· Città del Vaticano ·

All’udienza generale il Papa ricorda che una società senza figli diventa vecchia e perde umanità

L’adozione forma alta d’amore

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05 gennaio 2022

«È la nostra stessa storia con Massimo»: non riescono a credere alle loro orecchie Alberico e Anna quando Papa Francesco all’udienza generale racconta la vicenda di un medico che decide di adottare un bambino con problemi di salute. Da Bergamo sono venuti insieme con il loro figlio quattordicenne di origine russa a incontrare il Pontefice e attraverso le sue parole rivivono la loro esperienza di genitori adottivi. Esperienza poi confidata allo stesso Francesco, quando si è avvicinato per salutarli al termine dell’udienza generale.

«Arrivati all’orfanotrofio di Mosca — spiegano a “L’Osservatore Romano” — ci dissero che il bambino, all’epoca aveva cinque anni, manifestava qualche difficoltà. Ma, proprio come nella testimonianza del dottore riportata dal Santo Padre, ormai lo avevamo visto! Certo non possiamo dire che non ci siano stati inizialmente delusione e sconforto, dopo anni di procedure per il complesso iter burocratico delle adozioni, come ha ben evidenziato Papa Francesco insistendo su tale aspetto». Eppure, anche in questo caso, la storia è a lieto fine. «Abbiamo deciso comunque — proseguono sul filo della commozione — di trascorrere un paio di giorni con Massimo e lui ci ha voluti. Ci ha scelti! E con la sua dolcezza ci ha conquistati».

Da allora, grazie anche all’amore, al sostegno e alle cure ricevuti, il ragazzo ha fatto progressi enormi. «Oggi è allegro, sereno, corre, parla con noi e va a scuola — concludono i coniugi D’amato indicando il giovane che indossa un rosso maglione “natalizio”—. Grazie a Dio e a quell’incontro nella capitale russa oggi abbiamo in casa un ragazzo premuroso e affettuoso. Lo diciamo nella speranza di poter essere d’esempio per altre famiglie che come noi si trovano di fronte a scelte difficili e impegnative». E «l’immagine di Massimo che riceve una carezza sulla testa dal Papa, così come le sue parole d’incoraggiamento, resteranno nell’album dei ricordi più belli», assicurano.

Una pacca sulla spalla e un buffetto sulla guancia sono invece i gesti che Francesco ha riservato a Cuong e a Mei, fratello e sorella rispettivamente di tredici e dieci anni residenti a Inverigo, provincia di Como. Di cognome fanno Bergna, ma i loro volti sorridenti e i loro nomi rivelano origini asiatiche. «Perché anche Cuong e Mei sono stati adottati — raccontano mamma Barbara e papà Vincenzo — e il fatto di essere nell’Aula Paolo vi proprio oggi che il Papa ha parlato di questo tema ci ha provocato un brivido d’emozione, come se si stesse rivolgendo proprio a noi». Perciò quando è passato davanti alle transenne lo hanno ringraziato per quanto detto, ricevendo un ulteriore incoraggiamento. «Bella scelta, siate forti: ci ha detto mentre salutava Cuong e Mei — continuano i coniugi Bergna —. Lui è nato in Vietnam e sta con noi dal 2009, quando aveva appena un anno e mezzo. Lei l’abbiamo incontrata nel 2014 in Cina, dove portammo anche il fratello maggiore per fargliela conoscere. Aveva due anni e mezzo», concludono presentandoli con il fiero orgoglio di ogni genitore quando parla dei propri figli. Del resto, come insegna Francesco, l’adozione «è tra le forme più alte di amore e di paternità e maternità».

di Gianluca Biccini