· Città del Vaticano ·

A colloquio con Roberto Bolle

La bellezza è la carta d’identità dell’Italia

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30 dicembre 2021

In Italia ci sono più giovani che studiano la danza di quanti ne giochino a calcio. Sorprendente ma non del tutto, se si considera che la danza, il balletto, sono un’eccellenza italiana. Roberto Bolle, étoile del Teatro alla Scala di Milano, principal dancer all’American Ballet Theatre di New York e guest star al Royal Ballet di Londra, lo ha ricordato anche in una sua recente audizione presso la Camera dei deputati italiana. E in questa intervista spiega perché quest’arte antica e moderna deve essere difesa. E perché la bellezza, oggi, è un bene irrinunciabile.

Bolle, dal suo impegno televisivo con l’ormai tradizionale trasmissione di Capodanno «Danza con me», in onda sulla Rai, è passato ora a confrontarsi con il Parlamento...

Anzitutto devo dire che sono molto, molto contento di tornare su Raiuno in prima serata il 1 gennaio con la quinta edizione di «Danza con me», sono già 5 anni che portiamo a Capodanno questa trasmissione e credo che sia molto importante per un’arte spesso poco considerata in Italia e che non trova troppo spazio nei media e in televisione. Alla Camera, alla Commissione cultura è stato deciso di conoscere lo stato dei corpi di ballo all’interno delle Fondazioni lirico sinfoniche, quindi sono stato chiamato così come altri esponenti del mondo della danza a spiegare quale era il mio punto di vista. E così ho fatto: ho detto chiaramente che la danza sta soffrendo perché sono sotto gli occhi di tutti le chiusure di compagnie e di corpi di ballo, ricordiamo nel 2017 il Maggio Fiorentino e l’Arena di Verona, inoltre c’è la riduzione degli organici nelle compagnie che di anno in anno si sono sempre più prosciugate, soprattutto il San Carlo di Napoli e il Massimo di Palermo.

Qual è a suo parere, fra quelli che ha ricordato alla Camera, l’intervento più urgente?

Secondo me bisogna modificare i punteggi del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, perché in questo momento ci sono squilibri molto forti. Se un teatro mette in scena un’opera, mettiamo Tosca, riceve 12 punti di Fus, se invece mette in scena Il lago dei cigni ne riceve 7. Cinque punti in meno sono tanti. Se tu produci un tuo balletto, con un tuo corpo di ballo, hai questi 7 punti, ma sono gli stessi 7 punti che ha una compagnia che tu chiami dall’estero. Questo disincentiva a produrre dei balletti in proprio, nei teatri, che hanno un costo maggiore.

Ha avuto una risposta al suo intervento?

Sì, il primo è stato il ministro Franceschini che si è detto d’accordo nella necessità di ribaltare la situazione. Poi i sovrintendenti di Napoli e Palermo Lissner e Giambrone, che ora è stato nominato al Teatro dell’Opera di Roma. Anche loro stavano cercando molto faticosamente di fare qualcosa per il ballo dopo anni in cui non si era fatto assolutamente nulla. Sono molto fiducioso, perché il clima anche a Montecitorio era un clima di consapevolezza.

Traspare in maniera evidente il suo enorme amore per la danza e direi per l’arte in generale. Qual è il valore della bellezza oggi, nel 2022, anno secondo dell’“era covid”?

Ha un grandissimo valore, la bellezza. Soprattutto appunto in questi anni così bui e difficili. Ancora più di prima perché siamo stati costretti, rinchiusi, imprigionati in luoghi senza avere la possibilità per tanto tempo di andare al cinema, a teatro, di viaggiare, di andare nei musei, nei luoghi d’arte, anche di godere della bellezza della natura. Tutto questo ci è stato tolto per tanto tempo. Ora più che mai, quando abbiamo iniziato a ritornare a vivere con la bellezza abbiamo potuto riapprezzare e rivalutare l’importanza di quello che ci era stato tolto.

Lei nel 2004 ha partecipato alla Giornata mondiale della gioventù, con Giovanni Paolo ii . Che ricordo ha di quell’esperienza?

È stata un’esperienza straordinaria. Già ballare in piazza San Pietro è stata una grandissima emozione… è uno scenario assolutamente unico, di una bellezza che non ha eguali. Poi in quell’occasione, con tanti giovani, con il Santo Padre lì davanti… era una bellissima serata, tutto era veramente perfetto. Poi alla fine dell’esibizione il Papa mi ha dato la benedizione con la mano, era un periodo già difficile per Giovanni Paolo ii ma nonostante questo in quell’occasione ha mostrato presenza e apprezzamento per la performance e anche dopo.

Esiste un modo per rendere l’arte non solo necessaria per il nutrimento del nostro spirito ma anche un’attività in grado di generare ricchezza economica?

Secondo me assolutamente sì. L’Italia è un Paese ricco di cultura, di storia e di arte. Questo è un grandissimo volano economico. La bellezza è il nostro petrolio oltre che la nostra carta d’identità.

Nel suo intervento alla Camera ha citato anche i numeri della danza in Italia: 1 milione e 400 mila iscritti nelle scuole di danza di tutto il Paese. Che prospettive hanno?

Adesso pochissime, perché purtroppo i giovani devono andare all’estero. Abbiamo solo quattro compagnie e quindi pochissimi ingressi all’anno. A Napoli e Palermo negli ultimi anni l’organico è stato ridotto. Però si spera che veramente ora le cose cambino e si riesca a riaprire compagnie come quelle di Verona e Firenze.

Con la sua trasmissione televisiva lei cerca di generare commistioni artistiche, anche nel dichiarato tentativo di salvare questa disciplina. Come vede la danza nell’era dei social?

Lo spettacolo dal vivo è molto importante proprio per creare una sensibilità diversa nelle giovani generazioni che sono costantemente attaccati a uno schermo, a un telefono, con video, social. Credo che sia ancora più prezioso andare a teatro, perché sono delle emozioni che ti arrivano da una persona vera, da una parola, dal movimento, dal canto. Poi io cerco sempre l’unione della danza con gli effetti digitali che porto nella trasmissione «Danza con me» ma che facevo anche prima con i ledwall, con i laser, con giochi virtuali che introducono nella modernità quella che è comunque un’arte molto antica e classica.

Per il 2022 cosa si augura, artisticamente e personalmente?

Inizio l’anno con l’Expo a Dubai il 6 gennaio, con «Bolle and friends», il 9 ad Abu Dhabi e poi avrò altri spettacoli a Bologna, già rimandati nel 2019 a causa della pandemia. Poi a giugno a Milano, agli Arcimboldi. Il mio augurio è quello di riuscire a ritrovare la luce, di uscire finalmente dal tunnel. Perché quest’anno è stato positivo nella seconda parte ma nella prima fino a giugno abbiamo sofferto tantissimo con i teatri chiusi. Mi auguro che il 2022 sia un anno che ci porti più serenità, che ci faccia trovare già da subito una dimensione più normale, a vivere meglio e a… «riveder le stelle».

di Marco Bellizi