· Città del Vaticano ·

A colloquio con il patriarca ecumenico Bartolomeo

Insieme come cristiani dobbiamo testimoniare
che non c’è pace
senza giustizia

tornielli.jpg
27 agosto 2025

di Andrea Tornielli

«Come cristiani abbiamo la necessità di far sentire la nostra voce, uniti, così come hanno fatto i nostri fratelli» e «dobbiamo anche testimoniare una ferma volontà di giustizia, perché senza giustizia non c’è pace». Il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, al Meeting di Rimini per intervenire a un incontro sul Concilio di Nicea, intervistato dai media vaticani, parla della data comune della Pasqua per i cristiani, della loro testimonianza nel mondo flagellato dalle guerre. Ricorda Papa Francesco e parla di Leone XIV sottolineando che il primo viaggio del nuovo Vescovo di Roma sarà in Turchia, per celebrare l’anniversario di Nicea.

Stiamo vivendo il 1700° anniversario del grande Concilio di Nicea, fondamentale per la storia di tutti i cristiani e per l’unità della Chiesa. Quale messaggio arriva a noi oggi da quel concilio?

Il Concilio di Nicea è stata una pietra miliare per l’intera storia del cristianesimo. Secondo le promesse di Cristo, lo Spirito Santo ha parlato e continua ad agire nella storia dell’uomo. I padri di Nicea, rimanendo saldi al kerygma delle Sacre Scritture, hanno definito ciò che già da tre secoli la Chiesa cristiana annunziava attraverso i simboli battesimali, codificando in canoni la verità annunciata. Il Concilio risveglia i cristiani delle Chiese del nostro tempo al fatto che il Cristo è veramente il Logos, che si è fatto carne, luce da luce, Dio vero da Dio vero, Homoousios, della stessa sostanza del Padre, perché se Gesù Cristo non fosse Dio, con lo Spirito Santo, Trinità consustanziale ed indivisibile, allora la storia cristiana sarebbe solamente una bella filosofia etica e non la storia della salvezza. Da questo consegue ogni nostra azione per l’oggi e per il domani.

A Nicea è stata discussa la data della Pasqua, si era cercato un accordo. Dopo secoli e secoli, perché non è ancora possibile per i cristiani celebrarla lo stesso giorno, la stessa domenica?

A Nicea si è deciso che era importante testimoniare la resurrezione di Cristo nello stesso giorno, ovunque nel mondo allora conosciuto. Le varie circostanze storiche hanno purtroppo disatteso quanto indicato dal Concilio. Non sta a noi giudicare quanto è avvenuto, tuttavia anche oggi comprendiamo che per essere credibili come cristiani, dobbiamo festeggiare la resurrezione del Salvatore nello stesso giorno. Assieme al compianto Papa Francesco abbiamo incaricato una commissione di studiare il problema. Abbiamo iniziato un dialogo. Tuttavia esistono sensibilità diverse tra le Chiese e quindi nostro compito è anche evitare nuove divisioni. Per la Chiesa ortodossa ciò che è stato stabilito da un concilio ecumenico può essere modificato solo da un altro concilio ecumenico. Tuttavia, siamo tutti disponibili ad ascoltare lo Spirito, che crediamo proprio quest’anno ci ha indicato come sia fondamentale unificare la data della Pasqua.

Quest’anno infatti tutti i cristiani hanno potuto celebrare Pasqua nello stesso giorno. Pasqua è stato anche il giorno dell’ultima apparizione pubblica di Papa Francesco, del suo ultimo abbraccio con i fedeli. Che ricordi ha di Francesco e come secondo lei ha contribuito al dialogo ecumenico?

Papa Francesco, di beata memoria, non è stato solo il Vescovo di Roma, come lui diceva di sé stesso. Ma è stato un fratello col quale ci univa una sintonia sui grandi problemi dell’uomo contemporaneo e la passione profonda per l’unità del mondo cristiano. Dal giorno della sua elezione abbiamo sentito dentro di noi la spinta di essere presenti al suo insediamento: era la prima volta nella storia per un patriarca ecumenico. Ci siamo battuti insieme per la pace tra i popoli, per il dialogo con le grandi fedi, dialogo interreligioso, per la giustizia condivisa, per l’ambiente naturale, per gli ultimi del mondo. Ci siamo incontrati tantissime volte e ogni nostro incontro è stato un incontro tra fratelli che si amano. Il Signore gli renderà merito di quanto ha testimoniato con la sua vita, con la sua opera. Requiescat in pace.

Dall’8 maggio scorso abbiamo un nuovo Papa, Leone XIV…

L’ho incontrato già due volte…

Infatti volevo chiederle come sono andati questi primi incontri e che cosa l’ha colpita di questi primi passi della sua missione come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa.

Siamo stati molto colpiti dalla figura del nuovo Papa, il quale, anche se con un diverso modo di agire rispetto a Papa Francesco, ha fin dall’inizio manifestato la sua ferma convinzione di continuare sui passi del suo predecessore. Anche con lui sentiamo una forte sintonia e siamo particolarmente lieti che il suo primo viaggio all’estero sarà al patriarcato ecumenico, in Turchia, da noi, e a Nicea, dove assieme testimonieremo la nostra ferma convinzione di continuare il dialogo ecumenico e l’impegno delle nostre Chiese davanti alle sfide globali. Lo aspettiamo con grande attesa.

Santità, il mondo è flagellato dalle guerre. C’è il conflitto in Ucraina, una lacerante ferita anche per le Chiese. C’è la tragedia di Gaza dove si muore di fame. Ci sono altre guerre delle quali non si parla. Che cosa possiamo fare per favorire una cultura della fratellanza e della pace?

Purtroppo ci sono tante guerre del mondo, spesso lontane dall’interesse dei grandi media mondiali. E poi c’è l’Ucraina, una guerra fratricida, scandalo per il mondo cristiano e soprattutto ortodosso. C’è Gaza e tutto il Medio Oriente, dove interessi lontani dalle necessità delle rispettive popolazioni, spingono non a camminare verso la pace giusta, ma a continuare una guerra straziante e inumana. Come cristiani abbiamo la necessità di far sentire la nostra voce, uniti, così come hanno fatto i nostri fratelli, il patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, Teofilo, e il patriarca latino, il cardinale Pizzaballa. Dobbiamo anche testimoniare una ferma volontà di giustizia, perché senza giustizia non c’è pace. Ma come cristiani abbiamo anche un’arma invincibile, la preghiera. E questo non dobbiamo mai dimenticarlo.