· Città del Vaticano ·

Ricostruito con documenti inediti il processo che portò nel 1949 al decreto di “scomunica dei comunisti”

Protagonisti e retroscena di una vicenda storica complessa

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21 dicembre 2021

 

La scomunica ai comunisti. Protagonisti e retroscena nelle carte desecretate del Sant’Offizio (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2021, pagine 384, euro 25,00) è il titolo del libro di Cesare Catananti che ricostruisce — attraverso documenti e carteggi in gran parte inediti custoditi negli Archivi vaticani — la genesi e le dinamiche che, con il decreto del 1949, portarono la Santa Sede a compiere «un passo così forte e lacerante», come lo definisce il fondatore della Comunità di Sant’Egidio nella prefazione, di cui pubblichiamo in questa pagina alcuni stralci.

Questo libro di Cesare Catananti solleva il velo su una storia segreta, quella della scomunica ai comunisti del 1° luglio 1949. La decisione del Sant’Offizio è un evento di grande rilievo nel secondo dopoguerra: qualcosa a cui si sono appellati i partiti in lotta contro i comunisti e le sinistre. La scomunica ha toccato il vissuto religioso della gente, tanto che è stata materia trattata nelle confessioni dei fedeli. Nel secondo dopoguerra, spesso i sacerdoti chiedevano a chi si confessava: “hai votato bene?”, “come hai votato?”, “non hai votato per la sinistra?”. Il motivo era sondare se si fosse votato per i comunisti e i loro alleati, il che costituiva un grave motivo per non concedere l’assoluzione o per consigliare di non sbagliare più. Così ricordavano i nostri anziani che allora frequentavano le chiese e spesso esprimevano fastidio per quella che molti consideravano un’intrusione.

Va da sé che la scomunica fu giudicata dai comunisti un’arma spirituale usata in modo sleale e improprio sul terreno politico, che imbarazzò un partito di massa che aveva tra i suoi elettori non pochi cattolici praticanti. Del resto, va considerata la portata universale della scomunica, che non riguardava solo l’Italia e l’Europa occidentale, ma tutti i cattolici del mondo, ammonendoli sull’impossibile collaborazione con i partiti comunisti e sbarrando la strada laddove si affacciassero simili ipotesi. (...)

Perché il Sant’Offizio arrivò alla decisione del decreto? Gli storici, che lavorano da decenni sui temi del secondo dopoguerra, anche politico-religiosi, non hanno mai chiarito i motivi di tale decisione, che resta misteriosa. Si può dire che la scomunica rappresenti in sé un mistero: un’esagerazione nella lotta anticomunista? Un abile atto politico? Un’imposizione del Sant’Offizio su ambienti più prudenti nella Chiesa? La realtà è che, finora, non sappiamo niente di certo sulla vicenda e ci limitiamo alle supposizioni. Siamo stati finora a livello di ipotesi.

Cesare Catananti, in questo libro di grande interesse, percorre una pista nuova, presenta documenti totalmente inediti, formula interpretazioni importanti, offre spiegazioni, illustrando il processo remoto e prossimo con cui si arrivò alla decisione vaticana. Soprattutto solleva il velo di mistero che ha finora coperto la vicenda della “scomunica ai comunisti”. Ha indagato in modo sistematico sulle carte vaticane, profittando dell’apertura degli Archivi: ha avuto l’intelligenza di saper trovare i fondi archivistici giusti e di saperli leggere, perché la dinamica che ha portato alla decisione del Sant’Offizio è tutt’altro che lineare, molto più complessa di tutte le spiegazioni finora avanzate. Forse la scomunica è al crocevia di tante e diverse storie e di tanti impulsi che si sviluppano nella Chiesa del secondo dopoguerra.

Catananti ricostruisce una “storia complessa”, qual è quella dell’atteggiamento della Chiesa di Roma verso i comunisti; offre pure un’avvincente panoramica di quello che fu un “iter decisionale sub secreto”, per cui la scomunica scoppiò come una “bomba” nell’opinione pubblica di fine anni Quaranta. Non ci si aspettava un pronunciamento così forte, tanto che alcuni — anche nel mondo cattolico — restarono perplessi.

Inoltre lo storico sa che la vicenda del decreto non finisce con la promulgazione. Anzi inizia la fase della recezione, delle interpretazioni limitanti ed estensive, di tanti casi concreti di vita quotidiana. Il volume dedica la terza parte a questo aspetto di grande interesse. Addirittura circolò la voce che il Don Camillo di Giovannino Guareschi sarebbe stato messo all’Indice. Una storia, marginale ma curiosa, che Catananti ricostruisce, mettendo in luce la profonda comprensione che lo scrittore aveva del comunismo e dei comunisti.

L’Autore ha utilizzato gli Archivi finora chiusi, che gettano nuova luce sul “mistero” della decisione del Sant’Offizio del 1949. C’è un mito sull’apertura degli Archivi vaticani: l’emersione della «carta “giusta”, — come scrive l’Autore — la “smoking gun”, a favore o contro le tesi preconcette». Abbiamo aspettato per tanto tempo questa apertura, che speriamo di trovare il documento giusto che risponda alle domande che da anni ci poniamo. C’è il medesimo atteggiamento sulla questione dei “silenzi” di Papa Pacelli riguardo alla Shoah, che fa discutere dagli anni Sessanta in un dibattito infinito che non ha potuto però utilizzare le carte vaticane (se non i documenti pubblicati per volontà di Paolo vi sulla Santa Sede e la guerra). E mi sono sempre domandato se un’apertura più celere di questi Archivi vaticani non sarebbe stata nell’interesse della storia, ma anche della stessa Santa Sede.

Questo libro di Catananti mostra che non ci sono scoop da ricercare, ma c’è un campo di lavoro che si apre a una paziente ricerca. Qui sta la vera novità: ricostruire una storia importante anche senza trovare la “smoking gun”, seppure alcuni archivi, come quello del Sant’Offizio, possono avere ancora un’aria di mistero per l’opinione pubblica. Forse, per un intreccio di storie e di miti, l’archivio di quello che Giovanni xxiii indicava talvolta come il “palazzaccio” è tra i più circondati di senso del segreto. Invece si è aperto con molta liberalità e, ben ordinato, ha favorito la consultazione.

L’utilizzazione di una documentazione completa, come fa Catananti in questo volume, mostra come si possa ricostruire una storia contrastata, come quella della scomunica del 1949, con molto equilibrio. Nel volume abbiamo un quadro completo di vicende locali che s’intrecciano con le dinamiche decisionali del centro vaticano. Si arricchisce la conoscenza della storia della Chiesa dopo la guerra, negli anni di Pio xii. (...)

La ricostruzione di questo volume ci mette di fronte a un grande affresco: una grande battaglia del passato, che merita di essere conosciuta e compresa in tutti i suoi aspetti. Di questo dobbiamo essere grati all’Autore e alla sua ricerca.

di Andrea Riccardi