· Città del Vaticano ·

Nel Quattrocento l’esperienza della mistica inglese

Margery, in viaggio
parlando con Dio

 Margery, in viaggio parlando con Dio  DCM-003
05 marzo 2022

Nel Quattrocento l'esperienza della mistica inglese


Nei primi anni del 1400 un gruppo di pellegrini sosta per tredici settimane a Venezia prima di imbarcarsi per Gerusalemme. Tra loro viaggia una donna inglese che sostiene di parlare quotidianamente con Gesù e di avere ricevuto dalla sua visione l’ordine di vestire di bianco come le monache di clausura, nonostante lei non possa rivendicare una purezza virginale essendo madre di quattordici figli.

Il suo nome è Margery Kempe, è regolarmente sposata, ha compiuto da poco i quarant’anni e le sue manifestazioni di fede le sono costate in Inghilterra accuse di eresia, il biasimo di sacerdoti e vescovi e persino una breve incarcerazione. Ora che ha intrapreso da sola un lungo viaggio santo che la porterà a visitare Roma, Assisi, Santiago de Compostela, la Terra Santa, l’Olanda e la Norvegia le persecuzioni continuano: i suoi compagni di viaggio veneziani, infastiditi dal suo misticismo, la bandiscono dalla mensa comune dell’ostello poiché durante i pasti parla costantemente del miracolo di Cristo e piange abbondantemente quando prega.

Era successo anche nella tappa precedente ovvero a Costanza, in Germania, dove i pellegrini con i quali viaggiava le avevano addirittura tagliato la gonna e le avevano imposto di girare con un sacco di juta addosso. A Bologna uno dei pellegrini impietosito le aveva offerto la mano: «Se volete continuare a rimanere con noi dobbiamo arrivare a un patto: non dovrete parlare del Vangelo quando siamo alla vostra presenza, ma dovrete rimanere seduta e allegra come facciamo noi durante il pranzo e la cena». È la stessa protagonista a raccontare questi episodi nel suo Libro di Margery Kempe, prima autobiografia in lingua inglese ancorché dettata a uno scrivano poiché la donna era analfabeta, e documento generoso di dettagli inestimabili come il racconto, sempre a Venezia, del noleggio di una nave commerciale diretta a Gerusalemme con posti-letto affittati ai pellegrini per i quali erano previsti anche dei barili di vino per rendere meno austera la traversata, e anche in questa occasione Kempe viene derisa ed emarginata. In effetti la sua presenza agisce come una rivelazione dell’animo altrui: le persone che vivono la fede come un mantello di formalità sociale la scherniscono mentre i puri di cuore, i poveri e gli emarginati la accolgono e la sostengono. Durante i suoi viaggi la pellegrina spesso trova riparo presso abitazioni di gente che non ha nulla e dei quali soltanto lei lascia traccia nella scrittura.

Kempe nacque nel 1373 proprio quando il suo contemporaneo Geoffrey Chaucer cominciava a comporre il capolavoro I racconti di Canterbury dove notoriamente un gruppo di pellegrini percorre a piedi la distanza tra Londra e la cattedrale nella quale vengono custoditi i resti sacri del martire della Chiesa Thomas Becket. All’epoca i pellegrinaggi erano ormai una realtà viva e quotidiana e spesso per motivi poco legati alla profondità della fede, visto che all’arrivo nel santuario era possibile acquistare con moneta sonante le indulgenze per se stessi e per i propri cari. Era ugualmente ordinario che nei viaggi santi si unissero donne senza accompagnatore: nel volume di Chaucer, che fonda la letteratura inglese, è la straordinaria donna di Bath, cinque volte vedova e devota a Dio a modo suo, in viaggio con la speranza tutta carnale e terrena di trovare un nuovo marito.

