
Missionario scalabriniano e Sotto-Segretario del Dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale, padre Fabio Baggio è dal 2 febbraio 2023 anche direttore generale del Centro di alta formazione Laudato si’ all’interno del quale è nato il progetto del Borgo. «L’Osservatore di Strada» lo ha incontrato e gli ha chiesto di raccontare questa originalissima realtà voluta da Papa Francesco.
Si parla tanto, da qualche anno a questa parte, di questioni ambientali. Ma si avverte anche il rischio che lo si faccia soprattutto per moda e per interessi. Tant’è che non c’è spot pubblicitario che non si compiaccia di indulgere a parole magiche come “sostenibilità “, “riciclo”, “green”, ecc. Il Centro e il Borgo Laudato si’ si presentano invece con ben altro spessore: una concezione dell’ecologia all’insegna del messaggio cristiano. Quali sono a suo avviso gli aspetti qualificanti di questo approccio?
ll Centro di alta formazione Laudato si’, con l’aiuto di esperti di livello internazionale, ha realizzato il progetto del Borgo Laudato sì’ partendo dalla richiesta di Papa Francesco: sviluppare un modello che traduca in realtà tangibile i dettami dell’Enciclica Laudato si’. In altre parole, tradurre la lettera scritta in stili di vita, comportamenti, azioni e progetti che possano davvero agire il cambiamento nelle persone e, di conseguenza, nel mondo.
Nel chirografo con cui Papa Francesco dà vita a questo progetto si legge: «La cura della “casa comune” è una responsabilità che assumiamo verso il nostro prossimo ed insieme un modo per riconoscere l’infinita bellezza di Dio e contemplare il mistero dell’universo. Perché in ogni persona si risvegli il desiderio di concorrere a realizzare questo dovere, con l’Enciclica Laudato si’ ho richiamato l’esempio di San Francesco, che manifestò un particolare rispetto per l’opera creatrice di Dio, considerandola inseparabile dall’attenzione verso gli ultimi e gli abbandonati (cfr ls , 10)».
In queste righe è tracciata la strada maestra da percorrere: il Borgo Laudato si’ vuole essere un segno tangibile, che, lontano da slogan e proclami, parli al cuore e alle menti di chi vuole impegnarsi in prima persona per il bene comune, un impegno che rimane saldamente radicato nel Vangelo e nella dottrina sociale della Chiesa.
Papa Francesco non ha voluto solo “parlare” di cura del creato con l’enciclica Laudato si’. Ha voluto anche “agire”. Penso alle iniziative prese all’interno della Città del Vaticano per l’uso di energie alternative, ma penso soprattutto alla scelta di fare dei Giardini delle Ville Pontificie, un tempo frequentati dai Pontefici in estate, un luogo di studio, di educazione, di sviluppo, di pratica dell’ecologia integrale. Può raccontarci, in breve, l’attività che svolgete e i vostri progetti?
Educazione all’ecologia integrale, economia circolare e generativa e sostenibilità ambientale sono i tre cardini del progetto del Borgo Laudato si’, sui quali si stanno avviando una serie di attività volte a preservare e curare la ricchezza dei Giardini delle Ville Pontificie e renderla accessibile e inclusiva per tutti.
In ogni attività viene data grande importanza alla preservazione della biodiversità e alla armonica interazione tra essere umano e natura. Fulcro centrale del Borgo Laudato si’ è la formazione all’ecologia integrale e alla fraternità.
Accanto alle visite aperte al pubblico si stanno realizzando percorsi formativi diversificati. Sono già iniziati i corsi per l’inserimento lavorativo di migranti, rifugiati, minori non accompagnati, giovani e adulti disoccupati, persone con diverse abilità ed ex detenuti. Tali corsi hanno interessato gli ambiti della manutenzione del verde, potatura, giardinaggio, arboricoltura.
Grande attenzione viene data anche alle nuove generazioni. Ai più piccoli — scuole elementari, medie e superiori — verranno presto offerte visite guidate e momenti formativi, con attività e laboratori. Per gli universitari saranno a breve organizzati, in collaborazione con i vari atenei, summer school, corsi e giornate di approfondimento sui temi della Laudato si’.
Inoltre, è in cantiere l’offerta di seminari e ritiri sui temi fondamentali della Laudato si’ per imprenditori e manager. Molti di essi hanno già manifestato interesse ad approfondire i temi dell’enciclica, per realizzare aziende non solo “green” o sostenibili, ma orientate al bene.
Nei 20 ettari di area agricola si sta lavorando alla riorganizzazione e allo sviluppo di una serie di attività orientate alla produzione di olio, vino, miele, frutta, ortaggi, erbe medicinali, formaggi ed altro ancora. Per dare maggiore sostenibilità al progetto, si sta elaborando un modello di economia circolare fondato su condivisione, riutilizzo, riparazione e riciclo. È prevista la creazione di una comunità energetica fondata su fonti rinnovabili, sull’eliminazione della plastica e su un sistema idrico che eviti ogni dispersione e consenta il ricircolo e la raccolta di acqua piovana.
