· Città del Vaticano ·

La risposta delle Chiese del continente europeo

Non si può rimanere indifferenti

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22 dicembre 2021

«Il recente viaggio del Santo Padre a Cipro e in Grecia ha confermato la situazione precaria e la disperazione dei rifugiati in alcuni Paesi europei. Questi nostri fratelli e sorelle ci chiedono di essere ascoltati e di essere accolti». È quanto scrive il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), in un messaggio inviato oggi alle autorità degli Stati membri dell’Ue e alle Chiese del continente, nel quale chiede di rispondere all’appello lanciato da Papa Francesco all’udienza generale, accogliendo e ospitando i rifugiati attraverso gesti di «solidarietà concreta».

«Non possiamo rimanere indifferenti. Siamo chiamati a rispondere con rinnovato impegno, con una voce profetica e con esempi autentici di solidarietà verso questi figli di Dio, persone con volti, biografie e famiglie che hanno bisogno di noi. Ora più che mai» continua Hollerich, sottolineando che «a nome della Comece, mi unisco all’appello del Papa che chiede alle autorità degli Stati dell’Ue di consentire generosamente ai rifugiati che sono bloccati nei territori di prima accoglienza, come nel caso di Cipro e della Grecia, di essere trasferiti in un altro Paese dell’Unione europea e di ricevere la protezione e l’accoglienza di cui loro stessi e le loro famiglie hanno bisogno».

«Mi appello anche — continua il porporato — alla Chiesa che è in Europa, alle nostre parrocchie, alle comunità e ai fedeli, affinché diventino veri testimoni di Cristo in questo tempo di Natale. Invito ad accogliere in spirito di servizio coloro che sono arrivati nelle nostre terre in cerca di protezione come rifugiati e a compiere uno sforzo comune che porti a progetti attuabili in collaborazione con le istituzioni. Invoco il Bambino Gesù, di cui presto celebreremo la nascita, affinché ci illumini, ci consenta di riconoscere ogni rifugiato che bussa alla nostra porta e ci dia la forza necessaria per superare l’indifferenza delle nostre società verso chi soffre e ha bisogno».

Immediate le risposte all’appello del Papa e all’invito del presidente della Comece. A cominciare dai vescovi sloveni: «Molti rifugiati e migranti che arrivano in Europa dal Nord Africa e dal Medio Oriente rappresentano una grande sfida per tutti gli Stati membri dell’Unione europea» scrive monsignor Stanislav Zore, arcivescovo di Ljubljana e presidente della Conferenza episcopale slovena (Ces). «Tutti i Paesi e tutti i cittadini sono chiamati a esprimere la propria solidarietà con coloro che sono stati cacciati dalle loro patrie a causa delle guerre e delle violenze e busseranno alla nostra porta nella speranza di trovare un futuro migliore. L’ospitalità e l’accoglienza degli stranieri sono da tempo segno d’amore e di rispetto per la dignità di ogni essere umano» osserva il presidente della Ces. «È quindi importante — continua — che il nostro Paese e l’Unione europea diano a tutti i rifugiati e ai migranti l’opportunità di ottenere legalmente asilo per loro e per le famiglie, aiutandoli a integrarsi nella comunità locale. I vescovi sloveni esprimono il loro sostegno alle istituzioni, alla Caritas e alle altre organizzazioni umanitarie che hanno già accolto o che accoglieranno in futuro i rifugiati e i richiedenti asilo».

«La sfida dei rifugiati e dei migranti — sottolinea monsignor Zore — è anche un’opportunità per il nostro Paese di riflettere sulle tragiche conseguenze del commercio di armi, degli sconsiderati interventi militari da parte dell’Occidente, delle politiche economiche inique, della povertà e della corruzione che fanno da sfondo ai conflitti militari e alle guerre civili, come anche alle catastrofi umanitarie. La Sacra Famiglia, che è al centro delle festività natalizie, testimonia il rispetto della dignità di ogni essere umano, il valore della pace e della solidarietà. Per questo motivo invitiamo tutti alla solidarietà ed all’apertura verso coloro che sono in difficoltà».

