· Città del Vaticano ·

Spunti di riflessione

Credenti credibili

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30 dicembre 2021

 

In un discorso all’udienza generale, Papa Francesco ha usato alcune espressioni forti, facendo il paragone tra cristiani ipocriti e atei. In realtà, il Papa ha insistito soprattutto sull’incoerenza di quanti vanno in chiesa, e poi vivono odiando gli altri (2 gennaio 2019).

Sull’intollerabile ipocrisia religiosa di chi prega, senza ascoltare Dio, senza essere veramente toccato dalla Sua presenza. Sullo scandalo di chi pretende di amare il Signore che non vede, e disprezza il fratello che vede e che tocca ogni giorno.

Allora, diceva il Papa, è meglio vivere senza professare la fede cristiana, piuttosto che contraddirla con un comportamento antitetico. Già sant’Ignazio di Antiochia aveva detto: «È meglio essere cristiani senza dirlo, piuttosto che dirlo senza esserlo».

Facciamo bene a riflettere sulla nostra coerenza cristiana, nella festa del Battesimo di Gesù, e mentre facciamo memoria del nostro Battesimo e degli impegni che derivano da quel Sacramento.

Ogni anno, oltre tremila cristiani vengono uccisi in odio alla loro fede. E noi, invece, ci permettiamo di vivere la nostra fede in maniera stanca, abitudinaria, incoerente, molte volte ipocrita!

Certo, vivere da cristiani richiede impegno, forza, qualche volta eroismo. E noi rimaniamo sempre uomini deboli; cadiamo in peccato come tutti gli altri. Tuttavia abbiamo il dovere di adeguare la nostra vita al modello che è Cristo, per poter dare un esempio coerente a quanti non credono.

Dovremmo ricordare il pensiero profondo del “giudice-ragazzino”
Rosario Livatino, ucciso dalla mafia a 37 anni nel 1990, e beatificato il 9 maggio scorso: «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili».

9 gennaio

Battesimo di Gesù

Prima lettura: Is 40, 1-5.9-11

Salmo: 103

Seconda lettura: Tt 2, 11-14; 3, 4-7

Vangelo: Lc 3, 15-16.21-22 

Per amore

Ci si sposa solo una volta nella vita, si diceva un tempo. C’è ancora chi ci crede, e per quella giornata, che deve restare indelebile nei ricordi, tutto deve essere meticolosamente perfetto! Dall’abito al ricevimento, dal catering ai fiori...

Lo stesso avranno pensato i due sposi di Cana. Ma non si accorgono che le loro previsioni sono saltate. Comincia a mancare il vino. Immaginate il disonore per loro, per le loro famiglie; e la festa rovinata.

Per fortuna era presente Maria: una mamma sa trovare meglio di altri una soluzione. E spinge il Figlio, nonostante qualche resistenza, a evitare quella brutta figura.

Cristo sapeva bene quanto sia difficile, non tanto portare a termine una festa di matrimonio, ma realizzare un matrimonio felice. E il suo intervento salva la festa e l’amore degli sposi.

In qualunque matrimonio può venire a mancare il vino. Cioè può finire il vino dell’amore, della fedeltà, della gioia di stare insieme. Il nemico terribile dell’amore tra gli sposi è l’abitudine, «quel mostro che riduce in polvere tutti i nostri  sentimenti» (William Shakespeare). L’abitudine e la noia.

Il miracolo di Gesù di cambiare l’acqua in vino, vuol significare la capacità di rinnovare ciò che è spento, morto. Questo è il simbolo del vino nuovo.

Allora, permettiamo a Cristo di essere presente nelle nostre famiglie, per rinnovare tutti quei sentimenti che noi, purtroppo, riusciamo ad annacquare! A lui sta a cuore la nostra felicità. Bisogna lasciarlo fare. Dio è testardo nel suo amore. Dimentica le nostre infedeltà e si preoccupa della nostra felicità.

Dice la prima lettura: «Per amore di Gerusalemme non mi terrò in silenzio, non mi darò pace...». Per amore. Solo un Dio che ama così è capace di tanto. Non c’è amore morto che per lui non possa risorgere!

Domenica 16

Seconda del Tempo ordinario

Prima lettura: Is 62, 1-5

Salmo: 95

Seconda lett.: 1 Cor 12, 4-11

Vangelo: Gv 2, 1-11

Il Vangelo in tasca, di Leonardo Sapienza