Insomma, qui a Castel Gandolfo ci si prende cura del giardino (il creato) e pure dei giardinieri (in particolare persone fragili ed emarginate). Mi sembra che questo sia un modello di servizio della carità che va oltre l’assistenzialismo immediato, che, pur avendo la sua ragion d’essere in determinate circostanze, incide poco o niente sulle strutture che sono all’origine della povertà e dell’esclusione sociale. Come pensate di rendere “contagioso” questo modello?
Andare oltre una logica di assistenzialismo per cercare di affrontare le cause strutturali della povertà e dell’esclusione sociale è una visione profondamente radicata nel magistero di Papa Francesco, dal quale emerge un concetto di carità che non solo allevia le sofferenze momentanee, ma si impegna anche a trasformare le condizioni che perpetuano l’ingiustizia sociale.
Un passo necessario in questa direzione è l’educazione. Creare consapevolezza su come le strutture sociali ed economiche influenzano la vita delle persone più vulnerabili e dell’intero pianeta aiuta a far comprendere l’importanza di un cambiamento sistemico. Attraverso la formazione e la sensibilizzazione, le persone possono diventare più consapevoli delle ingiustizie e motivate ad impegnarsi per un cambiamento duraturo.
Per rendere “contagioso” questo modello stiamo lavorando su diversi piani. Stiamo costruendo reti di collaborazione con diversi interlocutori: dalle università alle parrocchie, dalle associazioni alle imprese, dalle realtà locali a partner internazionali interessati a collaborare e che possano adottare il modello di Borgo Laudato si’ o parte di esso nei loro contesti.
La replicabilità di un modello è un elemento su cui si fonda la possibilità di condivisione delle buone prassi, e di confronto in un’ottica di crescita fraterna in cui nessuno rimanga indietro o peggio si senta escluso.
Io sono un ospite di Palazzo Migliori, l’edificio che Papa Francesco ha voluto destinare a casa di accoglienza per un gruppo di persone senza dimora che vivevano intorno a Piazza San Pietro. Anche questo Borgo lo sento un po’ casa mia, perché mi sembra di vedere un fil rouge che lega queste due realtà. Mi sbaglio?
Non si sbaglia. C’è un filo che lega l’azione per la Cura del Creato e l’impegno profuso dalla Chiesa per la Giustizia Sociale. È lo stesso filo che lega l’Enciclica Laudato si’ e l’Enciclica Fratelli Tutti.
Palazzo Migliori è nato dal desiderio di Papa Francesco di accogliere chi vive in situazioni di grande difficoltà, un gesto di umanità che ha dato nuova vita e dignità a molte persone.
Allo stesso modo, il Borgo Laudato si’ rappresenta una comunità aperta a tutte le persone di buona volontà, in particolare coloro che vivono una condizione di vulnerabilità.
Entrambe queste realtà sono un antidoto a quella cultura dello scarto da cui non smette di metterci in guardia Papa Francesco.
Passare da una cultura della scarto a una cultura della cura e della generatività è una delle grandi sfide etiche e sociali del nostro tempo. In questo contesto, Borgo Laudato Si’ e Palazzo Migliori rappresentano due tra i segni di speranza di cui il magistero di Francesco è costellato, tracciando la strada da percorrere verso un futuro di pace e fraternità.
Tra pochi mesi Papa Francesco aprirà la porta santa del Giubileo 2025. Il Borgo Laudato si’ rappresenta un segno della speranza che siamo chiamati a costruire, tant’è che sarà una delle tappe “consigliate” del pellegrinaggio giubilare. Quali iniziative avete in programma per l’Anno Santo? E, un’ultima cosa, non pensa che proprio da qui, da questo Borgo, potrebbe partire un itinerario che, toccando alcuni luoghi di dolore della città (penso al carcere, ma anche ai centri di accoglienza, alle mense, ai presidi medici gratuiti…), porti l’annuncio della speranza a chi, spesso, pensa di averla perduta?
Ci aspettiamo un arrivo significativo di pellegrini per il Giubileo 2025 e stiamo cercando di prepararci in modo adeguato. Stiamo preparando nuovi itinerari di visita, che permetteranno ai visitatori di fruire a pieno il Borgo e le sue attività. Oltre agli interventi strutturali di manutenzione e valorizzazione dei Giardini delle Ville Pontificie, si sta realizzando una narrazione del Borgo Laudato Si’ che si fonda sulla “Grammatica del Borgo”: 30 parole e riferimenti all’Enciclica Laudato si’ che guideranno le visite dei pellegrini in un percorso in cui la ricchezza botanica e archeologica del Borgo Laudato si’ possa essere valorizzata in un’esperienza immersiva nell’ecologia integrale che trasformi gli stili di vita.
I “pellegrini di speranza” potranno visitare un luogo che, con l’aiuto di tutti, vuole essere casa accogliente soprattutto per chi abita una delle tante periferie esistenziali del nostro tempo e al contempo generativa di una nuova cultura della cura.
di Fabrizio Salvati