· Città del Vaticano ·

Reportage
Santiago di Compostela, dove le pellegrine sono maggioranza

Il “buen camino”
delle donne

 Il “buen camino”  delle donne  DCM-003
05 marzo 2022

«Una diminuzione stabile e statisticamente significativa dei livelli di stress e malessere emotivo, con un coerente aumento della soddisfazione di vita». Così, l’Università di Saragozza, spiega il successo del Cammino di Santiago, le ragioni per cui persone di ogni luogo e tempo lo considerano l’esperienza più importante, decisiva o piacevole della propria vita. Lo studio, nel 2021, ha coinvolto oltre 400 pellegrini e ha preso il nome di Ultreya (vai oltre): un’esortazione che si scambiano tra loro.

Persone abituate a viaggiare nei modi più diversi, che ogni sera condividono le camerate degli albergue: letti a castello, docce in comune, fornelli ribollenti, montagne di scarpe e piedi all’aria. L’odore forte dalla vaselina. L’ago e filo con cui Josè, argentino, buca la prima vescica di Maria, italiana, spiegando che il filo deve restare lì ad assorbire l’acqua. I panni stesi ad asciugare, perché il peso ideale dello zaino è sotto i 10 chili e di vestiti ce ne stanno pochi. I due ragazzi di Santander che russano senza pietà. Le due amiche americane che non la smettono di parlare. E per fortuna Mikki, coreana parigina che parla poco e cammina per conto suo: arriva all’albergue quasi sempre prima degli altri e prepara la cena.

All’alba, “buen camino!” e si riparte. Certi che quell’augurio arriverà di continuo, da altri pellegrini, da abitanti delle città o dei villaggi attraversati. I cani randagi che annusano senza abbaiare; gli autisti di tir, che, da qualche superstrada, salutano con un colpo di clacson.

Sarà per tutto questo che in 10 anni, dal 2009 al 2019, i pellegrini in cerca della “Compostela”, la pergamena che certifica il raggiungimento della meta, sono raddoppiati, fino a superare la quota di 300 mila l’anno. E sarà per quel prendersi cura ognuno dell’altro, per l’attitudine ad assicurarsi che nessuno resti indietro, a tendere una mano a chi deve attraversare un corso d’acqua, ad ascoltare le storie di compagni sconosciuti, che il Cammino di Santiago diventa sempre più il cammino delle donne. Il più adatto, dicono le guide, ad essere percorso in solitaria: secondo la Confederazione spagnola degli agenti di viaggio, il 65 per cento delle persone che viaggiano da sole sono donne. Come Lin, che viene da Hong Kong, lavora in un centro commerciale e vuole “trovare il silenzio e pensare a come cambiare”. Nel 2018 c’è stato il sorpasso sui maschi: 164.836, pellegrine, il 50,35 per cento del totale. Ora, con la pandemia, i numeri sono scesi: trentamila viandanti nel 2020, poi risaliti a centomila nel 2021, anno in cui, come per il 2022, è stato prorogato il Giacobeo, che significa indulgenza plenaria per tutti. C’è sempre, comunque, un buon motivo per percorrere quei 781 chilometri (o le tappe più brevi) tra bagni di luce e di pioggia, con lo sguardo immerso nel verde dei boschi o nell’azzurro del mare, le ossa che fanno male, le ginocchia che scricchiolano, le vesciche che spaccano i piedi. La meta fisica è la Cattedrale in cui si venera l’apostolo San Giacomo decapitato in Palestina nel 44 d.C. e il corpo ritrovato, si narra, otto secoli dopo in Galizia, nel campo della stella, Compostela: lo chiamarono così perché, secondo la tradizione, furono le stelle a indicare il luogo in cui era sepolto il corpo mozzato. E fu per arrivare lì, che attorno all’anno 825, il re Alfonso il Casto, partendo da Oviedo, compì quello che viene considerato il primo pellegrinaggio della storia.

Per tutto il Medioevo, fino alla crisi provocata dalla Controriforma ai luoghi di culto lontani da Roma, i pellegrini affrontavano il Cammino di Santiago spogliandosi di tutti i loro beni, mogli comprese, per riaverli, previo contratto, solo al ritorno; dopo almeno nove mesi e con l’anima pura.

Ma qualcuno la moglie se la portava, perché proprio non riusciva a separarsene, come Ulf Gudmarsson, marito di Santa Brigida di Svezia: insieme fecero otto figli e quel lungo cammino attraverso l’Europa, da Nord a Sud, nel 1341, proprio quando i papi vivevano la cattività avignonese. Al ritorno, Ulf si ammalò e morì: Brigida rinunciò per sempre ai beni, entrò in monastero e iniziò il suo percorso verso la santità.

Prima di lei ci fu una ragazza che il Cammino lo affrontò da sola: aveva 18 anni Santa Bona da Pisa, quando, di ritorno dalla Terra Santa nel 1174, fu colpita da una visione che la spinse a unirsi a un gruppo di pellegrini in partenza per Santiago. E capì che la sua missione era proprio assistere chi intraprendeva quel viaggio faticoso e pieno di pericoli. L’ultima volta era talmente stremata che, si dice, fu san Giacomo stesso ad aiutare lei, portandola a destinazione in volo. Nel 1962, Papa Giovanni XXIII la nominò patrona delle hostess.

