· Città del Vaticano ·

Tribuna Aperta
Un intervento nell’ambito del dibattito sul diaconato femminile

C’è posto nella tenda?

 C’è posto nella tenda?  DCM-001
07 gennaio 2023

Mentre la Chiesa si prepara alla prossima fase del sinodo sulla sinodalità, una delle questioni più pressanti è il rapporto tra le donne e la Chiesa, insieme al problema del clericalismo. Il Documento di lavoro per la tappa continentale afferma chiaramente che “quasi tutte le sintesi sollevano la questione della piena ed equa partecipazione delle donne” (n. 64).

Molti rapporti nazionali hanno chiesto di restituire le donne al diaconato ordinato, eppure il Documento di lavoro parla di “un diaconato femminile”. È forse indice di un discernimento in corso sulla capacità delle donne di ricevere l’ordinazione sacramentale come diaconi, malgrado l’evidenza storica di donne diacono ordinate? Sebbene le donne siano sempre più incluse come dirigenti professionali all’interno delle strutture della Chiesa, in particolare all’interno della Curia romana, rimane ancora una profonda riluttanza ad accettare il precedente storico di donne nel ministero ordinato.

La Chiesa può superare il clericalismo e la negazione della storia?

Predicate il Vangelo!


La Costituzione apostolica Praedicate Evangelium sulla Curia Romana e il suo servizio alla Chiesa e al Mondo, di Papa Francesco, afferma chiaramente che la missione della Chiesa è di predicare il Vangelo. Il documento spezza il legame tra stato clericale e servizio curiale, compiendo un passo importante nel predicare la verità evangelica dell’uguaglianza di tutte le persone.

Di fatto, predicare il Vangelo è un compito di tutti i cristiani, ma predicare il Vangelo durante la liturgia della Messa è un compito specifico del diacono.

Mentre registri storici e manoscritti liturgici dimostrano che sia i vescovi d’Oriente sia quelli di Occidente ordinavano donne come diaconi, la controversia indugia sulla natura esatta di tali ordinazioni. Ad ogni modo, la storia afferma che, in tempi e territori diversi, dei vescovi hanno ordinato donne come diaconi nel santuario, durante la Messa e alla presenza di altro clero, attraverso l’imposizione delle mani e l’invocazione dello Spirito Santo. I nuovi diaconi donna si comunicavano da sole dal calice e il vescovo poneva una stola sulle loro spalle. Cosa più importante: il vescovo chiamava queste donne diaconesse, come santa Febe prima di loro (cfr. Romani 16, 1-2).

Il dibattito attuale verte su due domande: 1) può una donna rappresentare Cristo, il Signore Risorto? e 2) il divieto relativo al sacerdozio delle donne vale anche per il diaconato delle donne? Malgrado qualche offuscamento da parte degli studiosi, le risposte sono chiare: sì, le donne possono rappresentare Cristo; no, il sacerdozio non è il diaconato.

Una donna può rappresentare Cristo?


Il cosiddetto “argomento iconico” secondo cui una donna non può rappresentare Cristo è apparso nella Dichiarazione Inter insigniores circa la questione dell’ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (15 ottobre 1976). Il documento cita l’affermazione di san Tommaso d’Aquino secondo cui i “segni sacramentali rappresentano ciò che significano per una naturale rassomiglianza”, sostenendo poi che la necessaria “naturale rassomiglianza” è con l’essere uomo di Cristo, poiché “in effetti, il Cristo stesso fu e resta un uomo”. Pone così la casualità del genere al di sopra della sostanza dell’Incarnazione: Dio si è fatto uomo. L’essere umano maschile Gesù non è il Signore Risorto, il Cristo che tutti i cristiani possono rappresentare.

Il secondo punto importante di Inter insigniores è che Gesù ha scelto solo apostoli uomini, ribadendo così la prima affermazione del documento che: «La Chiesa cattolica non ha mai ritenuto che le donne potessero ricevere validamente l’Ordinazione presbiterale o episcopale». Ma quando sostiene il suo “argomento iconico”, Inter insigniores non menziona il diaconato. Diciotto anni dopo questa Dichiarazione, la Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis sull'ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini, di Giovanni Paolo ii , (1994) lascia cadere l’“argomento iconico”. Ordinatio sacerdotalis non menziona il diaconato.

Il divieto relativo al sacerdozio delle donne vale anche per il diaconato delle donne?


Mentre né Ordinatio sacerdotalisInter insigniores affrontano la questione delle donne diacono, alcuni commentatori propongono quella che definiscono l’“unicità degli ordini” per collegare il diaconato e il sacerdozio. La loro argomentazione presume che il diaconato implichi l’eleggibilità all’ordinazione sacerdotale, e poiché le donne non possono essere ordinate sacerdote non possono nemmeno essere ordinate diacono.

