· Città del Vaticano ·

Protesta degli indigeni
in Brasile contro l’estrazione illegale in Amazzonia

Brasília, 13. Più di 6.000 indigeni hanno marciato ieri a Brasília contro la politica anti-indigena del governo e hanno chiesto a gran voce la fine dell’estrazione illegale nelle riserve dell’Amazzonia.

I manifestanti hanno raggiunto, in maniera pacifica, la sede del ministero delle Miniere e dell’Energia della capitale, davanti alla quale hanno gettato fango e vernice rossa per rappresentare la distruzione e la morte causate dall’attività mineraria illegale.

La protesta è scaturita dopo l’ennesimo atto di violenza avvenuto due giorni fa e perpetrato contro le popolazioni locali. Almeno due persone sono morte, e altre cinque sono rimaste ferite, durante uno scontro armato nella terra indigena Yanomani, la maggiore riserva indigena del Brasile, situata in parte negli Stati amazzonici di Amazonas e Roraima, nel nord del Paese. Il leader indigeno, Dario Kopenahua, ha chiesto che «il governo federale adempia al suo ruolo di indagare sullo spargimento di sangue con la morte di altri Yanomani e la distruzione del nostro territorio».

Dal 2019, con l’insediamento al governo del presidente Bolsonaro — osservano i media locali — c’è stata un’avanzata degli estrattori illegali nella terra indigena degli Yanomani.

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