· Città del Vaticano ·

Consenso e potere condiviso

Da Moro a Moro
Esempi di una politica
ispirata cristianamente

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14 gennaio 2022

Il suo amico Erasmo lo aveva definito «un uomo per tutte le stagioni», un'espressione che poi ha avuto una sorte infelice a causa del ribaltamento del significato. Infatti il grande umanista olandese voleva semplicemente dire con “omnium horarum homo”, un uomo per tutte le ore, che Tommaso Moro era capace di rapportarsi con tutti e in ogni contesto con la stessa amabilità ed equilibrio riuscendo ad armonizzare tutte le sue molteplici abilità. Sapeva trovarsi bene con tutti e soprattutto far sentire tutti bene, accolti e ascoltati, a casa.

Per tutti lui c’era, le sue porte erano sempre aperte ed a tutti potevano risultare utili le sue rare capacità. Tutta questa bellezza di significato si è degenerata a tal punto da essere diventata nel corso dei secoli, non l’indicazione dell'affabilità ma l'elogio del compromesso e del trasformismo, non l'equilibrio ma l’equilibrismo, non quel “farsi tutto a tutti” di paolina memoria («Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero […] Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro» 1 Cor 9,19-23) ma l’occupare spazi e non mollare i posti di comando al fine di continuare ad esercitare il potere, “riciclandosi” se necessario in ogni occasione, in tutte le stagioni. In barba a questo odioso travisamento del significato, quattro secoli dopo la sua morte Tommaso Moro, il Papa Pio xi quando lo santificherà il 19 maggio 1935, esclamerà con ammirazione: «È proprio un uomo completo». E, per completare l’opera, nel 2000 Giovanni Paolo ii lo proclamò patrono dei politici. È quindi Moro, il fine umanista, l'uomo che ha difeso fino alla morte la libertà di coscienza, il modello per ogni cristiano che voglia impegnarsi in politica.

Da Moro, Tommaso, a Moro, Aldo. Il passaggio è quasi automatico, un po’ per via dell’assonanza del cognome, per la comune appartenenza alla fede cattolica, per il violento e drammatico destino a cui contro la loro volontà sono andati incontro. Ma c’è qualcos’altro che lega i due statisti cristiani ed è quello “stile” evocato dall’espressione “un uomo per tutte le stagioni”. Perchè di stile si tratta, non esiste infatti una “politica cristiana”, ma una politica cristianamente ispirata. Questa è stata anche l’alta lezione dell’esperienza dei cristiani impegnati in politica nell’Italia del ‘900 a cui Moro è stato fedele. E quello stile era contrassegnato, in entrambi i Moro, appunto dalla capacità dell’ascolto, di porgersi all'altro con premurosa attenzione e sincera curiosità. Lo ha ricordato, per Aldo Moro, su questo giornale, Marco Follini, suo amico e seguace, che sottolineava come il politico pugliese possedeva «esattamente ciò che manca al nostro tempo: l’ascolto, l’attesa, la misura, qualche volta anche il silenzio. Tutte cose che lo rendevano inattuale già nella sua epoca […] era un uomo curioso, attento verso il prossimo, capace di ascoltarlo, ricordo colloqui che erano fatti soprattutto dalle sue domande, perchè non era abituato alla ritualità degli incontri superficiali né tantomeno a predicare; vedeva le persone più raramente ma in modo più approfondito. Con tutti era così, come se volesse indagare insieme a quelle persone, alla ricerca di segni di novità».

In virtù di una fede vissuta profondamente, Aldo Moro, così come Tommaso, era ben consapevole che il potere infine è qualcosa di molto fragile. Per questo viveva un tormento che evocava quella fragilità, che però è il segno della democrazia. Come ricorda sempre Follini, «il potere monumentale appartiene ai regimi. Lui sapeva invece di essere su un altro terreno, quello del consenso e del potere condiviso e quindi della massima incertezza del potere».

Questa fragilità della democrazia, che impone il massimo impegno e la forza di evitare di prendere scorciatoie, è stata ricordata da Papa Francesco nel viaggio in Grecia lo scorso dicembre quando ad Atene ha affermato che la democrazia «richiede la partecipazione e il coinvolgimento di tutti e dunque domanda fatica e pazienza. È complessa, mentre l’autoritarismo è sbrigativo e le facili rassicurazioni proposte dai populismi appaiono allettanti. In diverse società, preoccupate della sicurezza e anestetizzate dal consumismo, stanchezza e malcontento portano a una sorta di “scetticismo democratico”.

Ma la partecipazione di tutti è un’esigenza fondamentale; non solo per raggiungere obiettivi comuni, ma perché risponde a quello che siamo: esseri sociali, irripetibili e al tempo stesso interdipendenti». Questi due politici, antipopulisti proprio perchè popolari, Tommaso e Aldo Moro, si sono messi in ascolto di tutti gli uomini, questi esseri irripetibili, sapendo che in ognuno di essi c’è Cristo da servire o non di cui servirsi. Questa è politica cristianamente ispirata.

di Andrea Monda