· Città del Vaticano ·

Le missionarie di Gesù Crocifisso con un piede nel mondo e l’altro nel convento

Una piccola casa
per una grande causa

 Una piccola casa per una grande causa  QUO-076
31 marzo 2023

Centinaia di famiglie assistite ogni giorno, 250.000 pasti caldi serviti nel 2022, 2.500 metri quadrati per sostenere in modo continuativo oltre mille persone e migliaia di esistenze trasformate: questi sono i numeri che raccontano di un “luogo del cuore” in Brasile, in cui alberga e si sente viva l’anima di chi vive a Vila Maria da Conceição ai margini di Porto Alegre (capitale dello Stato del Rio Grande do Sul). In questa periferia, segnata da una situazione di estrema vulnerabilità, dove latitano i servizi più basilari e sia la disgregazione familiare, sia la violenza comunitaria prevalgono, le missionarie di Gesù Crocifisso (Irmãs Missionárias de Jesus Crucificado - Mjc) sono una presenza di speranza e di fraternità con la Pequena casa da criança (Piccola casa dei bambini), che opera da sessantasei anni per una “grande” causa. L’istituto infatti non è semplicemente una casa per l’infanzia; qui trovano calda accoglienza, riparo dalle tempeste della vita e spazio per i sogni — come unicamente una casa sa donare — anche giovani, anziani e intere famiglie. D’altronde, come diceva già duemila anni fa Plinio il Vecchio, «la casa è dove si trova il cuore».

«Pequena casa da criança è impegnata nell’ambito educativo e della formazione professionale, avendo come obiettivo la promozione dello sviluppo integrale della persona umana, in tutte le sue dimensioni — fisica, cognitiva, emotiva, sociale e spirituale — al fine di generare un impatto socio-economico nel contesto in cui opera, agendo attraverso i valori cristiani», spiega nell’intervista al nostro giornale suor Pierina Lorenzoni, presidente dell’istituto. «Delle 479 famiglie assistite nel 2022, il 25 per cento aveva un reddito familiare inferiore al salario minimo. Circa il 70 per cento dei nuclei familiari sono monoparentali e il 40 per cento dei capifamiglia non ha nemmeno completato l’istruzione di base: l’86 per cento sono donne, mentre il 70 per cento sono neri o pardos (meticci). Inoltre, più della metà delle abitazioni sono anguste e malsane, poiché non dispongono di impianti idrici e fognari a norma». Questo scenario rappresenta un ostacolo alla garanzia dei diritti sociali di questa popolazione, tra cui quello all’istruzione, motivando così con forza la continuità del lavoro portato avanti dell’istituto, che oggi, con diversi programmi, sostiene in modo continuativo 937 persone, tra bambini, adolescenti, giovani e anziani: scuola dell’infanzia e primaria, dove vengono seguiti 419 bambini; servizio di convivenza e rafforzamento dei legami, laboratori per il dopo-scuola destinati a 164 assistiti dai 6 ai 17 anni; azione di strada, incentrata sulla cura di 252 bambini con storia di lavoro minorile alle spalle nonché di adulti indigenti o senzatetto; il progetto “giovane apprendista”, che favorisce l’inserimento nel mercato del lavoro di oltre 50 adolescenti; gruppo anziani; servizio psicologico e sociale per la comunità. Le religiose sono inoltre particolarmente attente alla promozione dell’accesso alla cultura e alla condizione delle donne delle periferie.

Ma il seme che ha generato questi frutti parte da lontano, spiega suor Lorenzoni. «Era il 1919, quando, a Campinas (Stato di San Paolo), su iniziativa della giovane Maria Villac, si formò un gruppo di donne di diversa estrazione sociale, generazionale ed etnica, che iniziò a riunirsi, per meditare sulla Via Crucis e svolgere pratiche di pietà. Ciò, a quel tempo, significava percorrere le periferie della città, per entrare nelle case dei poveri, nelle fabbriche, incontrando gli operai, e nelle carceri». Negli anni, grazie ad un’intensa vita apostolica e spirituale, il gruppo crebbe in maniera significativa fino a dar vita all’associazione delle missionarie di Gesù Crocifisso, la cui missione era visitare le famiglie disagiate e organizzare centri di catechesi, in un contesto segnato dalla disuguaglianza sociale, causata anche dall’accelerazione del processo di industrializzazione nelle città di San Paolo e Campinas. Confidando nella forza evangelizzatrice del gruppo e per garantire continuità a questa esperienza cristiana, monsignor Francisco de Campos Barreto, l’allora vescovo di Campinas, propose di trasformare l’associazione in una congregazione religiosa «con un piede nel mondo e l’altro nel convento».

Nel 1928 nacque così la congregazione delle Mjc, con il carisma di «andare alla ricerca dei più bisognosi!». Una delle religiose che ha segnato la storia della congregazione è stata Nely Capuzzo. Nata a Goiás, fu designata a svolgere la sua missione nella città di Porto Alegre, iniziando a lavorare con le famiglie e i bambini poveri che abitavano nei dintorni del porto della città. Tuttavia, in seguito a un’alluvione che colpì la zona, le famiglie dovettero cercare un altro posto dove vivere, stabilendosi proprio a Vila Maria da Conceição, conosciuta anche come Morro da Maria Degolada. «Fu proprio in questa località, distante dal centro e priva di strutture sanitarie, educative e di assistenza, che la religiosa portò avanti la sua opera, fondando nel 1956 la Pequena casa da criança, un luogo di protezione e promozione della vita. La prima sede dell’istituto era allora una piccola capanna di legno, il che spiega il nome dell’opera. “Casa” per noi significava luogo di accoglienza, di incontro, ma anche di celebrazione e catechesi, cioè uno spazio dove la comunità potesse ritrovarsi. E ancora oggi l’istituto continua ad essere “la casa di Dio”, che esiste per fare del bene a tutti, senza distinzioni», sottolinea suor Lorenzoni.

La storia della Piccola casa si intreccia così con quella della comunità, attenta ai suoi bisogni specifici. L’istituto ha ceduto, ad esempio, parte del suo edificio per creare un ambulatorio che garantisse il diritto alla salute. «I servizi offerti sono complessi e multidimensionali, proprio perché tengono conto dell’obiettivo di favorire uno sviluppo umano integrale: non solo dunque accesso ai beni necessari, tra cui alimentazione, accompagnamento psicologico e sociale, ma anche attività spirituale, al fine di promuovere la fede, la cultura della pace e della fratellanza, una forza essenziale per combattere la violenza comunitaria».

Da tempo la Piccola casa del bambino ha quindi smesso di essere piccola. Nonostante le sfide siano sempre maggiori, «la congregazione continua ad accarezzare la speranza di costruire un nuovo edificio, che permetterà di ampliare gli iscritti alla scuola per l’infanzia ed elementare e di raddoppiare il numero delle persone beneficiarie dei programmi della Casa», riferisce suor Pierina.

Le Mjc sono inoltre impegnate non solo in vari Stati del Brasile, ma anche in Cile, Ecuador, Bolivia, Paraguay, Perù, Angola, Mozambico e Kenya. Essere presenza viva in queste periferie del mondo è un segno di fedeltà al carisma della congregazione, che fin dall’inizio ha avuto come missione quello di dedicarsi a un’evangelizzazione attenta alla realtà degli “impoveriti”. Ebbene le religiose ne hanno percorsa di strada e come un fiume in cerca del mare continuano a coltivare nuovi sogni, consapevoli dell’importanza di essere costantemente “in uscita”.

di Alicia Lopes Araújo


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