Margery Kempe, sua coetanea, appartiene allo stesso terriccio sociale, è imprenditrice e amante degli abiti costosi ma presto prende il cammino opposto. Nata a King’s Lynn nell’Inghilterra orientale, figlia di un notabile e moglie a vent’anni di un uomo della borghesia ricca, Kempe dopo il primo parto soffre di visioni maligne. Vede diavoli che la rincorrono e compie atti di autolesionismo finché un giorno vede per la prima volta Gesù vestito di seta color porpora. Il dialogo mistico continuerà, quotidiano, per quarant’anni ed è un incontro di amore e sostegno. Kempe racconta che è stato proprio Gesù a esortarla a un certo punto di mettere da parte la maternità per dedicarsi a una vita santa.

La mistica e pellegrina si reca alla messa più volte durante il giorno e si abbandona a pianti incontrollabili anche lungo la via: a Roma, mentre vaga in un quartiere popolare, prende dalle braccia delle madri i bambini e li bacia, convinta che siano l’incarnazione di Cristo.

Sono i segni di quella pietà affettiva che aveva preso piede nel primo Medioevo ma che provocano dei grossi guai a Margery Kempe. Manca ancora più di un secolo allo scisma anglicano ma nella società inglese serpeggia l’insofferenza nei confronti di una Chiesa ritenuta distante. Nasce il movimento dei lollardi che verrà represso nel sangue ed è proprio il sindaco di King’s Lynn a tacciarla di lollardismo in pubblico poiché lei osa rivendicare un dialogo diretto con Dio, senza la mediazione dei sacerdoti. Kempe risponde al fastidio dei suoi concittadini e dei pellegrini con la forza della sua fede: «Mi spiace ma io devo parlare con il mio Signore Gesù Cristo nonostante il mondo me lo proibisca».

Lo comprende nel profondo, anche se a malincuore, il marito John Kempe del quale il libro conserva il ritratto umanissimo di un uomo che per amore della moglie abbraccia la castità e la lascia libera di intraprendere un lunghissimo pellegrinaggio sulle orme di Santa Brigida di Svezia, anche lei mistica e pellegrina instancabile, esempio spirituale più volte citato nella autobiografia, canonizzata nel 1391 da papa Bonifacio ix .

Dopo mesi di viaggio, finalmente intorno al 1414 Margery Kempe mette piede a Gerusalemme a cavallo di un asino dal quale rischia di cadere «poiché faticava a sopportare la dolcezza e la grazia che Dio le aveva ricamato nel cuore».

Arrivata sul monte Calvario racconta di sentire nella carne la sofferenza di Cristo «come se potesse realmente vedere il corpo di Gesù appeso di fronte a lei», tanto che da quel momento in avanti «quando vedeva un crocifisso, oppure un uomo o anche un animale ferito, o se vedeva un uomo picchiare un bambino o una bestia con la frusta, lei sempre pensava di vedere il Signore picchiato o ferito» e in quelle occasioni il pianto raggiungeva il parossisismo. I frati del Santo Sepolcro la avvicinano con meraviglia: avevano sentito parlare di una donna nata in Inghilterra che parla con Dio tutti i giorni. Dopo aver visto il luogo della sepoltura di Cristo e quello dove gli apostoli avevano ricevuto il messaggio della Resurrezione, e dopo aver toccato la tomba di Lazzaro e visitato Betania, dove Maria e Marta vivevano, Margery Kempe riceve sempre da Dio l’ordine di tornare. Sulla nave per Venezia i suoi compagni di viaggio soffrono e cadono malati. Lei è sempre confortata dalle parole di Gesù: «Non avere paura, figlia mia, nessun uomo morirà nella nave dove stai viaggiando».

Sbarcati in Italia, i suoi compagni di pellegrinaggio la abbandonano ancora una volta. Sola e derisa, la pellegrina Margery Kempe arriva ad attraversare la Manica e sbarca a Dover dove fortunatamente trova il soccorso di un uomo poverissimo che, intuendo la sua santità, la accompagna a Canterbury a cavallo. Sua infatti è la fede che si rafforza giorno dopo giorno grazie alla presenza costante di un Dio compassionevole che trova sempre una maniera per aiutarla lungo il cammino perché pur essendo sola, Kempe sola non lo è mai grazie alla voce di Dio: «Maggiore è la vergogna, maggiore il dispetto e la riprovazione che soffri per causa mia, maggiore è il mio amore nei tuoi confronti».

di Laura Eduati