Questo falso ragionamento sull’“unicità degli ordini” è radicato nel cursus honorum medievale, i vari passaggi clericali dalla tonsura, passando dagli ordini minori dell’ostiariato, lettorato, esorcistato, accolitato, agli ordini maggiori del suddiaconato, diaconato e presbiterato. Tale percorso esigeva che chiunque dovesse essere ordinato diacono fosse anche eleggibile per l’ordinazione sacerdotale, terminando in realtà il diaconato come una vocazione permanente. Sebbene l’ordinazione diaconale fosse diventata solo un passo verso l’ordinazione presbiterale, il concilio di Trento (1545-1563) discusse degli ordini minori e del diaconato. Nel corso della ventitreesima sessione, avvicinandosi alla sua conclusione, il concilio approvò un canone che permetteva ai chierici sposati di esercitare i quattro ordini minori. Apparentemente il concilio affermò anche la sacramentalità dell’ordinazione diaconale, malgrado il perdurante dibattito accademico sulla questione. Non si sa di alcun dibattito, all’epoca, circa le ordinazioni storiche delle donne, conosciute in Occidente sino alla fine del xii secolo.

Ripristino e rinnovamento del diaconato


Dal suo ripristino, da parte del concilio Vaticano ii , come ministero permanente che include uomini sposati, il diaconato è prosperato. Lumen gentium al n. 29 afferma che ai diaconi sono imposte le mani “non per il sacerdozio, ma per il servizio”, e ad oggi sono circa 47.000 gli uomini che hanno accolto la chiamata al ministero diaconale ordinato.

Due vescovi, uno italiano e l’altro peruviano, avevano suggerito il diaconato femminile al concilio, che però non prese alcuna decisione. Qualche anno dopo, a quanto si narra, Paolo vi chiese alla Commissione Teologica Internazionale, o ad alcuni dei suoi membri, di riesaminare la questione. Sia Cipriano Vagaggini, membro della Commissione Teologica Internazionale, sia Philippe Delhaye, segretario della stessa, ai quali in seguito si unì Roger Gryson, negli anni Settanta scrissero in modo positivo del diaconato ordinato delle donne. Dieci anni dopo, Aimé-Georges Martimort pubblicò una replica negativa.

Sebbene un sottocomitato della Commissione Teologica Internazionale abbia esaminato l’argomento tra il 1992 e il 1997, la sua relazione riferita come positiva, non è stata pubblicata.

Poi, nel 1998, le Ratio fundamentalis institutionis diaconorum permanentium della Congregazione per l’Educazione Cattolica affermarono che “con la sacra ordinazione, [il diacono] è costituito nella Chiesa icona vivente di Cristo servo”, cercando forse di eliminare la restaurazione delle donne nell’ordine. Nel 2002 una seconda relazione di un sottocomitato della Commissione Teologica Internazionale identificò il diacono come persona che è e agisce in persona Christi servi, rianimando l’“argomento iconico” abbandonato. Quel sottocomitato dichiarò che i diaconi uomo e donna della storia non avevano gli stessi compiti e doveri, tralasciando i compiti sacramentali dei diaconi donna. Scrisse inoltre che i riti di ordinazione erano diversi, ignorando quei riti che, fatta eccezione per i pronomi, erano identici. Fatto importante, il documento del 2002 affermò che il diaconato e il presbiterato erano ordini distinti, concludendo dunque che la questione dei diaconi donna richiedeva una decisione magisteriale.

Su richiesta dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali ( uisg ), Papa Francesco ha nominato una commissione per esaminare la questione delle donne nel diaconato, che si è riunita tra il 2016 e il 2019. Ha istituito una seconda commissione nel 2020, che a quanto pare si è riunita tra il 2021 e il 2022. Nessuna delle relazioni delle due commissioni è stata pubblicata.

Che cosa può fare il sinodo?


L’intento del sinodo è di preparare una Chiesa in ascolto, una Chiesa che certamente ascolta le questioni relative all’inclusione, ma che ascolta anche la Parola di Dio, così come spiegata dal magistero. Alcune questioni sono davvero dolorose, e il popolo di Dio potrebbe ritenere difficile “camminare insieme” quando la risposta alle sue domande è “no”.

Ma alla domanda di restituire le donne al diaconato ordinato, vocazione permanente che non implica l’eleggibilità al sacerdozio, è facile rispondere in modo affermativo. Il lavoro storico, antropologico e teologico è completo. Le donne sono state ordinate diacono. Le donne sono fatte a immagine e somiglianza di Dio. Il diaconato non è sacerdozio.

In tutto il mondo la gente ha chiesto alla Chiesa di maturare rispetto al clericalismo e di riconoscere le capacità manageriali e ministeriali delle donne. Ci sono progressi nel chiamare cooptare le donne nella gestione. Il prolungato processo sinodale non deve ritardare la restituzione delle donne al ministero diaconale ordinato.

di Phyllis Zagano
PhD presso la State University di New York a Stony Brook (1979), è assegnista di ricerca senior in residenza e adjunct professor di Religione alla Hofstra University, Hempstead, New York. Nel 2016 è stata nominata da Papa Francesco nella Commissione di studio sul diaconato delle donne