· Città del Vaticano ·

Un ricordo di Desmond Tutu

Leader di libertà

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30 dicembre 2021

In un momento come questo è naturale voler raccontare eventi memorabili della vita di una persona che abbiamo imparato a conoscere, rispettare e apprezzare, anzitutto e soprattutto per l’uomo che era. In questo caso, un uomo caloroso, amichevole, facilmente avvicinabile e piuttosto vivace!

Poi sopraggiungono i ricordi che nascono dalle cose importanti che ha fatto, importanti per la loro stessa natura o per l’impatto che hanno avuto su di te in quanto persona che ha condiviso esperienze di vita e di lavoro.

La terza serie di ricordi è decisamente legata al ruolo “politico” svolto dall’uomo, specialmente riguardo allo sviluppo futuro del Paese e della nazione.

Nel caso di Desmond Tutu vorrei soffermarmi sulla terza serie di ricordi, ovvero il suo ruolo di leader ecclesiale, impegnato ad affrontare le questioni fondamentali che stavano dando forma a quel Sud Africa a cui la maggior parte della gente aspirava: una nazione e un Paese indipendente, democratico, non razziale e non sessista.

Lo ricordo nel suo momento di maggior passione alla guida di marce di protesta e manifestazioni contro l’apartheid in generale o contro una nuova direzione particolarmente spiacevole imboccata dal governo.

Ricordo però anche l’ardore con cui parlava quando chiedeva ai diversi leader della lotta di liberazione di conciliare le loro divergenze per il bene più grande della nazione! Un esempio di ciò è stata la sua convocazione di tutti i leader neri a Bishop’s Court affinché s’impegnassero con i leader della Chiesa per un atteggiamento comune riassunto dall’aspirazione ricordata prima!

Soprattutto, di Desmond Tutu ricordo il ruolo avuto nel salvare vite durante i funerali di Chris Hani. Penso che mai come in quella occasione il Paese sia stato così vicino a una scintilla che avrebbe potuto far scoppiare una guerra civile.

Tutu semplicemente ha sottolineato l’inutilità della violenza che spezza una vita e ha esortato alla preghiera e a un lutto dignitoso per favorire la pace e la serena riflessione invece di infiammare una situazione già instabile.

Egli ha semplicemente ripetuto i suoi appelli alla pace e alla calma come modo migliore per dare testimonianza a Chris Hani.

Ricordo però anche Desmond Tutu come leader della Chiesa profondamente impegnato nel movimento ecumenico, che ha lavorato con perseveranza per avvicinare maggiormente le Chiese al fine di rendere più efficace l’impegno nel ridurre il divario politico, economico e specialmente sociale che minacciava di dividere ancora di più la nostra gente.

Mentre condivido queste riflessioni e questi ricordi, sono pienamente consapevole del dolore umano che la morte di Desmond ha portato alla sua vedova Leah, ai suoi familiari e agli amici, ma anche ai suoi fratelli e sorelle anglicani. E quindi esprimo loro le mie sentite condoglianze e la mia partecipazione.

Riposi in pace.

Cardinale arcivescovo emerito
di Durban

di Wilfrid Napier, Ofm *