· Città del Vaticano ·

Tutti in piedi. Come a Efeso

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03 gennaio 2022

Tutti in piedi il primo giorno dell’anno nella basilica di San Pietro — «come fece il popolo a Efeso» nel 431 — per ripetere tre volte, insieme: «Santa Madre di Dio!». Oltretutto davanti a un’antica immagine di Maria che la tradizione vuole sia arrivata proprio dall’oriente, da Costantinopoli, sulle spiagge della città di Salerno, dove ancora oggi è custodita nella chiesa di sant’Agostino.

È stato proprio Papa Francesco a invitare tutti i presenti alla celebrazione della messa del 1° gennaio ad alzarsi in piedi, a conclusione dell’omelia, per rivivere “l’esperienza” di Efeso. Incrociando gli occhi della “Madonna che viene dal mare” — così la chiama il popolo salernitano — raffigurata nel legno dell’icona, datata xiv secolo. Nella solennità dell’Immacolata, lo scorso 8 dicembre, l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, monsignor Andrea Bellandi, ha aperto l’anno giubilare per il centenario dell’incoronazione dell’immagine mariana.

Per la celebrazione eucaristica in San Pietro nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio, 55ª Giornata mondiale della pace (incentrata quest’anno sul tema: «Educazione, lavoro, dialogo tra le generazioni: strumenti per edificare una pace duratura») la processione iniziale, alle 10, è stata accompagnata dal canto Salve, Mater misericordiae. Francesco ha baciato e poi incensato la statua del Bambino Gesù posta sul tronetto accanto al libro del Vangelo, davanti alla Confessione. E, salito all’altare, ha incensato anche l’icona della Madonna.

Il Pontefice ha usato il pastorale in legno di olivo donatogli dalla parrocchia di San Timoteo a Termoli con gli ex detenuti della casa famiglia Iktus e utilizzato per la Messa della Giornata mondiale dei poveri lo scorso 14 novembre.

Le letture sono state proclamate in francese da Olivier Bonnel e in tedesco da Eva Antulov; il salmo è stato proposto in italiano, così come il passo del Vangelo di Luca (2, 16-21).

Alla preghiera dei fedeli, in inglese suor Sheila Carpentero ha elevato l’invocazione al «Padre della grazia» perché «nutra sempre la Chiesa con i sacramenti, la renda madre feconda di numerosi figli e la liberi dagli attacchi del maligno». In swahili, suor Selela Alfonce Luca ha pregato perché «il Signore della storia faccia risplendere davanti ai governanti la verità, li renda coraggiosi nella ricerca della pace e li sostenga nella lotta contro la cupidigia e l’egoismo».

Quindi, in cinese, Zhihao Agostino Wu ha pregato perché «il Padre di Gesù doni alle mamme la docile obbedienza di Maria Vergine, ai papà la dolce fortezza di san Giuseppe e a tutti i genitori la gioia di crescere i figli nella santità». E, in spagnolo, Giuseppe Martinez perché «il Santo onnipotente plasmi le vite dei consacrati con la forza dello Spirito Santo, doni loro uno sguardo contemplativo e li orienti alla carità autentica». Infine, in polacco, Marek Krzysztofiak ha pregato perché «il Padre di ogni consolazione doni alle persone sole e afflitte la gioia di conoscere Gesù, di sperimentare la sua dolce compagnia e di aprirsi alla perfetta comunione d’amore».

Durante la comunione è stato intonato il tradizionale canto natalizio Astro del ciel. E, dopo la benedizione conclusiva, il Papa è sostato in preghiera davanti all’icona mariana, mentre è stata cantata l’antifona Alma Redemptoris Mater. Con un gesto di tenerezza ha, infine, accarezzato con la mano l’immagine per poi farsi il segno della croce.

Con il Papa hanno concelebrato 17 cardinali: al momento della preghiera eucaristica si sono accostati all’altare il segretario di Stato, Pietro Parolin, e il prefetto ad interim del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, Michael Czerny.

