· Città del Vaticano ·

Dopo il disastro nelle Filippine emergenza anche in Malesia

Il Pontefice vicino alle popolazioni colpite dal tifone

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20 dicembre 2021

«Che il Santo Niño porti consolazione e speranza alle famiglie più colpite» dal tifone abbattutosi sulle Filippine: l’auspicio di Papa Francesco è riecheggiato in piazza San Pietro a mezzogiorno del 19 dicembre, al termine dell’Angelus recitato dalla finestra dello Studio privato del Palazzo apostolico vaticano.

Le proporzioni del disastro sono ancora da definire. Mezzo milione di sfollati, città isolate, persone trascinate via dal fango. La calamità climatica che ha colpito l’arcipelago sabato scorso è tale che perfino il conto delle vittime al momento è quasi impossibile.

Un portavoce dell’amministrazione, a 48 ore dall’impatto con le coste del supertifone Rai, ha riferito che il numero dei morti accertati è al momento di 375. Ma nessuno lo considera, purtroppo, un numero definitivo. Gli ufficialmente dispersi, nel caos e nel black out delle comunicazioni, sono al momento 56. Ma da molti centri, semplicemente, le notizie o non arrivano o arrivano poco. Il supertifone ha tagliato le comunicazioni, oltre a radere al suolo gli abitati.

Notizie disperate giungono anche dalla Malaysia, colpita da un diluvio di pioggia durato tre giorni causando la peggiore inondazione degli ultimi tempi. Solo l’arrestarsi della pioggia ha reso possibile soccorrere la gente rifugiata sui tetti ed iniziare a registrare, al momento, sette morti. Le persone in fuga sono almeno 50.000.

Il testo dell'Angelus