Non ce ne sono più molti, ora, di pericoli, sui sei cammini di Compostela: il Camino Francés, il più lungo e frequentato, il Camino Portugués, il Camino del Norte, il Camino Inglés, il Camino Primitivo e la Via de la Platea, tutti pattugliati dalla Guardia Civil. Chiunque ci passi, ha un pensiero per Denise Pikka Thiem, americana nata a Hong Kong, uccisa a 41 anni nel 2015 mentre attraversava la provincia di Leòn. Un uomo è stato condannato per il delitto: la sentenza dice che ha modificato le indicazioni del percorso per attirarla verso casa sua, aggredirla e poi seppellirla malamente nel giardino.

E dire che quelle indicazioni sono la cosa di cui i pellegrini maggiormente si fidano: la flecha (freccia) amarilla e la concha, la conchiglia, gialla anche lei, simbolo stesso del pellegrinaggio a Compostela. Punteggiano strade e sentieri, indicazioni imprescindibili per il Cammino, che va verso Occidente e ha due punti di riferimento anche nel cielo: il Sole e la sua parabola di giorno, la Via Lattea di notte. Ora che sulle vie dei pellegrini, diventate patrimonio dell’Unesco, sono arrivati gli smartphone, in soccorso delle donne c’è un’app: Alertcops, che attraverso la geolocalizzazione permette interventi immediati. E una community su Facebook, la Rete Internazionale Donne in Cammino per Santiago.

Ma nulla modifica la sensazione di camminare accanto ai pellegrini del Medioevo, anche se con scarpe da trekking e bastoni tecnologici: merito dei sentieri che si arrampicano sulla montagne, delle chiesette diroccate, dei piccoli villaggi.

Dei ponti medievali costruiti apposta: il ponte della Maddalena, ai piedi delle mura di Pamplona, il Puente della Reina, voluto da Munia di Navarra. E anche dei cruceiros, un po’ oggetti di devozione, un po’ antichi segnali di quella che, prima dell’era cristiana e della conquista romana, fu una via sacra dei culti celtici.

Non fa niente, se capita di incrociare strade intasate di macchine o palazzi di cemento: dentro il cuore, o la testa, o l’anima del pellegrino, è sempre qualcosa di religioso, di mistico, che spinge a camminare. Non importa neppure qual è la sua religione, e se ne ha una. C’è chi è ispirato dalla spiritualità un po’ new age di Paolo Coelho e del suo diario di viaggio del 1987. Chi cerca la forza per resistere al dolore nel bestseller autobiografico della giornalista coreana Kim Hyo Sun, sei cammini per abbandonare i propositi suicidi. Chi è alla ricerca del mondo dissacrante della Via Lattea di Luis Bunuel. Ma anche il regista surrealista, per rivendicare la forza della ragione sulla spiritualità, non ha potuto che far viaggiare i suoi eroi lungo il Cammino: perché smentissero il pellegrinare, li ha resi pellegrini. La spiega così il giornalista Bruno Manfellotto, ex direttore del settimanale L’ Espresso e di altri giornali italiani, che fu in cammino nel 2004 con il direttore dei programmi della radio Sergio Valzanìa per un progetto radiofonico. La verità è che tutti, qualunque sia la motivazione che li spinge, sono pronti a soffrire per salire sui “monti del dolore”, sapendo che arriveranno infine sul Monte della Gioia, quello da cui si vede la meta: la cattedrale romanica di Santiago. La sua facciata barocca, la facciata dell’Obradorio, sembra lì, a un passo. Pare di poterla toccare, ma è un’illusione: c’è un’altra ora di cammino, più di quattro chilometri, per arrivare sulla piazza, entrare, assistere alla Messa del Pellegrino. E finalmente beneficiare del rito del “botafumeiro”, quando l’enorme e pesantissimo incensiere che pende sull’altare centrale viene fatto oscillare per tutto il transetto a una velocità pazzesca, sfiorando le teste dei presenti e lasciandosi dietro una scia profumata.

Maggi, 32 anni, tedesca, sergente maggiore dell’esercito, tre volte in Afghanistan; Simona, toscana del Mugello, terzo anno di giurisprudenza, cameriera e babysitter; la ragazza russa che si nutre di semi e acqua con pezzi di frutta; la brasiliana che ha lasciato tutto “per capire cosa devo fare per aiutare la gente”: possono fermarsi, ora?

Per la verità, per chi vuole davvero considerare completa l’avventura, c’è ancora un cammino di tre giorni, 90 chilometri, fino a Capo Finisterre, sull’Oceano Atlantico, dove prima del viaggio di Colombo finiva la Terra conosciuta: è lì che i pellegrini del Medioevo andavano a prendere una conchiglia, per dimostrare di aver compiuto il viaggio.

Una signora con i capelli bianchi, seduta sulla scalinata della cattedrale, parla con due bambini:

“Nonna che cos’è il cammino?”

“È quello che hai fatto “

“Sì, e poi? ”

“Quello che farai, ma soprattutto quello che stai facendo”.

di Federica Re David