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Centinaia di baracche dei rohingya distrutte da un rogo in Bangladesh

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10 gennaio 2022

Dacca, 10. Un gigantesco incendio è divampato ieri nel campo profughi dei rohingya di Cox's Bazar, nel sud-est del Bangladesh. Il rogo ha distrutto un centinaio di baracche, unica casa rimasta per migliaia di famiglie della minoranza musulmana fuggita dalle violenze nel Myanmar. Per ora non sono state segnalate vittime o feriti gravi.

Si tratta dell’ennesimo incidente che colpisce il gruppo etnico perseguitato e sempre più indebolito. Un funzionario del governo del Bangladesh, responsabile dell’emergenza rifugiati, ha riferito alla emittente Cnn che i soccorritori hanno tenuto sotto controllo le fiamme. La causa dell’incidente non è stata ancora stabilita. L’incendio ha distrutto le fatiscenti abitazioni che si trovano nel campo 16 di Cox’s Bazar, il più grande al mondo per i rohingya in Bangladesh, nella divisione di Chittagong, vicina al confine con il Myanmar.

Secondo le stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, tra gli 800 e i 900.000 rohingya vivono a Cox’s Bazar. «Tutto è sparito in breve tempo», ha detto Abu Taher, un rifugiato musulmano, «molti sono ora senza un tetto». Un altro incendio, la scorsa domenica, aveva colpito un centro di assistenza covid dedicato ai rifugiati rohingya, senza causare vittime.

Il 2022 inizia con un altro dramma per una popolazione che, lo scorso anno, ha vissuto situazioni devastanti. A gennaio del 2021, un altro incendio, scoppiato sempre a Cox’s Bazar, ha completamente distrutto almeno 500 abitazioni. Pochi mesi dopo, un altro incendio ha provocato più di 40.000 sfollati, oltre 500 feriti e almeno 15 morti. A questi drammi si sono poi aggiunte le piogge alluvionali che, a fine luglio, hanno colpito 121.000 individui.

I soprusi ai danni di questa popolazione vanno avanti dal 2017, quando, in Myanmar, centinaia di villaggi sono stati distrutti dall’esercito e le vittime per violenza di genere si sono moltiplicati così tanto da costringere i rohingya a fuggire nel vicino Bangladesh.

A questa situazione si è poi aggiunta la pandemia. La serie di restrizioni connesse al covid hanno limitato l’accesso ai campi da parte degli operatori umanitari. Per i rohingya è ormai quasi impossibile ottenere assistenza sanitaria e accedere ai servizi dell’istruzione.

Una crisi che è particolarmente forte e crudele per i più piccoli. Le organizzazioni umanitarie hanno dichiarato che «in questi ultimi quattro anni, bambini e bambine rohingya sono passati attraverso più di quanto qualsiasi bambino dovrebbe sopportare in tutta la vita».