· Città del Vaticano ·

Ritratti di donne le cui storie interrogano l’oggi della Chiesa e della fede

Devote e eretiche

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02 luglio 2022

Donne di tutto l’universo, cristiane o non credenti, a cui è affidata la vita in questo momento così grave della storia, spetta a voi salvare la pace del mondo!
È Paolo VI, nel suo Messaggio alle donne a chiusura del Concilio Vaticano II. Anno 1965, l’8 dicembre festa della Immacolata Concezione: e sono parole che decenni dopo, in tempi così preoccupanti, rileggiamo con pudore.

Il Concilio Vaticano II iniziò l’11 ottobre 1962 . Evento spirituale, storico, epocale, cui per la prima volta furono ammesse, come uditrici, 23 donne: 10 religiose e 13 laiche.

A quelle donne che furono scelte non per rappresentanza, ma per competenza e ruolo, che non potevano parlare ma battagliarono nelle commissioni, dedichiamo questo numero di Donne Chiesa Mondo. Perché negli anni in cui il ruolo femminile nelle società occidentali stava mutando in profondità, furono protagoniste e anticipatrici. L’intento è di raccontare alcune donne le cui storie interrogano l’oggi della Chiesa e della fede. Sia quelle devote e dedite, che quelle considerate eretiche, ma che eretiche non si consideravano. Cominciamo proprio con una delle madri del concilio, l’australiana Rosemarie Goldie con un ritratto scritto della teologa Cettina Militello che l’ha avuta come amica.

Le donne praticano la pace, e non temono di imboccare strade difficili di dialogo. Gettano ponti istintivamente, anche quando vengono usate come pedine politiche. Vedi Costanza di Staufen, devotissima imperatrice bizantina figlia di Federico ii di Svevia, un matrimonio negoziato ad uso della diplomazia di suo padre che fu condannato da Innocenzo iv .

E oggi vedi la comboniana Azezet Habtezghi Kidane, per tutti suor Aziza, eritrea, che opera a Gerusalemme Est dove con perseveranza da quasi vent’anni mantiene il dialogo con tutti. In particolare si adopera per far sì che le donne che sono dovute fuggire dalla loro terra in Africa ottengano ciò che spetta loro di diritto: asilo politico che un futuro lavorando. Dopo aver spesso subito terribili esperienze di abusi sessuali, tortura e schiavitù. Non raramente le donne pagano con la vita una testimonianza che è di fede e di umanità. Le quattro suore di madre Teresa uccise nel 2016 nello Yemen, poco prima di morire così scrivevano, insieme alla quinta sopravvissuta, alle consorelle a Roma: «Quando i bombardamenti sono pesanti ci nascondiamo sotto le scale, tutte e cinque sempre unite. Insieme viviamo, insieme moriamo con Gesù, Maria e la nostra Madre». ( dcm )