
di Leonardo Sapienza
Dopo aver ascoltato la durezza di certe affermazioni di Gesù nel Vangelo di questa domenica, possiamo ripetere anche noi, come la prima lettura: «Quale uomo può conoscere il pensiero di Dio? Chi può immaginare cosa vuole il Signore?».
Chi di noi può essere così presuntuoso che pretende di spiegare Dio? Noi siamo troppo piccoli di fronte all’Infinito. Basta sentire il Salmo: «Ai tuoi occhi mille anni sono come il giorno di ieri che è passato», un sogno che svanisce, un breve sospiro.
Giustamente qualcuno ha detto: «Rifiuterei di credere in un Dio che potessi capire». Per questo dobbiamo invocare il dono della sapienza, come ci invita a fare sempre la prima lettura, per comprendere le parole dure di Gesù: «Chi non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle, e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Vangelo).
Non è una religione facile, quella che Gesù insegna. Non è ragionevole questo suo insegnamento, che sembra in contrasto con il comandamento di amare e onorare il padre e la madre, e di amare il prossimo. Ma se vogliamo essere “ragionevoli”, non avremo mai il coraggio di seguire Gesù!
Ci vuole spesso dell’eroismo per continuare ad essere cristiani. Ma questo serve per uscire dal nostro perbenismo, dalla nostra mediocrità, dalla nostra fede a buon mercato di cui ci accontentiamo tanto volentieri.
Gesù ci invita ad amarlo “di più” perché Lui per primo ci ha amati. Si diventa ciò che si ama. Se Lo amiamo “di più”, diventeremo di più suoi veri seguaci.
Il Vangelo in tasca
7 settembre, XXIII Domenica del Tempo ordinario
Prima lettura: Sap 9, 13-18;
Salmo: 89;
Seconda lettura: Fm 9b-10. 12-17;
Vangelo: Lc 14, 25-33.