· Città del Vaticano ·

Lo stile sinodale di Papa Francesco

Superare il clericalismo

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23 dicembre 2021

Pubblichiamo stralci del testo del sottosegretario del Sinodo dei vescovi uscito sulla rivista «Vita e Pensiero» (numero 2 del maggio 2021).

La recente cerimonia di apertura del Sinodo sulla sinodalità, al quale Papa Francesco ha convocato tutta la Chiesa di Dio, rappresenta un’ottima opportunità per introdurre una riflessione volta a chiarire come l’esercizio sinodale costituisca la modalità di essere Chiesa. In questo senso, Papa Francesco può a pieno titolo dirsi “il Papa della sinodalità”, avendo deliberatamente scelto di governare la Chiesa “all’interno del” e “attraverso il” Sinodo dei vescovi, mettendo l’accento sulla sinodalità e affermando con chiarezza che la conversione sinodale della Chiesa è un atto di risposta al discernimento che questa fa della volontà di Dio. Il Sinodo straordinario su «Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione», convocato pochi mesi dopo la sua elezione, ha chiaramente manifestato l’aspettativa, comunicata nel discorso di apertura del Sinodo, che esso fosse caratterizzato dalla libertà di parola.

Lo stile sinodale di Papa Francesco è certamente il riflesso della sua esperienza della Chiesa in Argentina e dell’influenza della “teologia popolare argentina” che ha plasmato il suo ministero di gesuita e di arcivescovo di Buenos Aires. D’altra parte, però, questa visione è da comprendersi come “costitutiva della Chiesa”, radicata in una rivalutazione (e riappropriazione) dell’enfasi conciliare sulla Chiesa come popolo di Dio articolata nella Lumen gentium, a partire dall’affermazione del sacerdozio di tutti i fedeli: «Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini fece del nuovo popolo “un regno e sacerdoti per il Dio e il Padre suo”. Infatti per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attività del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce. Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio, offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio» (Lumen gentium, 10). E continua: «Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo». Nell’ambito, cioè, del solo sacerdozio di Gesù Cristo, vi sono, per così dire, due modalità di partecipazione: il sacerdozio comune di tutti i fedeli, quello regale, e il sacerdozio gerarchico, quello “ministeriale” (come affermato più avanti nello stesso paragrafo). La reciprocità di queste due modalità di partecipazione all’unico sacerdozio di Gesù Cristo emerge con tutta chiarezza.

Altra colonna portante dell’idea di sinodalità è rappresentata dal suo rapporto con il cosiddetto sensus fidei, per mezzo del quale tutti i battezzati partecipano anche all’ufficio profetico del Signore Gesù. In quest’ottica, tutti i fedeli richiedono la presenza dei vescovi e i vescovi richiedono la presenza di tutti i fedeli; anzi, i vescovi non possono esistere senza i fedeli appunto perché provengono dai fedeli ed esistono per nutrire i fedeli. Questa visione sinodale della Chiesa si articola con un’antropologia relazionale, in virtù della quale è evidente che tutti siamo collegati. Tutti i battezzati, in virtù del battesimo, sono chiamati a essere discepoli-missionari, resi partecipi della missione del Signore Gesù.

La capacità di ricevere l’insegnamento del Vaticano ii con maturità e pienezza richiede una conversione a ogni livello della Chiesa, perché la nozione di conversione pastorale è strutturale per la Chiesa intera, e quindi deve rispecchiarsi nella prassi, nell’esercizio dell’autorità e nelle strutture. Il sensus fidei e la conversione pastorale, insieme a una comprensione della relazione tra il sacerdozio regale di tutti i credenti e il sacerdozio ministeriale, sono imprescindibili perché la Chiesa sia in grado di liberarsi dal male del clericalismo, e in tal senso Papa Francesco richiama una delle svolte più importanti del Vaticano ii , e cioè che il pensiero ecclesiologico non inizia col primato, concepito al vertice di una visione piramidale della Chiesa, ma con tutto il popolo di Dio. Il primato papale non può più essere concepito “da solo” o “in sé”, ma solo “in relazione a” e “con” tutti i membri del Corpo di Cristo. Questo è il cuore della visione sinodale fondata sull’ecclesiologia del Popolo di Dio. La sinodalità è diventata la chiave ermeneutica per comprendere il ministero gerarchico, e quindi il primato. Il Sinodo dei vescovi, che rappresenta l’episcopato cattolico, diventa un’espressione della collegialità episcopale all’interno di una Chiesa interamente sinodale, e lo stesso primato petrino viene esercitato in circolarità con i vescovi e i fedeli, plasmato da una mentalità sinodale. L’esperienza del Sinodo sulla famiglia e poi del Sinodo dei giovani ha portato alla promulgazione di una nuova costituzione, la Episcopalis communio, che mostra il Sinodo come un processo e non più come un evento e chiede che, nella prima fase, siano consultati le Chiese e tutti i fedeli, integrando così la fase dell’accoglienza nell’intero processo e recuperando il sensus fidelium. Per essere chiari, Papa Francesco non ha cambiato alcuna dottrina riguardo al primato o alla collegialità. Piuttosto, ha semplicemente posto questi elementi, costitutivi della Chiesa, in relazione all’altro elemento anch’esso costitutivo della Chiesa: tutti i battezzati. Questa relazione si trova incarnata nella visione di Sinodo lanciata dalla Episcopalis communio che determina un processo in tre fasi che inizia da ciò che è alla base in ogni diocesi per allargarsi a livello di conferenza episcopale e facendo precedere l’assemblea generale dei vescovi a Roma dalla fase degli incontri pre-sinodali continentali.

di Nathalie Becquart