· Città del Vaticano ·

Il patto in frantumi che destabilizza il Kazakhstan

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
14 gennaio 2022
Il Kazakhstan è talmente vasto e ricco di risorse estrattive di ogni genere da confinare, di fatto, con l’intero mondo globalizzato che lo considera vitale per la “sicurezza energetica”. Ossia per il mantenimento di modelli di vita, consumo e produzione che ogni regione del mondo globalizzato considera acquisiti o da sviluppare. Un confine addirittura più avvolgente (e coinvolgente) dei 6.500 chilometri di frontiera con la Russia che lo allaccia da ovest a nord-ovest. Più influente di quello con la Cina, ad est e sud-est (1.800 chilometri). I riverberi su produzione e prezzi di petrolio e gas della rivolta di gennaio appena stroncata, hanno ricordato, ce ne fosse stato bisogno, che il Kazakhstan non ha solo una spalla sul mar Caspio e l’altra alla porta della Repubblica popolare cinese. Sul Kazakhstan, in fondo, ...

Questo contenuto è riservato agli abbonati

paywall-offer
Cara Lettrice, caro Lettore,
la lettura de L'Osservatore Romano in tutte le sue edizioni è riservata agli Abbonati