· Città del Vaticano ·

I funerali di Stato di David Sassoli celebrati a Roma dal cardinale Zuppi

Grazie, uomo di speranza
per tutti

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14 gennaio 2022

Si sono svolti stamane, a Roma, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, i funerali di stato di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo. Con una bandiera europea posata sopra, il feretro è stato accompagnato da sei carabinieri in alta uniforme all’interno della basilica. Il rito funebre è stato presieduto dall’arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi; hanno concelebrato l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, il vicario generale per la diocesi di Roma, cardinale Angelo De Donatis, e il Segretario per i Rapporti con gli Stati, arcivescovo Paul Richard Gallagher.

Presenti, tra gli altri, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, il presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, i leader dei gruppi politici del Parlamento europeo e le alte cariche dello Stato.

«Oggi ci troviamo con commozione in questo luogo antico, davanti all’orizzonte della vita, al suo limite, dove il cielo e la terra si toccano. Facciamo fatica — ha detto il cardinale Zuppi durante l’omelia — a comprendere la fine, con la sua inaccettabile definitività. John Donne scrisse che: “Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io faccio parte dell’umanità”, perché “nessun uomo è intero in se stesso”. Ce lo ricordassimo sempre, per tutti, specie per quelli di cui nessuno si ricorda da vivi. E ci ricordassimo sempre il contrario che se uno salva un uomo salva il mondo intero. Ci stringiamo ad Alessandra, che con Davide ha camminato mano nella mano dai banchi di scuola, Livia e Giulio, ai suoi fratelli e sorelle e ai tanti che lo consideravano “uno di noi”, quasi istintivamente, per quell’aria priva di supponenza, di alterità, empatica, insomma un po’ per tutti un compagno di classe! David — ha continuano il porporato — ci aiuta a guardare il cielo, lui che lo ha cercato sempre, da cristiano in ricerca eppure convinto, che ha respirato la fede e l’impegno cattolico democratico e civile a casa, con i tanti amici del papà e poi suoi, credenti impetuosi e appassionati come Giorgio La Pira o Mazzolari, come David Maria Turoldo, del quale porta il nome. Credente sereno ma senza evitare i dubbi e gli interrogativi difficili, fiducioso nell’amore di Dio, radice del suo impegno, condiviso sempre con qualcuno, come deve essere, perché il cristiano — ha ricordato l’arcivescovo di Bologna — come ogni uomo non è un’isola, ma ha sempre una comunità con cui vivere il comandamento dell’amatevi gli uni gli altri: gli scout, il gruppo della Rosa Bianca con Paolo Giuntella».

Nell’omelia il porporato ha ricordato come David Sassoli abbia condiviso con tanti «il suo I Care — penso alla Chiesa di Roma del febbraio 74 e di don Luigi Di Liegro — sempre unendo fede personale e impegno nella storia, iniziando dagli ultimi, dalle vittime che “hanno gli occhi tutti uguali”, pieno di rispetto e garbo come suo carattere».

Inoltre, il cardinale Zuppi si è soffermato sull’affetto di tante persone nei confronti del presidente del Parlamento europeo. «Debbo dire che vedendo quanto amore si è stretto in questi giorni intorno a David e alla sua famiglia capisco con maggiore chiarezza che la gioia viene da quello che si dona agli altri e che poi, solo dopo averla donata, si riceve, sempre, perché la gioia è nell’essere e non nell’avere, nel pensarsi per e non nel cercare il proprio interesse. Felici — spiega il porporato — sono i poveri in spirito, chi non sa tutto da solo, chi anzi sa che non è ricco e non fa finta di esserlo tanto da non chiedere scusa o aiuto, chi impara e cerca. Beati sono gli afflitti: non chi cerca la sofferenza, ma chi non scappa dalle difficoltà, le affronta per amore e per amore piange per l’amato. Beati sono i miti, chi non cerca nell’altro la pagliuzza ma il dono che è, chi non risponde al male con il male, chi in modo amabile cerca di fare agli altri quello che vuole sia fatto a lui. Di David — prosegue — credo che tutti portiamo nel cuore il suo sorriso, che è il primo modo per accogliere e rispettare l’altro, senza compiacimento, semplicemente. Qualcuno ha detto che non ha mai visto nessuno arrabbiato con Davide! Beati sono quelli che hanno fame e sete della giustizia, che non possono stare bene se qualcuno accanto a lui soffre, che non cambiano canale o fanno finta di non vedere o che non li riguarda se c’è una persona in pericolo in mezzo al mare o al freddo sull’uscio di casa. Hanno fame della giustizia perché non si abituano all’ingiustizia e ricordano che la giustizia di Dio è avere cura dei fratelli più piccoli di Gesù e che la sofferenza dell’altro è la mia. Beati sono i misericordiosi, chi giudica ma sempre per amore, chi cerca il bene nascosto, chi sceglie di consolare piuttosto che fare soffrire. Beati sono i puri di cuore, quelli che vedono senza malizia, non perché ingenui ma perché vedono bene, in profondità, liberi dai calcoli, disinteressati perché hanno un interesse più grande, quelli che non hanno pregiudizi quando si affronta una discussione, che non hanno paura di capire la posizione dell’altro, che non gridano ma ascoltano sapendo che sempre c’è qualcosa imparare. Beati sono gli operatori di pace, gli artigiani, cioè che non rinunciano a “fare la pace” iniziando dai piccoli e possibili gesti di cura, sporcando le mani con la vita, con la fatica a stringere quella del nemico che se lo fai si trasformerà in fratello. Beati sono i perseguitati per causa della giustizia, non quella che divide con freddezza la torta in parte uguali anche se chi deve mangiarla non è uguale». Infine, il cardinale Zuppi si è soffermato sugli ultimi giorni di Sassoli. «È stato beato anche nell’afflizione, durante la sua malattia che ha accolto con dignità, senza farla pesare, spendendosi fino alla fine, invitando tutti a guardare lontano, vivendo con la forza dei suoi ideali e dell’amore. David era un uomo di parte, ma di tutti, perché la sua parte era quella della persona. Per questo per lui la politica era, doveva essere per il bene comune e la democrazia sempre inclusiva, umanitaria e umanista. Ecco perché voleva l’Europa unita. Grazie, uomo di speranza per tutti».

Il testo integrale dell'omelia