· Città del Vaticano ·

Unione europea
e organizzazioni religiose

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23 ottobre 2023

L’Unione europea riconosce una grande importanza al fenomeno religioso. Esso rappresenta non solo una delle espressioni fondamentali dell’identità individuale e un importante fattore di coesione sociale, ma anche un patrimonio di valori, di idee e di pensiero condiviso in grado di dare un contributo importantissimo alla costruzione dell’Europa unita. L’impegno delle istituzioni dell’Unione europea a favore del dialogo con le organizzazioni religiose è sancito dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (art. 17, par. 3), secondo cui l’Unione ha l’obbligo di instaurare con le Chiese e le comunità religiose un dialogo «aperto, trasparente e regolare». La Commissione è l’istituzione maggiormente coinvolta in questo dialogo. Tra i commissari viene nominato un responsabile incaricato di adottare iniziative politiche e rappresentare la Commissione nelle relazioni con le Chiese e le comunità religiose. Circa sessanta rappresentanze di comunità religiose sono oggi presenti a Bruxelles e partecipano con varia intensità al dialogo con l’Unione europea. Tra di esse si contano organizzazioni cattoliche, ortodosse, protestanti e anglicane, nonché rappresentanti di confessioni non cristiane, in particolare hindu, ebraiche, musulmane e buddiste. Fra tutte le organizzazioni confessionali, la Chiesa cattolica è di certo quella che ha più contribuito al processo di integrazione europea e al dialogo con l’Unione. Innanzitutto, essa partecipa alla formazione e all’attuazione delle politiche europee in diversi ambiti, fra cui la politica dell’immigrazione e dell’asilo, la politica dell’integrazione e dell’inclusione sociale, la cooperazione internazionale e l’aiuto allo sviluppo. La Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) ha in particolare il compito di adottare posizioni comuni fra le conferenze episcopali nazionali da promuovere presso l’Unione. Non si può poi ignorare il ruolo importante che la Chiesa cattolica, soprattutto nella persona del Santo Padre e delle conferenze dei vescovi, ha svolto e continua a svolgere a favore dello sviluppo del processo di integrazione europea in sé, mettendo in guardia i fedeli e la classe politica dalle derive neo-nazionaliste che sembrano riemergere e addirittura prevalere in alcuni stati membri.

di Luca Lionello
Ricercatore di diritto dell’Unione europea all’Università Cattolica del Sacro Cuore