· Città del Vaticano ·

Convegno a cento anni della nascita del cardinale

L’umanità sacerdotale
di Achille Silvestrini

 L’umanità sacerdotale di Achille Silvestrini  QUO-119
27 maggio 2024

In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita del cardinale Silvestrini, si è svolto ieri a Villa Nazareth un convegno dal titolo: “Umanità” sacerdotale di don Achille. Vocazione e spiritualità. L’incontro, in concomitanza con l’anniversario della sua ordinazione episcopale, che avvenne il 27 maggio 1979, mirava ad approfondire gli aspetti della vocazione, della spiritualità, della fede che trova nel Signore «la sorgente della vita», come dice il Salmo 36, le cui parole — «alla tua luce vediamo la luce» — don Achille cita in apertura del proprio testamento.

Dopo un saluto del gesuita Federico Lombardi, le relazioni sono state tenute dal cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, e dal professor Alberto Melloni, ordinario di Storia del Cristianesimo all’Università di Modena-Reggio Emilia. A seguire, si è svolta una tavola rotonda con la partecipazione di fratel Guido Dotti, monaco della Comunità di Bose, Margherita Elia, Roberto Monteforte, don Rocco Picardo, e la lettura di un messaggio del camaldolese Innocenzo Gargano.

Padre Lombardi, nel suo saluto, ha ricordato l’incontro, da redattore della «Civiltà Cattolica», con don Achille circa cinquanta anni fa. L’allora monsignor Silvestrini gli diede subito l’impressione di essere il vero interlocutore tra la Santa Sede e la rivista, di cui seguiva il lavoro con intelligenza e spirito di servizio alla Chiesa, con profonda consapevolezza e attenzione alla realtà italiana e internazionale. «Oggi abbiamo tutti un bisogno molto urgente di speranza», ha concluso Lombardi, sottolineando il fatto che è assai opportuno un incontro sulla spiritualità di don Achille, sacerdote ricco di vero spirito apostolico, poiché è giusto andare in profondità, alle sorgenti della sua vita e delle sue opere, animato come era da una fiducia profonda nelle persone che incontrava: «Fiducia che poggiava sulla fiducia in Dio».

Sulla necessità della stagione bibliografica sul cardinal Silvestrini, aperta in occasione del centenario, è tornato Melloni, per il quale la personalità poliedrica, le parole e le opere «di personaggio chiave del secondo Novecento cattolico, italiano e internazionale» vanno comunque studiate nella consapevolezza che «la sua vita rimane fortemente unificata e unitaria». Questa è la chiave per comprenderne la «humanitas sacerdotale», che «esprime anche fuori dal presbiterio un’idea della Chiesa presente nella storia», un’idea che si rifaceva alla lezione di monsignor Francesco Lanzoni (1862-1929) e che «è la base del suo attivismo conclavario, della sua azione di protezione nei confronti degli studi, del dialogo con la politica che cava dagli interlocutori il meglio».

Il cardinale Gugerotti, che di Silvestrini era stato stretto collaboratore nell’allora Congregazione per le Chiese Orientali, ha messo in luce i tratti che ne hanno delineato la spiritualità sacerdotale. Prete di formazione tradizionale, classica, coltivava assiduamente il rapporto con la Parola: nei viaggi, aveva sempre con sé un «Nuovo Testamento “sdrucitissimo” su cui meditava quotidianamente». Anche nell’attività diplomatica, esprimeva la dimensione sacerdotale in modo garbato: «Era capace di metterti a tuo agio attraverso la mimica, il sorriso, l’espressione degli occhi».

Un altro tratto sacerdotale di don Achille si coglieva nel fatto di essere una persona che «ti ascoltava con grande disponibilità, ti spalancava la porta del cuore». Ogni sua frase aveva un fondamento teologico. Inoltre, era capace di collegare la spiritualità con la cultura storica (che era la sua grande passione), letteraria, artistica, con il senso della bellezza, e «questo allargava lo spazio comune con l’interlocutore». Circondava il rapporto con gli altri di un certo pudore. Egli è stato, in sintesi, un «sacerdote della pace e del dialogo, dell’incontro a cui non si sottraeva mai».

Un aneddoto, infine, fa cogliere l’amore di don Achille per la Chiesa: «Si alzava in piedi quando il Papa gli telefonava, e restava in piedi per tutta la durata della telefonata».

«Amava la Chiesa profondamente», ha concluso Gugerotti, «la voleva in dialogo col mondo, ed era un esempio di dialogo, di estrema capacità di colloquio a tutti gli effetti e a tutte le latitudini».

di Giuseppe Piccoli