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La buona Notizia
Il Vangelo della III domenica di Quaresima (Gv 4, 5-42)

La solitudine che non disseta

 La solitudine che non disseta  QUO-055
07 marzo 2023

Ogni incontro racchiude un bagaglio di sentimenti, attese e scoperte. L’incontro è l’inatteso che bussa alla porta della nostra routine comoda e sicura. L’incontro è l’irruzione dell’altro nella realtà nota della nostra vita. L’incontro è il dischiudersi dell’inedito che viene inevitabilmente a voltare pagina nella storia ripiegata su sé stessa. Gesù ha vissuto il suo ministero itinerante vivendo molteplici e sorprendenti incontri: è il Dio che, sulle strade dell’umanità, va alla ricerca di volti da contemplare.

L’episodio al pozzo di Giacobbe tra Gesù e la Samaritana è l’emblema di ogni incontro, che celebra l’incrocio inaspettato — non solo tra due desideri — ma tra due assetati. Infatti mentre Gesù ha sete dell’amore dell’umanità, la Samaritana ha sete dell’amore di un Padre, fedele e misericordioso. La fede in Dio diventa fonte di gioia nella misura in cui accade l’incontro: «mentre prima di essere amati “ci sentivamo di troppo”, ora sentiamo che questa esistenza è ripresa e voluta nei suoi minimi particolari da una libertà assoluta. È questa in fondo la gioia d’amore, quando esiste: sentirci giustificati d’esistere» (J. P. Sartre, L’essere e il nulla, Il Saggiatore, Milano, 1997, pag. 455).

Mentre l’incontro ci sorprende rispetto alla nostra realtà conosciuta, permette di far emergere ciò che di noi ancora non conosciamo pienamente: ci svela nella nostra identità mettendoci a contatto con la parte più vera di noi, con i nostri desideri e le nostre sofferenze. La legittimità di un desiderio che abita persino Dio diventa voce attraverso l’umanità di Gesù: «Dammi da bere!». Incontrando Cristo si diventa capaci di amare ed essere amati poiché nessuno basta a sé stesso, nessuno si disseta alla propria solitudine.

L’incontro con Cristo è allargamento del desiderio di vita e di relazione oltre i limiti delle delusioni e del tradimento. L’incontro con Cristo mette in moto quelle acque stagnanti della nostra vita in cui preferiamo rimanere a guardare, spettatori di una bellezza inaudita che ci chiede di essere diffusa. È Lui che riesce a inondare di vita la nostra storia rimettendo in movimento generosità, gratuità e onestà — proprio come un torrente in piena — in grado di aprire finestre di speranza e risurrezione in mezzo a cieli foschi. 

di Roberto Oliva