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Le Idee

Chi si muove non è perduto

 Chi si muove non è perduto  DCM-004
02 aprile 2022

Questo numero di Donne Chiesa Mondo è un invito ad abbandonare gli stereotipi sulla famiglia. Quelli che la vogliono salda e perfetta, quelli che la ritengono oramai distrutta, quelli che la considerano solo un rifugio, quelli che la disprezzano, quelli che “per fortuna che c’è” e quelli che “non è più la famiglia di una volta”. La famiglia spiega con una immagine suggestiva Chiara Giaccardi nel dialogo con Marco Girardo è “una danza”, una coreografia imperfetta, fragile, ma comunque un movimento, che è l’essenza della vita.

In questa danza i personaggi si trasformano, se ne aggiungono nuovi, altri scompaiono per riapparire in modo diverso. I nonni divisi fra un ruolo di sostituti di genitori affaccendati, per uno stato sociale pressoché inesistente, e una nuova affettività che la modernità esige. Le zie e gli zii che possono dare “istruzioni per la vita”. Gli animali che assumono nuova importanza e obbligano persino ad un ripensamento teologico.

Sì, la famiglia è una danza, imprevedibile e fantasiosa, non sempre festosa, qualche volta tragica, in cui la storia si mescola con la quotidianità, la tradizione con la modernità, la religione con la storia. E allora vediamo: che cosa è la famiglia per l’ebraismo e per l’islam, che cosa è diventata per la chiesa cattolica dopo il concilio di Trento? È possibile pensarla uguale a se stessa o esige un altro passo quella che oggi non genera, in Occidente, ma in Italia in particolare, dove per paura e incertezza del futuro le culle rimangono vuote? E quella che per vivere ha bisogno di importare l’amore e l’accudimento da persone che vengono da lontano e che devono, per questo, abbandonare la propria? L’amore nel mondo moderno si trasferisce, viene importato ed esportato da una famiglia all’altra.

La danza, poi, assume mosse tragiche quando la guerra ci mostra famiglie che vivono dove cadono le bombe.

Allora le immagini sono quelle di famiglie spezzate, che attendono sui binari delle stazioni ucraine, di addii di donne e bambini ai mariti e ai padri che restano a combattere. Nessuna certezza di potersi rivedere. La guerra separa giovani e adulti, chissà quanti nipoti non rivedranno i nonni, quanti figli si separeranno dai genitori, quante coppie non avranno più una vita comune.

Qui la musica cessa e la danza esprime solo dolore, solidarietà e un invito pressante alla pace. ( dcm )