Gli fa eco il Consiglio permanente della Conferenza episcopale polacca: «La Chiesa in Polonia fa suo l’appello del Papa. Desideriamo assistere, sulla base delle possibilità legali esistenti e in conformità con le norme vigenti in materia di migrazione, tutti coloro che esprimono il desiderio di venire a vivere nel nostro Paese. L’obiettivo è quello di accoglierli, di fornire il necessario sostegno e di aiutarli a integrarsi nella nostra società insegnando loro la lingua e avviandoli al lavoro. La Caritas offre questo tipo di aiuto agli immigrati che già vivono e lavorano in Polonia da molti anni. Questo tipo di supporto continuerà e verrà potenziato. Chiediamo anche a tutti i nostri connazionali di pregare per i migranti in difficoltà in Europa e nel mondo».

Pronta la risposta anche dei presuli austriaci, che esortano il governo a «dare un segnale di solidarietà e di umanità» accogliendo 100 famiglie con bambini provenienti dai campi d’accoglienza europei il cui status d’asilo è stato riconosciuto. Per i vescovi «il programma di accoglienza sollecitato da Papa Francesco è un’espressione concreta di quei valori per i quali l’Europa e il cristianesimo si distinguono. Sappiamo che molti nel nostro Paese sono pronti a ricevere, curare e aiutare queste persone. Allo stesso tempo l’Europa deve finalmente trovare una soluzione giusta per trattare i rifugiati, cosa che purtroppo manca ancora. Il governo federale è chiamato a lavorare in questo senso. Proteggere le frontiere e le persone non sono azioni che si escludono a vicenda. La dignità e i diritti umani devono essere salvaguardati sempre e comunque. Al di là del luogo di nascita di ciascuno».

Anche la Conferenza episcopale tedesca, attraverso l’incaricato speciale per i rifugiati, l’arcivescovo di Amburgo Stefan Hesse, risponde prontamente al Papa assicurando l’impegno delle diocesi, della Caritas e delle altre associazioni di volontariato: «Già in passato, la Germania ha partecipato all’accoglienza dei rifugiati in linea con gli schemi di ricollocazione dell’Ue. Il fatto che il nuovo governo federale sia disposto a rafforzare ulteriormente l’accoglienza è motivo di speranza. La Chiesa continuerà il suo sostegno pratico per assicurare che vengano ricevuti nel migliore dei modi». Secondo monsignor Hesse è opportuno trovare soluzioni a lungo termine: «È auspicabile un meccanismo permanente di condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri dell’Ue. Ciò che è necessario è un’equa distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, una maggiore solidarietà con i Paesi confinanti con l’Ue e l’applicazione di elevati standard di accoglienza e di procedure di asilo che siano accettati e attuati da tutti. È fondamentale, inoltre, l’efficace salvataggio in mare, una via di accesso sicura soprattutto per le persone vulnerabili, e anche un migliore sostegno ai Paesi ospitanti non europei. Il Natale ci ricorda ogni anno che Dio si fa uomo in un bambino indifeso» conclude il presule, ricordando: «Anche oggi incontriamo Cristo in persone la cui dignità è in grave pericolo. Così, l’appello del Papa non riguarda numeri astratti, ma esseri umani che hanno bisogno del nostro sostegno».

I vescovi spagnoli conoscono da vicino la situazione dei rifugiati e si dicono «incoraggiati dai passi già compiuti negli ultimi anni per facilitare nuove vie di accoglienza nelle nostre diocesi in dialogo con le istituzioni. Offriamo la nostra collaborazione al governo per promuovere a tutti i livelli (comunale, regionale, nazionale) la creazione di corridoi umanitari, così come avviene in altri Paesi europei, promuovendo al contempo nuovi modelli di accoglienza sostenibile e legale. Dio continua a bussare alle nostre porte mentre si avvicina il Natale. Ringraziamo Papa Francesco per la sua vicinanza ai più vulnerabili e facciamo appello alle nostre comunità cristiane e a tutta la società chiedendo di accogliere responsabilmente chi ha bisogno di noi con un cuore che guarda negli occhi della gente».

«Negli ultimi anni, in particolare dopo l’appello di Papa Francesco nel 2015, i progetti di accoglienza e di accompagnamento si sono moltiplicati nel Paese» afferma monsignor Éric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e presidente dei vescovi francesi. «Progetti di accompagnamento — scrive — vengono promossi nella maggior parte delle diocesi e molti fedeli sono al fianco di migranti e rifugiati. Rinnoviamo gli impegni assunti, confermando la nostra piena disponibilità al dialogo con il governo».