Hanno concelebrato, inoltre, 14 presuli: tra loro, gli arcivescovi Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e Jan Romeo Pawłowski, segretario per le Rappresentanze pontificie. Oltre a circa 130 sacerdoti. Tra questi, don Felice Moliterno, che ha curato “il viaggio” dell’icona mariana da Salerno alla basilica di San Pietro.

Con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede erano presenti i monsignori Luigi Roberto Cona, assessore per gli Affari generali, Mirosław Stanisław Wachowski, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, e Joseph Murphy, capo del Protocollo.

Il servizio dei ministranti è stato prestato dal Collegio Mater Ecclesiae.

Significativa, come ogni anno, la presenza alla celebrazione del 1° gennaio, nella Giornata mondiale della pace, degli officiali del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e di undici ragazzi — i cosiddetti “Sternsinger”, i “cantori della stella” — con indosso le tradizionali vesti dei “re magi”, venuti dalla Germania. Quest’anno la campagna, giunta alla 64ª edizione — aperta il 30 dicembre, si concluderà il 2 febbraio — ha l’obiettivo di raccogliere fondi e sensibilizzare perché i bambini più poveri in Africa abbiano le cure necessarie. Con lo stile di bussare alle porte delle famiglie in tutta la Germania, l’iniziativa dei “cantori della stella” (Aktion Dreikönigssingen) è la più grande campagna di solidarietà al mondo realizzata da bambini per i bambini: sono stati finora raccolti circa 1,23 miliardi di euro per sostenere oltre 76.500 progetti per i piccoli nelle aree più disagiate.

A mezzogiorno Francesco si è poi affacciato alla finestra del Palazzo apostolico per la preghiera dell’Angelus.

Nel pomeriggio di venerdì 31 dicembre, sempre nella basilica Vaticana — alla presenza del Papa — il cardinale Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio, ha presieduto alle 17 i primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, con il canto del Te Deum, a conclusione dell’anno civile, e con l’adorazione e la benedizione eucaristica.

Al suo arrivo in San Pietro il Pontefice ha salutato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Un gesto che ha nuovamente compiuto al termine, prima di lasciare la basilica. In rappresentanza del presidente della Regione Lazio era presente l’assessore Valentina Corrado.

Il Papa ha preso posto accanto alla statua bronzea di San Pietro. E subito ha invitato due bambini ad avvicinarsi, salutandoli con affetto. Il cardinale Re, invece, ha preso posto alla sinistra dell’altare della Confessione, sotto le statue di san Francesco da Paola e san Pietro Fournier.

Dopo la recita dei vespri, il decano del collegio cardinalizio è salito all’altare della Confessione, dove è stato esposto il Santissimo Sacramento per l’adorazione. Quindi, terminata la preghiera, è stato cantato il Te Deum e il cardinale Re ha impartito la benedizione eucaristica. Il diacono ha, quindi, riposto il Santissimo Sacramento nel tabernacolo, accompagnato dal canto del salmo 116. In conclusione sono stati intonati l’antifona Alma Redemptoris Mater e poi, durante la processione conclusiva, il tradizionale canto natalizio Adeste, fideles.

Erano presenti 22 cardinali, tra i quali il segretario di Stato Parolin, e 16 presuli, tra cui l’arcivescovo Gallagher. Presenti, tra gli altri, i monsignori Cona, Wachowski e Murphy. Il servizio dei ministranti è stato prestato dal Collegio internazionale Sedes Sapientiae.

Nelle due celebrazioni i canti sono stati eseguiti dal coro della Cappella Sistina diretto dal maestro Marcos Pavan, accompagnato dal coro guida.

Per evitare assembramenti e il conseguente rischio di contagio da Covid-19, il Papa non ha compiuto la tradizionale visita al presepe allestito in piazza San Pietro.