· Città del Vaticano ·

Intensi combattimenti a Marib

Altri 200 morti nello Yemen dimenticato

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05 gennaio 2022

A tre anni dall’accordo di Stoccolma — che avrebbe dovuto rappresentare la prima pietra su cui costruire significativi progressi verso un possibile accordo politico tra le parti in conflitto nel devastato Yemen — la popolazione civile è ancora sotto il tiro incrociato di bombardamenti aerei e scontri terrestri sempre più intensi, soprattutto in alcune aree del Paese geograficamente strategiche o ricche di risorse, come il governatorato di Marib, circa 170 chilometri a est della capitale, San'a.

Nelle ultime ore, almeno 200 persone sono morte nei combattimenti tra l’esercito governativo, sostenuto dalla coalizione militare a guida saudita, e i ribelli huthi.

La guerra nello Yemen dura ormai da più di sette anni. Un conflitto dimenticato che ha provocato — e sta provocando — una drammatica crisi umanitaria («la peggiore del mondo», come l’ha definita l’Owp, The Organization for World Peace), una voragine che rischia d’inghiottire i più fragili, gli indifesi.

Il capoluogo del governatorato, Marib City, che prima dell’inizio del conflitto contava poco più di 40.000 abitanti, adesso ospita oltre un milione di sfollati, che continuano ad aumentare settimana dopo settimana.

In tutto lo Yemen, al momento, si contano oltre 4 milioni di persone in fuga dalla guerra — che hanno trovato rifugio nei campi profughi perennemente sotto attacco o in alloggi di fortuna senza acqua pulita, cibo, medicine — a cui se ne sono aggiunte altre 100.000 solo nelle ultime settimane.

L’obiettivo principale dell’accordo di Stoccolma era proprio quello di evitare una catastrofica escalation militare nello Yemen, ma l’attuazione limitata delle sue componenti chiave è tra le cause alla base dell’emergenza umanitaria in corso, la più grave nella storia recente dove la carestia è ormai quotidiana. Una crisi in uno dei Paesi più poveri del mondo, alla prese anche con la pandemia di covid-19.