· Città del Vaticano ·

Per l’Oms si rischia il collasso

«Proteggere i Paesi più poveri»

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30 dicembre 2021

Lo «tsunami» di casi di covid dovuto alla combinazione delle varianti Omicron e Delta rischia «di portare al collasso i sistemi sanitari nel mondo». Per questo «i governi devono essere cauti nella riduzione delle quarantene» e proteggere soprattutto i Paesi più poveri. È questa la diagnosi contenuta nell’ultimo bollettino dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Nonostante gli sforzi, dunque, il rischio resta molto elevato.

«Nessun Paese può uscire dalla pandemia con i booster» ha detto pochi giorni fa il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. «I booster non possono essere considerati un modo per andare avanti con le celebrazioni in programma, senza ulteriori precauzioni», anzi bisogna garantire la vaccinazione dei Paesi più poveri. «È probabile che i programmi di richiamo generalizzati prolunghino la pandemia anziché porvi fine, deviando le forniture di dosi verso Paesi che hanno già alti livelli di copertura vaccinale e dando al virus maggiori opportunità di diffondersi e mutare».

Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha reso noto che la variante omicron potrebbe diventare dominante, nel vecchio continente, a partire dal mese di gennaio. Il sessantasei per cento della popolazione comunitaria ha ricevuto due dosi di un vaccino per il covid-19 ed il sessantadue per cento ha potuto beneficiare del richiamo aggiuntivo. Gli obiettivi della strategia vaccinale dell’Unione europea sono quelli di garantire la qualità, la sicurezza e l’efficienza dei vaccini, di consentire che tutti possano farne uso in maniera equa e senza discriminazioni e di fare in modo che tutti gli stati abbiano stilato dei piani attuativi pratici.

Gli impressionanti tassi di vaccinazione raggiunti da alcuni Paesi, come l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna che hanno immunizzato quasi il novanta per cento della propria popolazione, non sono stati comunque sufficienti ad arrestare completamente il contagio.

In America latina si registra una difformità per quanto riguarda la miglior maniera di continuare a combattere il virus. Colombia, Ecuador e Perú hanno introdotto lo strumento della carta vaccinale, necessaria per accedere ai luoghi di svago oppure per poter usufruire dei servizi o trasporti pubblici. Si tratta di un modo per spingere la popolazione ad immunizzarsi. Il Venezuela, almeno in un primo momento, sembrava intenzionato ad unirsi a questo gruppo di nazioni ma poi ha scelto una linea attendista. In Messico il governo del Presidente Andrés Manuel López Obrador ha scelto la strada della massima flessibilità e dell’assenza di restrizioni in materia di vaccinazione. In Brasile i forti contrasti tra il governo centrale, che nega la gravità della pandemia e quelli regionali ha impedito l’adozione di qualsivoglia certificato ed ha provocato una forte confusione sulla scena politica.

Il programma internazionale Covax, che ha come obiettivo l’accesso equo ai vaccini anti covid-19, ha aiutato molti Paesi africani ed il suo supporto continuerà ad essere rilevante anche in futuro. Uno dei maggiori ostacoli incontrati dal progetto Covax, come ricordato Monica di Sisto, giornalista e vicepresidente dell’associazione Fairwatch al portale Change The Future, consiste nel fatto che i fondi stanziati non bastano a coprire le spese del progetto.

I leader del g 20, incontratisi a Roma il 30 ed il 31 ottobre del 2021, hanno riconosciuto questa necessità e l’hanno inserita in una lista di impegni da rispettare con la creazione di una catena globale di collaborazione a livello sanitario. Riccardo Lampariello, Direttore del programma sanitario di Terre des hommes Foundation, ha dichiarato che gli attuali vaccini anti-covid sono efficaci e sicuri ma non sono adatti ai contesti delle nazioni non ad alto reddito. I Paesi con scarsa copertura elettrica e logistica non possono garantire la presenza di una catena del freddo che arrivi fino a sessanta gradi sotto lo zero mentre la carenza storica di personale medico è un impedimento per le campagne di vaccinazione. La riduzione del prezzo o l’eliminazione del brevetto rischiano di diventare inutili in assenza di un cambio di passo che dovrà includere una nuova generazione di vaccini, possibilmente di facile somministrazione e con una lunga scadenza.

di Andrea Walton