· Città del Vaticano ·

Una rivoluzione spirituale nella vita reale

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21 dicembre 2021

Nell’insegnamento di Papa Francesco, la pace ha alcune caratteristiche definite: è dono di Dio, opera della persona umana e frutto della cultura del dialogo e dell’incontro. Ma è anche il risultato di un’opera d’arte, che possiede un’architettura propria multisettoriale, multidisciplinare. Essa migliora inoltre la dignità umana e rispetta il bene comune. Infine, battezzata da Paolo vi come «sviluppo», corrisponde alla vocazione della persona umana a trasformare la creazione con il frutto del suo lavoro. Lo ha sottolineato il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson presentando stamane, martedì 21 dicembre, nella Sala stampa della Santa Sede, il messaggio pontificio per la 55ª Giornata mondiale della pace.

Nel ricordare il versetto di Isaia che introduce il testo del messaggio, il prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha fatto notare che il profeta è affascinato dalla bellezza dei «piedi del messaggero che annuncia la pace». Un’affermazione nella quale si rivela il grande anelito che il popolo di Dio ha nutrito durante un lungo periodo di difficoltà e disastri che lo hanno colpito. Questa, ha osservato il porporato, è l’esperienza dell’esilio con tutte le sue conseguenze: mancanza di conversione e di cambiamento, rifiuto del cammino verso la pace, alienazione, ma anche esposizione all’ostilità, inattività e mancanza di esistenza produttiva, oltre ad esperienze di morte e minacce alla vita. Tali caratteristiche, che sono emblematiche della vita di Israele in esilio e sono alla base del grande desiderio di pace del popolo dell’alleanza, hanno un riscontro anche nel mondo di oggi, dove, a giudizio del cardinale, si registra la mancanza di fibra morale ed etica e di volontà politica nel realizzare misure efficaci per fronteggiare crisi climatiche, pandemie e disuguaglianze economiche che minacciano la vita.

Ha poi preso la parola suor Alessandra Smerilli, segretaria ad interim del Dicastero, la quale ha sottolineato che, come afferma Papa Francesco nel messaggio, oggi non ci sono «solo le guerre guerreggiate con le armi» ma anche «la guerra che da molto tempo gli umani hanno ingaggiato con la natura, con la madre terra, e con le altre specie viventi». Indicando nei giovani «i primi protagonisti di questo messaggio», la religiosa delle Figlie di Maria ausiliatrice ha evidenziato che essi «sanno ormai molto bene di trovarsi dentro questo conflitto tra noi e la terra». D’altra parte, ha fatto notare, non «lo hanno chiesto, non lo vorrebbero, ma sanno di star lottando per salvare il pianeta» e gli stessi esseri umani da questo «assurdo conflitto che il nostro sistema economico ha dichiarato all’ambiente naturale».

«Il Papa è con loro», ha detto suor Smerilli, ricordando quante volte il Pontefice abbia ripetuto e ancora ripeta che «il grido della terra e il grido dei poveri sono lo stesso grido». I giovani hanno compreso ciò, come testimoniano anche i protagonisti di «Economy of Francesco». E così essi rispondono a questo grido «cercando il dialogo con gli adulti» e proponendo «un’alleanza». Inoltre, come ricorda ancora il Papa, con la grave crisi causata dalla pandemia il lavoro è sempre «più il centro della questione sociale». Infatti, ha fatto notare la religiosa, «non c’è giustizia senza lavori giusti, senza lavoro per tutti, senza lavori decenti e rispettosi per tutti». Il lavoro è molto più «di un mezzo per guadagnarsi da vivere»: è «espressione della nostra identità e dignità, della nostra vocazione sociale e relazionale, del nostro custodire e coltivare la terra, con Dio e con gli altri». Per questo motivo il Dicastero, attraverso la Commissione Covid-19 e in collaborazione con altri organismi della Curia romana, sta avviando un progetto dal titolo «Lavoro per tutti». Sarà, ha spiegato suor Smerilli, «una grande operazione di ascolto di tutti coloro che nei diversi luoghi stanno cercando soluzioni creative ai problemi del lavoro». Infatti, «ascolto, discernimento e messa in comune» possono creare le condizioni perché «qualcosa di nuovo accada», perché «si costruisca la pace attraverso condizioni di lavoro dignitose per tutti».

