· Città del Vaticano ·

Intervista a Gabriella Gambino, sotto-segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita

Magistero di un padre tenero

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27 dicembre 2021

«Un regalo di Natale per voi sposi», un «incoraggiamento», un «segno di vicinanza» e «un’occasione di meditazione». Così Papa Francesco ha presentato ieri, giorno della festa della Santa Famiglia di Nazareth, la sua Lettera agli sposi, un testo che arriva ad un anno di distanza dal 27 dicembre del 2020 quando all’Angelus Francesco annunciava l’Anno dedicato alla “Famiglia Amoris laetitia”. Un percorso ricco di frutti e segnato dalla «tenerezza di un padre» che si rinnova in questo «testo di magistero» dedicato agli sposi, così Gabriella Gambino, sotto-segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita.

Nella Lettera che, come un regalo, ha voluto inviare agli sposi, Papa Francesco passa in rassegna col tono di un padre aspetti e fasi della vita familiare, senza dimenticare le giovani coppie che si preparano al matrimonio. Cosa la colpisce di questo messaggio?

Mi colpiscono la tenerezza del tono, l’affetto che ha voluto esprimere alle famiglie in un tempo così complesso, ancora dominato dalla pandemia. Oggi ci sono tante famiglie che vivono crisi e difficoltà di ogni genere, alle quali il Papa rivolge il suo sguardo di padre. Ma mi colpisce, in modo particolare, l’attenzione che ha per il sacramento del matrimonio. La bellezza di questo dono, oggi tanto difficile da far comprendere ai giovani, sta nella presenza di Cristo, che abita nelle famiglie, in mezzo alla nostra quotidianità. E con una straordinaria delicatezza, il Papa entra nella nostra quotidianità, nelle dinamiche familiari, quasi prendendoci per mano per incoraggiarci e non farci sentire soli in questo cammino. Ed esorta i giovani a sposarsi, a confidare nella grazia che investe gli sposi, che li sorregge per tutta la vita nell’avventura del matrimonio, anche in mezzo alle tempeste. In fondo il Papa ci ricorda che «come cristiani non possiamo rinunciare a proporre ai giovani l’ideale del matrimonio, cioè il progetto di Dio in tutta la sua grandezza. Non farlo, sarebbe una mancanza di amore della Chiesa verso i giovani. Comprendere le situazioni eccezionali, non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno, né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano». Ce lo ricorda il Santo Padre in Amoris laetitia ( al 307).

La Lettera agli sposi arriva ad un anno esatto dal 27 dicembre 2020, quando il Papa annunciava all’Angelus l'Anno dedicato alla “Famiglia Amoris laetitia”, a cinque anni dalla pubblicazione dell’esortazione apostolica. Cosa si è messo in moto secondo lei con quell’annuncio?

Si è rimessa in moto la pastorale familiare di tutto il mondo! Dopo cinque anni di riflessioni e confronti dottrinali, si è passati all’azione e il nostro Dicastero, esortato dal Santo Padre, ha potuto elaborare davvero tanti strumenti pastorali per aiutare le diocesi e le conferenze episcopali a tradurre in azione e creatività pastorale l’esortazione stessa. Anche in vista dell’Incontro mondiale, che si terrà ormai fra sei mesi, questa Lettera del Papa agli sposi è un testo di magistero sulla famiglia molto importante, che le parrocchie e le diocesi potranno utilizzare per preparare le famiglie all’Incontro, per riflettere con le famiglie su ciò che la famiglia è e su come oggi, in mezzo a tante difficoltà, come diceva san Giovanni Paolo ii , può diventare sé stessa! Invito davvero, pertanto, le comunità e le parrocchie a leggerla e a meditarla nelle case, suggerendola e distribuendola agli sposi di tutto il mondo.

Quali sono stati, secondo lei, i frutti più belli di quest’anno?

Senza dubbio, in generale, direi tante le iniziative che il mondo sta facendo conoscere al nostro Dicastero, e tutte quelle che non arrivano fino a noi, da quando il Papa ci ha dato questo impulso. Tantissime parrocchie, diocesi, conferenze episcopali, perfino scuole e università ci scrivono per raccontarci quello che stanno facendo per rispondere all’appello del Santo Padre: per accompagnare le famiglie, le coppie di sposi, le situazioni più fragili, le nuove unioni, in cui si cerca il Signore. Si è messo in moto un processo di creatività pastorale che sta portando anche ad una maggiore comunione, in tanti contesti, tra pastori e famiglie, per imparare ad ascoltarsi reciprocamente, valorizzando di più anche il ruolo delle famiglie e degli sposi nella Chiesa. Non è facile, ma ovunque si percepisce il desiderio di farcela, di cercare di capire come camminare insieme e anche accompagnare le situazioni più difficili, quelle che prima venivano lasciate un po’ in disparte. Le famiglie sono davvero un bene per la Chiesa, ma questa affermazione in molti contesti dobbiamo ancora capire come tradurla in pratica.

L’Anno dedicato alla famiglia si concluderà il prossimo giugno, quando a Roma si celebrerà l’Incontro mondiale delle famiglie, e il Papa ieri ha invitato tutti a prepararlo bene per viverlo bene. In che modo la preparazione di questo evento, e l’incontro stesso, si intrecciano col percorso sinodale aperto da Francesco nella Chiesa?

Amoris laetitia, il filo rosso che ci sta conducendo all’Incontro mondiale, ci sta chiedendo di fare un discernimento sullo stile e sul modo in cui si realizza il nostro servizio pastorale, che ora il Santo Padre ci invita ad inquadrare in questo cammino sinodale della Chiesa attraverso la comunione, la partecipazione e la missione di ogni componente del popolo di Dio, incluse le famiglie. Pastori e famiglie insieme, sotto la guida dello Spirito. Come fare, però? Sarebbe interessante, per esempio, in questo tempo di cammino sinodale e nello stesso tempo di preparazione all’Incontro mondiale, provare a coniugare il processo del discernimento ecclesiale anche a partire dal rapporto Chiesa-famiglia, facendoci delle domande un po’ diverse da quelle a cui siamo abituati. Per esempio, come può la famiglia aiutare la Chiesa ad essere più sinodale? Cosa può imparare la Chiesa dal modo «familiare» di discernere, ascoltare e accogliere? Cosa può imparare la Chiesa dal modo in cui i genitori, i figli, i fratelli cercano di amarsi con le loro fragilità, la loro vulnerabilità, i conflitti e i diversi punti di vista? Queste ed altre domande, potrebbero aprire ad un nuovo modo di pensare la pastorale, ad uno stile diverso, ad una comunione più concreta tra famiglie e Chiesa. Non solo, ma avvierebbero un processo di discernimento nuovo che, al di là della conclusione dell’Anno per la famiglia con l’Incontro mondiale, potrebbe andare avanti almeno fino al Sinodo, continuando a stimolare la pastorale familiare di tutto il mondo.

di Gabriella Ceraso
e Alessandro De Carolis