· Città del Vaticano ·

Pugno di ferro sulla rivolta per il gas

Tenaglia sul Kazakhstan

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07 gennaio 2022

«L’ordine costituzionale è stato largamente ristabilito». Kassym-Jomart Tokayev, presidente del Kazakhstan scosso dalla rivolta accesa dall’aumento dei prezzi di carburanti e gas, ha richiesto l’intervento della Russia, la quale, il 6 gennaio corrente, ha avviato un’operazione di peace keeping delle Forze dei Paesi del Trattato Collettivo di Sicurezza (Cspo), inviando nel Paese circa 2.500 militari.

E attorno ad uno Stato chiave della produzione energetica mondiale, la cui destabilizzazione inciderebbe sulle forniture globali, si alza anche uno scudo di reazioni internazionali compatto ed inequivocabile. Dalla Russia, alla Cina — colossi confinanti con la sterminata e ricca ex repubblica sovietica — fino all’Iran, la voce è una. Solidarietà con la guida del Paese che sarebbe sotto attacco di «attori stranieri» (dice Teheran) o di «forze esterne» (Pechino).

Tutto quello che occorre per riportare in equilibrio uno dei punti d’appoggio del mercato energetico globale — mercato che ha accusato picchi di febbre da martedì ad oggi — sarà dunque fatto. L’agenzia russa Interfax, non smentita ed in contemporanea al messaggio di Tokayev, ha annunciato, non a caso, che l’invio in Kazakhstan di «unità di peace-keeping» è garantito «ininterrottamente» da un ponte aereo di 70 velivoli. Frase attribuita al ministro della Difesa.

La fotografia della situazione la danno i quattromila arresti rivendicati dalle autorità kazake, i 26 manifestanti morti e i 18 feriti (definiti senza mezzi termini «banditi» «militanti armati» «terroristi»), i 18 agenti uccisi negli scontri. Di trattative fra le parti non si parla, nonostante gli inviti alla moderazione dell’Unione Europea. Tokayev è stato chiaro. Per lui «20.mila banditi hanno preso d’assalto Almaty» (cuore economico del Paese). E agli inviti alla mediazione la risposta è stata l’ordine presidenziale di «sparare senza preavviso e per uccidere». Nel pomeriggio è atteso un altro discorso alla Nazione del presidente che ha voluto ringraziare il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping: il primo per l’invio di truppe, il secondo per l’intervento a sostegno del «ristabilimento dell’ordine dopo il caos».

Attentissimi alla situazione gli Stati Uniti avvertono, con il portavoce del dipartimento di stato Ned Price, che l’amministrazione «sorveglia» per verificare eventuali abusi dei diritti umani da parte delle truppe russe in Kazakhstan. E vigila anche su eventuali azioni che possano gettare le basi per una presa di controllo delle istituzioni del Kazakhstan».

I prezzi delle materie prime minerarie e dei carburanti sui mercati internazionali, al momento, continuano a risentire della situazione. Il costo del gas è salito ancora sui listini europei e britannici. E nell’evolversi della crisi giocherà anche un ruolo l’impennata dei costi dell’uranio, dei quali il Kazakhstan è fra i maggiori produttori al mondo. Una crisi umanitaria attanagliata in un viluppo di interessi internazionali.

di CHIARA GRAZIANI