoare, noto anche con lo pseudonimo di Mad Mike, un mercenario britannico, coinvolto in quegli anni in azioni di guerra in Africa e nell’Oceano Indiano, spesso insieme con l'italiano Tullio Moneta.
La creazione delle cosiddette aziende di sicurezza privata negli anni Novanta segnò una svolta significativa nella storia del mercenarismo in Africa. Chi scrive ebbe modo di conoscere personalmente in Sierra Leone i famigerati soldati di ventura dell’Executive Outcomes (EO), fondata nel 1989 da ex membri delle forze speciali sudafricane. Si trattò di una delle prime aziende a offrire servizi militari a pagamento in contesti di conflitto. In seguito la EO divenne parte della holding sudafricana Strategic Resource Corporation. Sciolta ufficialmente il 31 dicembre 1998, ancora oggi rappresenta il modello su cui si basano tutte le società militari private (Pmc), quali, ad esempio, quelle che hanno operato in Iraq e Afghanistan.
La EO ha fornito, dal punto di vista formale, personale militare, addestramento e supporto logistico esclusivamente a governi ufficialmente riconosciuti. Ciononostante, è stata spesso accusata dalla società civile di essere stata al soldo d’imprese minerarie. Le testimonianze raccolte dal sottoscritto sul campo, intervistando direttamente questi soldati di ventura, confermano i sospetti che siano il braccio armato di alcune multinazionali, consentendo loro di ottenere il controllo dei giacimenti in stati politicamente deboli o vittime di conflitti interni.
Oggi la scena del mercenarismo in Africa è diventata ancora più complessa, influenzata da cambiamenti geopolitici, conflitti interni e l’emergere di nuove aziende di sicurezza privata. Emblematico è l’esempio dell’Africa Corps, chiamato anche Russian Expeditionary Corps (REK), un gruppo paramilitare controllato e gestito dal governo di Mosca per sostenere l’influenza politica russa e i governi alleati in Africa. Il Corpo ha in gran parte ripreso le operazioni di un’altra compagnia filorussa, la Wagner Group Pmc presente in Africa, assorbendone e rinominandone le strutture. Infatti, a seguito della morte nell’agosto del 2023 del capo di Wagner, Yevgeny Prigozhin, una fulminea operazione di rebranding ha portato alla nascita di Africa Corps, che comunque mantiene lo stesso modus operandi e gli stessi obiettivi da perseguire, ovvero sostenere militarmente i governi africani partner, gestire attività economiche sia lecite che illecite (dalle miniere d’oro ai giacimenti di gas e petrolio, oltre ai traffici di legname) e accompagnare il consolidamento della sfera di influenza di Mosca nel continente africano. A questo proposito è utile leggere un recente report pubblicato a febbraio da Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC), intitolato Mercenaries and illicit markets. Russia’s Africa Corps and the business of conflict.
Sul versante dell’Africa Occidentale, la riduzione del personale militare francese nello scacchiere, voluta dal presidente Emmanuel Macron, ma anche imposta dalle circostanze, viene colmata sempre più da società militari private che offrono i loro servizi agli Stati che cercano di esternalizzare un’ampia gamma di missioni, dal supporto logistico e dalla sicurezza dei siti alla formazione e persino alla protezione di personaggi pubblici. In questo contesto, l’Alleanza degli Stati del Sahel, originariamente istituita come patto di difesa reciproca tra Mali, Niger e Burkina Faso nel settembre 2023, si avvale oggi dei servizi dell’Africa Corps di cui sopra. Nel frattempo, al soldo di interessi britannici e statunitensi, stanno riscuotendo un notevole successo, con la loro vasta esperienza nel settore, ad esempio la Bancroft Global Development (Usa), la G4S (Regno Unito, specializzata nella gestione di installazioni sensibili e trasporti sicuri), la Development Initiative (Regno Unito, con sede alle Bermuda e specializzata nello sminamento), la Relyant Global LLC (Usa, con sede nel Tennessee, che offre servizi di logistica e sminamento) o la Erinys (Regno Unito, specializzata nella gestione del rischio e nella sicurezza nelle zone di conflitto). Così come i mercenari di Sadat, una società di consulenza internazionale turca per la difesa, sta svolgendo un ruolo sempre più importante in Libia. Per non parlare dei militanti stranieri, in gran parte provenienti dal mondo arabo, che si infiltrano nelle formazioni jihadiste nel Corno d’Africa e nel Sahel.
Da quanto detto si evince che la storia dei mercenari in Africa è una narrazione controversa segnata, in gran parte, da conflitti e sete di potere. Dalla loro nascita durante il periodo coloniale fino all’emergere di aziende di sicurezza private nel contesto contemporaneo, i mercenari hanno avuto un ruolo significativo nel plasmare, spesso secondo logiche predatorie, la geopolitica africana. Comprendere questa storia è fondamentale per analizzare le dinamiche attuali e le implicazioni future legate all’uso dei soldati di ventura nel continente. Anche perché si pone innanzitutto una questione etica.
Nel giugno del 1998, l’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, tenne un discorso a una conferenza annuale nel Regno Unito. Riteneva che le società di sicurezza private potessero fornire all’Onu una capacità di reazione rapida. Sebbene avesse preso in considerazione l’idea di ingaggiare un’azienda privata durante la crisi dei rifugiati rwandesi a Goma (ex Zaire) per separare i combattenti dai rifugiati, all’epoca concluse che «il mondo potrebbe non essere pronto a privatizzare la pace». Il ragionamento di Annan di allora è chiaramente ancora oggi attuale, poiché al momento il quadro giuridico che regola questo settore è frammentato e soprattutto poco chiaro.
La Convenzione internazionale contro il reclutamento, l’uso, il finanziamento e l’addestramento di mercenari, risalente al 1989, è forse l’unico strumento applicabile universalmente nei confronti delle attività mercenarie, ma non è stato ratificato da molti Paesi importanti, inclusi gli Stati Uniti e il Regno Unito, tra i maggiori utilizzatori di soldati di ventura. Inoltre, la definizione restrittiva di mercenario contenuta nel testo rende difficile applicare la Convenzione alle società private, che sono entità riconosciute legalmente, ma spesso operano in aree grigie. Un rapporto presentato al Consiglio per i diritti umani dal Gruppo di lavoro sull’impiego dei mercenari evidenzia un evidente cambiamento nelle dinamiche della guerra, in termini di diversificazione e proliferazione degli attori coinvolti nei conflitti, nonché di disponibilità e tipologia di armi, munizioni e armamenti utilizzati.
Il rapporto conclude che esiste una crescente correlazione tra mercenari, attori militari e di sicurezza privati e ad essi collegati, e il traffico e la proliferazione di armi. La questione dei mercenari, dunque, è delicata, soprattutto guardando al futuro della democrazia in Africa.