Infine, la religiosa ha fatto riferimento alla cura, dimensione dalla quale il lavoro non può essere separato. In una società globale che, «grazie a Dio, vivrà sempre più a lungo», ha evidenziato, «la cura, l’offerta e la domanda di cura» saranno «la grande sfida della sostenibilità umana e spirituale della nostra forma di vita». Se si lascerà «tutta al mercato, gli scartati aumenteranno, e saranno scartati dal reddito e dalla cura». Da qui l’invito a rimettere questo atteggiamento di attenzione all’altro «al centro del patto sociale, sapendo che c’è bisogno di una cura che resti e diventi dono e gratuità, espressione del principio di fraternità».

Da parte sua, padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero, ha fatto notare che l’attuale messaggio «si discosta leggermente dalla tradizionale contrapposizione tra pace e guerra». Esso, infatti, «insiste sull’idea di pace intesa come la meta di un cammino che, come ci ha insegnato san Paolo vi , si definisce come sviluppo umano integrale».

D’altra parte, il mondo di oggi «è positivamente interconnesso grazie a un flusso globale di idee e di innovazioni tecnologiche che si propongono di accrescere il bene comune». Ma è anche «interdipendente in senso negativo, soprattutto se consideriamo — ha avvertito il missionario scalabriniano — gli effetti della crisi climatica e delle malattie che non possono essere contenuti all’interno delle frontiere nazionali».

Padre Baggio ha ribadito che il messaggio mette in evidenza tre strumenti essenziali: il dialogo fra generazioni, l’educazione e il lavoro, che «non sono gli unici strumenti per costruire una pace duratura» ma rappresentano «senza dubbio un ottimo equipaggiamento per il viaggio che ancora ci aspetta».

Il primo strumento è la «comunicazione sincera, feconda e generativa tra le vecchie e le nuove generazioni». La saggezza di chi ha più esperienza, infatti, «deve servire a moderare i facili entusiasmi di chi ne ha meno, così come la temerarietà dei più giovani deve servire di sprone a chi tende a fermarsi sul “si è sempre fatto così”». La conoscenza della storia e dei processi è «un elemento imprescindibile del discernimento, ma non deve mai essere d’impedimento alla crescita, alla creatività e all’innovazione».

Del resto, le dinamiche studiate in ambito migratorio dimostrano come alcuni «cambiamenti sostanziali siano spesso opera delle seconde e delle terze generazioni, le cui capacità di dialogo interculturale diventano volano dei processi di vera ed effettiva integrazione».

Il secondo strumento è l’educazione, intesa come «insegnamento che genera cultura e assicura libertà e responsabilità». In questa ottica, il messaggio «insiste particolarmente sull’educazione verso una cultura della “cura”, intesa come cura della casa comune e della famiglia comune». E anche qui non si può non fare riferimento al contesto migratorio, sempre «più popolato da lavoratori impiegati nel settore della cura, esempi silenziosi e umili di dedizione e sacrificio».

L’ultimo strumento è il lavoro, altra tematica fondamentale del magistero di Papa Francesco: anche questo è un argomento che, secondo Baggio, ha una «sua centralità nella comprensione del fenomeno migratorio».

Infine, Aboubakar Soumahoro, presidente di “Lega braccianti” e portavoce di “Invisibili in Movimento”, ha portato la sua testimonianza a partire dalla visione di «un mondo che giace nella malvagità e dove tutte le fondamenta della terra sono smosse per colpa del “dio” di questo secolo che ha accecato le menti delle persone»: un mondo nel quale «la pace è diventata un valore imprescindibile».

Soumahoro ha ricordato che oggi, secondo i dati della Banca mondiale, ci sono quasi 100 milioni di persone in più nel pianeta che «vivono in stato di impoverimento a causa della pandemia da covid-19». Sicuramente, ha fatto notare, l’emergenza sanitaria «avrà acuito lo stato di impoverimento»; ma, ha affermato, «si tratta di una condizione già preesistente». E si tratta di «persone che non riescono a soddisfare i propri bisogni vitali e di quelli delle proprie famiglie a causa delle crescenti disuguaglianze materiali».

Per poter affrontare queste sfide, ha sottolineato, occorre avere il coraggio di avviare una «rivoluzione spirituale» capace di «calarsi nelle dinamiche della vita reale anche per ricostruire il senso di appartenenza alla stessa comunità umana». Il raggiungimento di questo obiettivo richiede «ascolto, generosità e sacrifici», ma è realizzabile solo attraverso la centralità delle «tre vie per la costruzione di una pace duratura», come ha indicato Papa Francesco.