· Città del Vaticano ·

La scelta di Nicolina

The relatives of the victims of the Steccato di Cutro shipwreck mourn over the coffins of their ...
02 marzo 2023

Se avesse potuto, li avrebbe voluti abbracciare tutti, quei cadaveri. Se ne sarebbe infischiata anche dei suoi 81 anni suonati e si sarebbe catapultata a sollevare il telo bianco che li avvolgeva uno ad uno: in quell’istante non avrebbe fatto altro che baciarli. E poco importa se da Botricello alla spiaggia di Steccato di Cutro ci sono più di otto chilometri: li avrebbe percorsi con un solo balzo, senza nemmeno prendere fiato. Se avesse potuto.

Del resto, Nicolina Parisi era come se percepisse distintamente le grida disperate e lancinanti dei sopravvissuti e delle mamme che avevano perso i propri figli. «Era come se arrivassero con prepotenza alle mie orecchie, non avrei mai potuto ignorarle» mormora.

Della barca partita dalla cittadina turca di Smirne e naufragata a largo della spiaggia di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, Nicolina è venuta a conoscenza quasi per caso. Il giorno stesso della tragedia, stava guardando il telegiornale quando le immagini della distesa di buste bianche con i primi corpi tirati a riva le hanno gelato il sangue: «Ho visto una madre che teneva in braccio suo figlio, morto! Mi sono detta: devo fare assolutamente qualcosa». È proprio in quel momento che Nicolina avrebbe voluto avere la forza per andare in spiaggia e magari gettarsi in acqua nella speranza di salvare qualcuno: «Ma, sa, sono anziana. Come avrei potuto farlo? Allora mi sono attaccata al telefono e ho chiamato prima il parroco e poi il sindaco del mio paese mettendo a disposizione la mia cappella cimiteriale per accogliere almeno due di quei morti senza nome che non possono trovare posto nei cimiteri. Al sindaco ho ricordato che, su questa terra, siamo tutti profughi».

A Botricello, paese con poco più di cinquemila anime che si affaccia sul Golfo di Squillace, Nicolina ci vive da 55 anni, da quando sposò l’uomo della sua vita, scomparso ormai una decina di anni fa. Con lui aveva condiviso tutto, anche l’idea di essere sepolta insieme, un giorno. Ma ora proprio non le importa se anche dovesse rimanere fuori dal loculo, separata dal suo amore di sempre, e se il suo posto dovesse essere preso da qualche perfetto sconosciuto che ha sfidato la dura legge del mare per tentare la strada di un futuro migliore. Per lei è, e rimarrà, uno dei più sublimi atti di carità.

E nel momento in cui ripensa alla decisione presa in meno di un secondo, non può non pensare anche ai suoi figli. «Ne ho tre — racconta piangendo — e quando alla più piccola ho fatto sapere che avrei ceduto alcuni posti nella cappella di famiglia mi ha risposto: “Mamma, se anche io dovessi rimanere fuori, tu hai fatto la cosa più bella del mondo”. Mia figlia più grande, invece, mi ha abbracciata, senza dire nulla».

Nicolina continua a ripetere di non aver fatto un gesto poi così eclatante ed esprime gioia per i tanti suoi concittadini che, seguendo il suo esempio, hanno messo a disposizione loculi e cappelle cimiteriali: «È una cosa che non era mai accaduta. Addirittura, una mia amica che risiede in Piemonte, dopo essere venuta a conoscenza della mia storia, mi ha telefonato chiedendomi se anche lei poteva condividere una tomba». L’amore è contagioso e davvero non ha confini. 

di Federico Piana